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12 cose che facevamo da bambini e che oggi un genitore probabilmente non permetterebbe



Tra pomeriggi fuori casa, biciclette e piccole incoscienze, alcune cose che facevamo da bambini oggi farebbero esitare molti genitori: dodici ricordi dal sapore di libertà.



“Puoi scendere, ma torna per cena”. A qualcuno bastava questa frase per sentirsi padrone del pomeriggio. Si chiudeva il portone, si cercavano gli amici e il programma prendeva forma strada facendo. Un pallone, una bicicletta, un angolo di cortile: spesso non serviva altro.

Ripensando alle cose che facevamo da bambini, soprattutto a certe infanzie degli anni Settanta e Ottanta, viene da sorridere. Poi immaginiamo nostro figlio nella stessa situazione e il sorriso lascia spazio a una domanda: glielo permetterei?

Naturalmente non esiste un’infanzia uguale per tutti. Cambiavano le famiglie, i quartieri, l’età e il carattere dei bambini. Alcune libertà erano concesse, altre ce le prendevamo senza raccontare tutto. E molte esistono ancora oggi. Ma questi dodici ricordi potrebbero far scattare più di un riconoscimento.

Le cose che facevamo da bambini: dodici scene difficili da dimenticare

1. Uscire senza un programma preciso e tornare quando faceva buio

Si diceva “vado giù” e sembrava un’indicazione sufficiente. Prima il cortile, poi il campetto, magari una visita a casa di un amico. Non sempre gli adulti conoscevano ogni spostamento. Il segnale del rientro poteva essere una voce dalla finestra: nome e cognome, nei casi più seri. Oggi molti genitori vorrebbero almeno sapere dove cercarci.

2. Andare a scuola da soli o con altri bambini

Per chi abitava vicino, il tragitto era un piccolo territorio di autonomia. Si aspettava l’amico all’angolo, si confrontavano i compiti e si rallentava davanti alla cartoleria. Non era così per tutti, e succede ancora. Ma affidare quel percorso a un bambino piccolo, senza accompagnamento, farebbe riflettere parecchi genitori.

3. Girare in bicicletta senza casco

La bicicletta si prendeva e si partiva. C’era chi pedalava in piedi, chi faceva una gara fino al cancello e chi tornava con un ginocchio sbucciato. Nel ricordo rimane soprattutto la felicità della corsa. Guardando la stessa scena da adulti, però, è facile accorgersi anche dei rischi che allora non consideravamo.

4. Portare un amico sulla canna della bici

Uno pedalava e l’altro cercava una sistemazione improbabile, protestando a ogni buca. A volte si sceglieva il portapacchi, come se fosse un sedile fatto apposta. Bastava poco per perdere l’equilibrio, ma al momento sembrava soltanto un modo comodo per arrivare insieme. Raccontarlo oggi può essere divertente; rivederlo fare a un figlio, molto meno.

5. Arrampicarsi sugli alberi senza nessuno sotto

Il ramo più alto diventava un traguardo. Da lassù il cortile sembrava diverso e ci si sentiva esploratori, anche a pochi metri da casa. La parte complicata arrivava dopo: scendere. Qualcuno ricorderà proprio quel momento, quando l’entusiasmo lasciava spazio alla ricerca di un appoggio e alla speranza che nessun adulto guardasse dalla finestra.

6. Trasformare un terreno abbandonato in un luogo d’avventura

Un cancello socchiuso, un capanno vuoto o un edificio lasciato a metà potevano accendere la curiosità. Bastava che qualcuno dicesse “andiamo a vedere” e il gruppo si muoveva. Non erano posti sicuri, anche se nei racconti sono diventati scenari di imprese memorabili. E spesso i genitori hanno scoperto quei pomeriggi soltanto molti anni dopo.

7. Giocare a pallone dove passavano anche le automobili

Due giacche facevano da pali. Il campo finiva dove cominciavano una serranda, un muro o il garage di un vicino poco paziente. Quando arrivava un’auto, qualcuno gridava e la partita si fermava. Poi si riprendeva dalla discussione precedente: era gol oppure no? Oggi molti adulti cercherebbero subito uno spazio separato dal traffico.

8. Costruire rampe con quello che trovavamo

Un’asse, un rialzo improvvisato e un’idea sulla quale nessuno aveva fatto troppi calcoli. Il collaudatore era spesso il bambino più entusiasta, seguito dagli altri che guardavano e davano consigli. Nella memoria rimane la soddisfazione di aver inventato qualcosa. Vista con gli occhi di un genitore, quella costruzione avrebbe probabilmente richiesto una revisione completa.

9. Bere direttamente dal tubo in giardino

Dopo aver corso, capitava di cercare il rubinetto più vicino invece di rientrare a casa. Il tubo dell’acqua diventava una soluzione immediata e ci si passava il turno tra amici. Un gesto rimasto in tanti racconti estivi, anche se non ogni tubo o punto d’acqua era adatto a bere. Allora, semplicemente, non sempre ci facevamo la domanda.

10. Restare a casa da soli per un po’

Per alcuni era un’esperienza occasionale: un genitore usciva a fare una commissione e lasciava poche raccomandazioni. Per altri la chiave di casa segnava una piccola conquista. Ci si sentiva grandi, anche se ogni rumore sul pianerottolo attirava l’attenzione. Oggi la stessa scelta dipenderebbe, giustamente, dall’età, dalla maturità e dalle circostanze.

11. Allontanarsi sulla spiaggia seguendo gli amici

Si partiva per raccogliere conchiglie o raggiungere gli scogli e, camminando, l’ombrellone di famiglia diventava sempre più lontano. Il problema arrivava voltandosi: sembravano tutti uguali. Quel tratto di spiaggia che da piccoli appariva un continente, da adulti può sembrare breve. La preoccupazione di perdere di vista un figlio, però, si capisce molto meglio.

12. Suonare i campanelli e scappare

Uno premeva il pulsante, gli altri erano già pronti alla fuga. Ci si nascondeva dietro un angolo tentando di non ridere. Una bravata che nei ricordi può far sorridere, ma che per chi veniva disturbato era tutt’altro che piacevole. Se nostro figlio tornasse vantandosi dell’impresa, probabilmente la conversazione finirebbe con delle scuse da fare.

La nostalgia cambia quando diventiamo genitori

Rileggere queste scene non significa concludere che prima fosse tutto migliore o che i genitori di oggi siano troppo apprensivi. La libertà e l’incoscienza, nei ricordi, finiscono spesso nello stesso racconto, ma non erano la stessa cosa.

Di certi pomeriggi ci mancano soprattutto la compagnia, il tempo senza appuntamenti e la possibilità di inventare un gioco. I rischi, invece, possiamo riconoscerli senza rovinare il ricordo.

Forse il particolare più buffo è proprio questo: siamo stati i bambini che dicevano “non succede niente” e siamo diventati gli adulti che rispondono “scendi subito da lì”. Conosciamo entrambe le parti della scena. E soltanto adesso comprendiamo fino in fondo la voce che ci chiamava dalla finestra.

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