La Yakuza non è solo una versione giapponese della mafia siciliana. È un’organizzazione con secoli di storia, profondamente radicata nella cultura del Sol Levante, con codici d’onore brutali, riti arcaici e una presenza pubblica che risulterebbe impensabile in Occidente.
Ecco i dettagli più incredibili sulla “mafia dei tatuaggi”.
1. Il nome deriva da una mano perdente al gioco delle carte
Il termine “Yakuza” deriva dal gioco di carte giapponese Oicho-Kabu (simile al baccarat). Nel gioco, l’obiettivo è avvicinarsi al punteggio di 9. La combinazione di tre carte 8-9-3 dà come somma 20, che nel gioco è il punteggio peggiore possibile, una mano senza valore. Da qui “Ya” (8), “Ku” (9), “Sa” (3): gli “inutili” della società.
2. Lo “Yubitsume”: l’amputazione del mignolo
Uno dei tratti più famosi è il rito dell’espiazione. Se un membro commette un errore o offende il suo superiore, deve tagliarsi la falange del mignolo sinistro e consegnarla al suo Oyabun (capo).
Perché il mignolo? Storicamente, una mano con un mignolo corto ha una presa più debole sulla spada (katana). Questo rendeva il membro più dipendente dalla protezione del gruppo e meno capace di difendersi da solo, rafforzando la sua lealtà.
3. Tatuaggi (Irezumi) fatti alla vecchia maniera
I tatuaggi tradizionali della Yakuza non vengono eseguiti con macchinette elettriche, ma con la tecnica tebori: aghi di bambù o acciaio inseriti manualmente nella pelle. È un processo estremamente doloroso, costoso e che può richiedere anni per coprire tutto il corpo. Molti tatuaggi sono progettati per essere nascosti dagli abiti: mostrare i tatuaggi in pubblico è considerato un segno di minaccia o estrema maleducazione.
4. Sono (quasi) legali e hanno uffici pubblici
A differenza della mafia o dei cartelli della droga, i gruppi Yakuza non sono organizzazioni segrete. In Giappone hanno uffici ufficiali con targhe dorate sulla porta, biglietti da visita e persino riviste dedicate ai fan della criminalità organizzata. La polizia monitora le loro attività, ma finché non violano leggi specifiche, la loro esistenza come “gruppi associativi” è tollerata.
5. L’esame di ammissione
Per ridurre la responsabilità legale e assicurarsi che i membri conoscano le leggi, alcuni clan (come lo Yamaguchi-gumi) hanno introdotto un vero e proprio esame scritto di 12 pagine. Le domande riguardano la conoscenza del codice penale e delle leggi anti-gang, per evitare che i giovani membri facciano errori che possano portare alla chiusura del clan.
6. Il legame con i “Robin Hood” o i “Kabukimono”
La Yakuza rivendica origini nobili. Alcuni dicono di discendere dai Machi-yakko (servitori della città), eroi popolari che proteggevano i villaggi dai banditi. Altri li collegano ai Kabukimono (i folli), samurai senza padrone del XVII secolo noti per i loro abiti stravaganti e il comportamento violento. In realtà, la maggior parte degli storici concorda sul fatto che derivino da mercanti ambulanti (tekiya) e scommettitori d’azzardo (bakuto).
7. Soccorsi umanitari senza precedenti
Un fatto paradossale è che la Yakuza è spesso la prima a intervenire durante le catastrofi naturali. Dopo il terremoto di Kobe del 1995 e lo tsunami del 2011, i clan hanno inviato tonnellate di cibo, acqua e coperte nelle zone colpite, arrivando molto prima dei soccorsi governativi. Alcuni lo vedono come un gesto di civiltà (ninkyo), altri come una cinica operazione di pubbliche relazioni.
8. Il Sakazukigoto: il legame del sake
L’iniziazione si basa sulla condivisione del sake. In una cerimonia formale chiamata Sakazukigoto, il nuovo membro beve dallo stesso calice del capo. Questo rito suggella il rapporto Oyabun-Kobun (padre-figlio), che è più forte di qualsiasi legame di sangue biologico.
9. La crisi e il declino
Negli ultimi anni, il governo giapponese ha varato leggi durissime che rendono illegale per chiunque fare affari con la Yakuza. Oggi, un membro della Yakuza non può aprire un conto in banca, firmare un contratto telefonico o affittare un appartamento. Questo ha portato a un crollo del numero degli affiliati e a un invecchiamento dei membri rimasti.
10. La gerarchia piramidale
L’organizzazione è rigidamente gerarchica. Al vertice c’è il Kumicho (il boss supremo), seguito dai vari capitani e luogotenenti. Ogni membro deve obbedienza assoluta al suo superiore. Chiunque tradisca o lasci l’organizzazione senza permesso rischia punizioni severe o la morte, anche se oggi è più comune “essere espulsi” tramite una lettera ufficiale inviata a tutti gli altri clan per rendere il soggetto un paria.



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