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È stato tutto un tentativo di incastrare Alberto Stasi? A Garlasco Roberta Bruzzone lancia un annuncio dirompente: “Cosa è successo davvero nelle indagini”



A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco è tornato sotto i riflettori giudiziari e mediatici. L’accelerazione imposta dalla Procura di Pavia ha portato a nuove acquisizioni tecniche e amministrative che hanno riaperto il confronto sulle modalità con cui furono condotte le indagini scientifiche nel 2007. Al centro del dibattito ci sono ora elementi che mettono in discussione l’interpretazione di alcune analisi e la gestione della documentazione di laboratorio.



La nuova fase investigativa riguarda innanzitutto Andrea Sempio, il trentottenne indicato nella ricostruzione più recente. La Procura di Pavia ha notificato a Sempio un secondo avviso di conclusione delle indagini dopo aver acquisito consulenze tecniche aggiuntive. Tra gli elementi passati al vaglio degli inquirenti figura un’impronta di scarpa: per i consulenti dell’accusa la misura risulterebbe compatibile con il piede di Sempio. Sul fronte della dinamica dell’aggressione, le valutazioni tecniche sono state aggiornate e ora rappresentano uno dei nodi che potrebbero tradursi, in seguito, in una richiesta di rinvio a giudizio. La difesa di Sempio, secondo quanto emerso, sta predisponendo osservazioni e controanalisi da presentare entro il termine indicato per legge, fissato al 18 ottobre.

Parallelamente è proseguito il lavoro investigativo su un altro filone sensibile: gli accertamenti scientifici effettuati nel 2007, in particolare le analisi eseguite sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. La documentazione recuperata agli atti processuali riporta la presenza di esami con risultati discordanti: dopo un primo esito positivo relativo al Dna di Chiara, risultano due corsi elettroforetici con esito negativo. Difesa e consulenti hanno sollevato che tali elementi avrebbero richiesto approfondimenti già all’epoca. Anche gli esperti incaricati dalla Procura hanno rilevato l’esistenza di risultati non concordanti e la mancata esecuzione di ulteriori verifiche.

Il nodo delle perizie ha prodotto, di conseguenza, un’indagine sulle procedure adottate dai Reparti investigazioni scientifiche (Ris). Gli accertamenti in corso riguardano la ricostruzione delle modalità operative nei laboratori, la conservazione dei dati, il percorso documentale degli esami e la correttezza delle registrazioni. Sono stati ascoltati alcuni protagonisti originari degli accertamenti e restano possibili ulteriori convocazioni, a seconda delle esigenze emerse dalle nuove consulenze. Gli inquirenti stanno quindi cercando di chiarire se le divergenze tra risultati siano dovute a limiti metodologici, a problemi di conservazione o a errori procedurali, o se assumano un rilievo tale da incidere sulla valutazione complessiva delle prove.

Il caso ha avuto ampia eco nelle trasmissioni televisive che seguono gli sviluppi giudiziari. Tra gli interventi registrati in questi giorni quello della criminologa Roberta Bruzzone ha suscitato attenzione. Nel corso di una ricostruzione delle indagini e delle zone d’ombra emerse, Bruzzone ha commentato il lavoro dei Ris e ha distinto fra possibili errori o carenze procedurali e l’ipotesi di una manipolazione volontaria delle prove. In televisione la criminologa ha dichiarato: “Non credo che qualcuno abbia voluto incastrare Alberto Stasi”. La frase ha innescato un’ulteriore ondata di riflessioni sull’origine delle anomalie riscontrate.

Le osservazioni sulla gestione delle analisi e del materiale probatorio hanno diviso opinioni e interpretazioni. Da una parte è stato sottolineato che anomalie tecniche o l’assenza di alcuni approfondimenti non equivalgono automaticamente a una volontà di alterare l’esito delle indagini; dall’altra sono emerse richieste di chiarezza maggiori sulla sequenza degli esami e sulle ragioni per cui alcuni risultati non vennero verificati con accertamenti successivi. Il dibattito è alimentato anche dalla presenza di documenti che mostrano divergenti esiti analitici, circostanza che per i difensori merita un esame rigoroso per valutare eventuali conseguenze sulla tenuta del quadro probatorio originario.

Sul versante processuale, la posizione di Alberto Stasi resta un elemento collegato alle attuali attività. Stasi è stato condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione; la difesa continua a valutare gli sviluppi e a lavorare su possibili richieste di revisione della sentenza sulla base delle nuove acquisizioni. La Procura generale di Milano sta esaminando la documentazione trasmessa dalla Procura di Pavia, senza aver ancora preso una decisione sugli eventuali passi successivi. Nel frattempo la famiglia Poggi ha reso noto che, per ragioni connesse al risarcimento già riconosciuto in seguito alla sentenza definitiva nei confronti di Stasi, non si costituirà parte civile in un eventuale processo a carico di Sempio.

Il quadro processuale e tecnico resta quindi in evoluzione. Le prossime settimane sono chiamate a fornire risposte su più fronti: la valutazione formale delle osservazioni difensive entro i termini previsti, l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio per Sempio e gli approfondimenti sulle procedure adottate nel 2007 dai laboratori scientifici. Saranno gli accertamenti in corso e le decisioni della magistratura a definire se le anomalie emerse abbiano un rilievo tale da modificare la cornice probatoria consolidata o se, al contrario, resteranno elementi di criticità tecnica senza impatto decisivo sulle responsabilità penali già accertate.

Al momento, dunque, le nuove acquisizioni non autorizzano a qualificare come provata l’esistenza di una manipolazione intenzionale delle prove nei confronti di Stasi. Il procedimento apre però una fase di verifica più ampia e documentata, volta a chiarire le condizioni in cui furono condotti gli esami e il valore che oggi si può attribuire agli esiti originari. La ricerca degli elementi utili alla ricostruzione della verità giudiziaria prosegue, confrontandosi con un dossier tecnico di complessità rilevante e con interpretazioni che resteranno oggetto di scrutinio nelle sedi competenti.

Per un approfondimento sul contesto, è disponibile anche la voce dedicata a ANSA Lombardia – notizie e aggiornamenti dalla Lombardia.

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