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Ilaria Salis è stata condannata a risarcire due collaboratori per oltre 300mila euro per averli licenziati “senza giusta causa”.



L’eurodeputata Ilaria Salis è stata condannata dal Tribunale di Milano a risarcire due suoi collaboratori per un importo complessivo di 300.000 euro, a seguito del licenziamento avvenuto senza giusta causa. La sentenza, emessa in contumacia, accoglie le richieste dell’accusa, che aveva evidenziato l’assenza di un valido motivo per il recesso anticipato dei contratti di lavoro, stipulati in occasione della campagna elettorale di Salis e con scadenza fissata per luglio 2029, coincidente con la fine del mandato parlamentare.



I due assistenti, che percepivano una retribuzione mensile di circa tremila euro e svolgevano mansioni analoghe, tra cui lo sviluppo di progetti volti alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea, la progettazione e gestione di campagne ed eventi a livello nazionale e internazionale, nonché l’assistenza per i rapporti istituzionali e la consulenza politica in ambito strategico e tattico, sono stati licenziati dopo pochi mesi e senza preavviso.

Nella sentenza, emessa lo scorso marzo e di cui l’Adnkronos è in possesso, si sottolinea che, pur spettando alla datrice di lavoro l’onere della prova della giusta causa, la contumacia di Salis ha impedito l’adempimento di tale obbligo.  Di conseguenza, il Tribunale ha dichiarato l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati, condannando l’eurodeputata al pagamento di un risarcimento per i mancati guadagni dei due collaboratori fino alla scadenza del mandato, pari a 300.900 euro, oltre al rimborso delle spese legali per un importo di 10.000 euro.

L’europarlamentare di Avs ha replicato, affermando di aver già impugnato la sentenza, sostenendo che la decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non sia stata arbitraria, improvvisa né priva di fondamento.  Ha dichiarato che tale decisione si è resa necessaria per tutelare il corretto esercizio del suo mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla sua responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresenta.  Inoltre, la Salis ha sottolineato di non aver ricevuto alcuna notifica nella fase iniziale del provvedimento, il che le ha impedito di presentare la propria versione dei fatti, lasciando che la decisione del giudice si basasse esclusivamente su quella dei due collaboratori.

La maggioranza ha reagito immediatamente. Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha ironizzato, complimentandosi con coloro che hanno creduto alla sua versione e l’hanno votata.  Ha descritto la Salis come una “grande eroina dell’estremismo sociale”, con una storia di rapporti problematici con le case,  che avrebbe puntato a quelle altrui e probabilmente si sarebbe dimenticata di pagare alcuni affitti, per poi licenziare in tronco i suoi collaboratori.  Anche Silvia Sardone, vicesegretaria della Lega ed europarlamentare, ha insistito sullo stesso punto, chiedendosi come sia possibile che non si conosca chiaramente il luogo di residenza dell’europarlamentare di Avs.  Ha inoltre sottolineato il paradosso e il doppiopesismo della sinistra.  Da Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli ha osservato che era facile per lei fare la paladina degli ultimi a parole, ma molto più difficile mettere in pratica le sue belle parole. Infine, il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha commentato la vicenda sui social media con una sola parola: “Spiace”.

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