La strategia è chiara, è palese, perfino ovvia nella sua evidenza, ma denunciarla non si può, ne provengono guai e grossi guai in forma di rappresaglie, denunce, radiazioni, ma c’è e viene protratta con esemplare protervia, al limite e oltre il limite della provocazione. E provoca, questa Francesca Albanese che rilancia sulla violenza di Stato, che proietta sulla polizia italiana, sullo Stato italiano quei metodi terroristici che lei attribuisce a Israele “dove si usano metodi repressivi dove uno delle forze dell’ordine può ammazzare un civile”.
Le parole, letterali, sono queste, da Napoli, poi come al solito questa le smentirà, dirà che non è stata capita, che è stata stravolta, ma le parole sono queste, una dietro l’altra. Allude alla vicenda, controversa, tuttora da chiarire, da capire, del marocchino Fakir morto nel suo sangue durante un controllo di polizia a seguito di escandescenze ma alla sinistra che persegue, irresponsabilmente ma con lucidità, la saldatura fra estremismi, il locale di stampo anarcoide e quello islamico, va benissimo, ogni vittima a prescindere si può sfruttare, la si può scaricare fra le gambe del governo, della Meloni che di destra fascista o anche solo israeliana non ha niente o più niente, in 4 anni si è risolta a capo di un partito di matrice socialdemocratica e sia detto senza alcuno spirito polemico, in senso freddamente analitico, in punta di scienza politica.
Per dire un governo moderato, fin troppo, dialogante, attento a non farsi nemici, fondamentalmente statalista, che ha continuato, con minime correzioni teoriche, velleitarie, la politica dell’accoglienza, dell’integrazione, e, volendo essere severi di certo struzzismo se è vero che oggi la premier si decide a stringere lievemente le maglie. Niente di paragonabile alla durezza retroattiva dei Paesi del nord Europa, Svezia, Danimarca, Norvegia che essendo gli unici, forse, a potersi ancora salvare dalla sostituzione, reagiscono in modo repressivo.
Meloni patisce le sue indecisioni ma ha tutti contro, governare in Italia è impossibile e non perché l’avesse scoperto Mussolini, il sistema è bloccato a termini di quella Costituzione che difatti tutti a sinistra, anche la Albanese, manovrano come un mattone ogni volta che conviene; si possono discutere limiti e ambiguità del suo mandato, ma accusare la leader di Fratelli d’Italia di israelizzazione è una provocazione alla quale neppure chi la vomita può credere.
Difatti questa Albanese non ci crede mentre lo dice, è come sempre preda dei suoi demoni narcisistici ma il polverone retorico in cui si avvolge è mediocre, è penoso. Quel solito guazzabuglio che parte da Gaza, il suo core business, per arrivare a Bologna, dove sta il probabile nucleo elettorale che ne prepara il lancio, con un cinismo peggiore di quello del clero. Dentro tutto, la sua preoccupazione per la violenza che è oltre il grottesco, è semplicemente oscena da una che ha sempre minimizzato se non giustificato, o peggio, l’atroce, abissale, assoluta ferocia del 7 ottobre; e poi la retorica patetica, che non va da nessuna parte, di infantilismo sconcertante in una di 50 anni, le statuette di Mussolini al posto di Pertini, roba, scusate, di livello veramente da Fatto Quotidiano.
Qui non è, o non è più, questione di titoli, di diversamente avvocato come infierisce il mio amico Riccardo Puglisi, qui c’è proprio tutta la mediocrità di una analisi peggio che faziosa, una lettura dei fatti inconsistente nella sua falsità, nelle sue menzogne. Ma come? A Modena un marocchino jihadista ne falcia 10, e una muore, a Berlino due mesi dopo un omologo ne falcia 12 e una muore, a Bologna si cerca il morto dopo una allucinante chiamata alla piazza del sindaco comunista Lepore, e il partito comunista tace, tre giorni dopo in Val Susa si cerca ancora il morto e non lo si nasconde, questa testata ha ampiamente documentato gli ordigni potenti, i bulloni alla testa, i caschi sfondati, e il partito comunista tace, oggi di nuovo a Bologna si attende la replica sempre nella ricerca del morto.
I poliziotti distrutti, finiti all’ospedale a cinquanta, ottanta alla volta senza possibilità di difesa perché sappiamo tutti, ecco una ambiguità del governo, ecco una sua responsabilità, che la consegna è la solita, contenere, fare da bersaglio fisico, ma non reagire per carità che poi si passa da fascisti, da israeliani. E i poliziotti non ne possono più, e gli antagonisti, per conto loro ma anche fomentati dai parenti di Fakir che li vogliono “uccidere tutti, tutti morti”, si lanciano in una caccia all’uomo che non fa solo inorridire, che sgomenta il mondo, stupisce l’America che ha rinunciato a proteggerci come chi ha capito che è tutto inutile, come con quei figli che più li salvi, li togli dai guai, li disintossichi e più ci ricascano e ogni volta peggio. E questa Albanese si mette a provocare accusando questa polizia di omicidio e ci manca poco di genocidio?
Sì, la strategia è chiara, ma meno chiaro è perché il governo consenta ancora tutto questo, perché non chiami al banco delle loro responsabilità i Lepore, le Albanese e gli altri che provocano in modi tanto rozzi e tanto impuni. Dite che è inutile, che comunque nessuna magistratura li perseguirà mai? Sì ma almeno date un segnale, reagite, fate qualcosa per dignità, per far capire a chi vi vota, ai cittadini, a questi italiani sempre più sconcertati e in balia della violenza, che il tempo delle sparate è esaurito, che una certa viltà tattica è chiusa, che a questo punto ciascuno deve prendersi la responsabilità se non altro morale dei suoi atti, delle sue scelte, delle sue parole a maggior ragione infami.



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