Pranzi interminabili, calcio alla radio, passeggiate e tutta la famiglia davanti alla televisione: la domenica italiana degli anni Settanta aveva un sapore completamente diverso.
Basta chiudere gli occhi per un momento. È domenica mattina, siamo negli anni Settanta e dalla cucina arriva già il profumo del pranzo. La televisione non trasmette centinaia di canali, il cellulare non esiste e nessuno passa ore sui social. La domenica degli italiani negli anni ’70 seguiva ritmi che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca.
Naturalmente non tutte le famiglie vivevano la giornata allo stesso modo. C’erano differenze tra Nord e Sud, città e paesi, famiglie più o meno religiose. Eppure alcuni rituali erano diffusissimi e sono rimasti nella memoria di intere generazioni.
La mattina della domenica e il grande pranzo in famiglia
Per molte famiglie la domenica iniziava più lentamente rispetto agli altri giorni. Nelle case cattoliche c’era spesso l’appuntamento con la messa, soprattutto nei piccoli centri. Ci si vestiva meglio del solito e i bambini indossavano spesso gli abiti considerati “della domenica”.
Poi arrivava il momento che riuniva praticamente tutti: il pranzo domenicale.
Non era semplicemente mangiare qualcosa insieme. Era un appuntamento familiare che poteva durare ore. Nonni, genitori, figli, zii e cugini si ritrovavano attorno allo stesso tavolo.
In molte case la preparazione iniziava già dalla mattina. Pasta al forno, lasagne, fettuccine, ragù, arrosti, pollo, patate e dolci fatti in casa cambiavano secondo la regione e le tradizioni familiari.
Non esisteva la fretta di controllare continuamente il telefono. Si parlava, si discuteva, qualche volta si litigava e poi si ricominciava a mangiare.
Il televisore poteva rimanere acceso in sottofondo, ma il centro della giornata era ancora il tavolo.
E dopo pranzo?
Per qualcuno arrivava l’immancabile pennichella. Per altri iniziava invece uno dei grandi riti nazionali: il calcio.
La radiolina, il calcio e l’attesa dei risultati
Il rapporto tra calcio e televisione era completamente diverso da quello di oggi. Non esisteva la possibilità di guardare comodamente tutte le partite del campionato in diretta dal proprio divano.
Per tantissimi appassionati uno degli strumenti indispensabili era quindi la radio.
Le voci dei radiocronisti permettevano di immaginare quello che stava accadendo negli stadi. La trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto, nata nel 1960, era ormai diventata uno degli appuntamenti simbolo della domenica sportiva italiana.
Bastavano una radiolina e quelle voci concitate per trasformare il salotto, la cucina o persino l’automobile in una piccola tribuna.
Poi arrivava l’attesa per vedere le immagini.
Dal 1970 90° minuto portava nelle case degli italiani i servizi sulle partite della Serie A. Per molti tifosi significava finalmente poter vedere i gol che fino a quel momento avevano soltanto immaginato ascoltando la radio.
Anche la televisione domenicale stava cambiando. Nel 1976 debuttò Domenica In, destinata a diventare uno dei programmi più longevi della televisione italiana.
Ma la domenica non significava necessariamente trascorrere tutto il pomeriggio in casa.
C’era la classica passeggiata. Si usciva in centro, si incontravano amici e parenti, si prendeva un gelato oppure si entrava in un bar. Nei paesi bastavano spesso la piazza e il corso principale per incontrare praticamente tutti.
Le strade erano anche luoghi di socialità.
Per i bambini la domenica poteva significare ore trascorse con fratelli e cugini. Si giocava a pallone, con le figurine, con le biglie o semplicemente si inventava qualcosa con quello che si aveva a disposizione.
La sera arrivava con un ritmo completamente diverso da quello attuale.
La famiglia tornava davanti alla televisione. I canali disponibili erano pochissimi rispetto a oggi e proprio per questo uno stesso programma poteva essere seguito contemporaneamente da milioni di persone.
Il giorno successivo, al lavoro o a scuola, si parlava spesso di quello che tutti avevano visto la sera precedente.
Oggi abbiamo smartphone, streaming, partite in diretta, social network, consegne a domicilio e intrattenimento disponibile in qualsiasi momento. Abbiamo guadagnato possibilità che negli anni Settanta sarebbero sembrate fantascienza.
Eppure osservando una fotografia di una domenica di allora può emergere una sensazione particolare.
Sembra davvero passato un secolo.
Non necessariamente perché fosse tutto migliore. La vita degli anni Settanta aveva problemi, difficoltà e tensioni che la nostalgia rischia facilmente di cancellare. Ma era certamente diversa.
La domenica rappresentava per molte famiglie una vera interruzione della settimana: un momento nel quale ritrovarsi, mangiare insieme, ascoltare il calcio, fare una passeggiata e condividere lo stesso programma televisivo.
Ed è forse proprio questa dimensione collettiva che oggi suscita tanta nostalgia.
Se hai vissuto quegli anni, probabilmente avrai già riconosciuto almeno uno di questi rituali.
E tu come trascorrevi la domenica negli anni ’70? Qual è la cosa che ricordi con maggiore nostalgia?



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