Dopo le violenze del 17 e 18 ottobre a Milano, la giornalista attacca l’europarlamentare: al centro del botta e risposta diritti dei fermati, presunzione di innocenza e bilancio di questura.
«Diritto alla delinquenza»: è l’espressione con cui Hoara Borselli ha attaccato Ilaria Salis dopo le violenze che, nel fine settimana del 17 e 18 ottobre, hanno interessato il centro di Milano. La giornalista, in un video pubblicato su Instagram, contesta l’impostazione scelta dall’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra nel commentare i disordini: a suo avviso, Salis avrebbe dato priorità alle condizioni dei fermati, lasciando sullo sfondo i danni subiti da commercianti e le conseguenze per le forze dell’ordine rimaste ferite.
Il video di Hoara Borselli e la critica alle “priorità” dell’europarlamentare
La presa di posizione di Borselli nasce come risposta al messaggio diffuso da Salis sui social nella giornata di lunedì 19 ottobre, all’indomani degli scontri. Nel video, la giornalista sostiene che l’attenzione dell’eurodeputata si sia concentrata soprattutto sui giovani fermati dalla polizia, mentre i negozi colpiti e gli agenti coinvolti nelle operazioni sarebbero rimasti, nella narrazione pubblica di Salis, in secondo piano.
Il punto, per come viene posto da Borselli, non riguarda un presunto coinvolgimento dell’europarlamentare nei disordini: l’accusa si concentra invece sulla cornice scelta per commentare quanto accaduto e sul messaggio che, secondo la giornalista, rischierebbe di passare all’opinione pubblica. In questa lettura, la difesa delle garanzie per chi è stato trattenuto dopo gli scontri finirebbe per pesare più del richiamo alle vittime dei saccheggi e delle aggressioni.
La contestazione viene motivata anche con riferimento alle immagini delle devastazioni e dei danneggiamenti nelle strade del centro, richiamate nel resoconto della polemica: è su quel contrasto, tra la gravità degli episodi e il tema dei diritti dei fermati, che si innesta lo scontro tra le due posizioni.
I numeri del bilancio: accompagnamenti in questura e feriti tra le forze dell’ordine
Nel dibattito rientrano anche i dati citati nel bilancio delle autorità relativo a domenica 18 ottobre, indicati come misura della portata dei disordini. Secondo queste informazioni, 271 persone sono state accompagnate in questura; tra loro, 220 erano minorenni. Gli arresti sono stati 32. Inoltre, 28 persone risultano denunciate e 174 sottoposte a fermo di prevenzione.
Nella stessa giornata, viene riportato anche il numero dei feriti tra le forze dell’ordine: 14 operatori, tra agenti della Polizia di Stato e della Polizia locale. È un elemento che Borselli colloca al centro della sua critica, insieme ai negozi indicati come saccheggiati e ai danneggiamenti alle attività commerciali nel cuore della città.
Il quadro descritto parla di una nuova giornata di assalti agli esercizi, scontri con la polizia e interventi conseguenti nelle vie del centro. Su questa sequenza di eventi si innesta la contrapposizione tra chi sottolinea in modo prioritario l’impatto delle violenze e chi, invece, ribadisce l’esigenza di garantire diritti e tutele anche durante e dopo le operazioni di ordine pubblico.
Che cosa ha scritto Ilaria Salis: diritti fondamentali e presunzione di innocenza
Nel messaggio pubblicato lunedì 19 ottobre, Salis ha espresso preoccupazione per il trattamento riservato alle persone fermate dopo gli scontri, con un’attenzione particolare ai minorenni indicati come provenienti da contesti familiari con un passato migratorio. Il tema principale richiamato dall’europarlamentare è quello delle garanzie previste dall’ordinamento: diritti fondamentali e presunzione di innocenza, rimettendo l’accertamento di eventuali responsabilità alle sedi competenti.
Nel suo intervento social, Salis ha inoltre criticato il clima politico successivo alle violenze, sostenendo: «Viviamo in uno Stato di diritto, non in uno Stato di polizia». Nello stesso testo ha annunciato l’intenzione di contattare le autorità competenti per ottenere informazioni sulla situazione dei fermati e ha ringraziato un gruppo di legali impegnato a prestare assistenza alle persone coinvolte.
Per come vengono riportate, le parole dell’europarlamentare hanno l’obiettivo di ribadire una distinzione tra l’eventuale commissione di reati e la tutela dei diritti, che dovrebbe restare garantita anche in presenza di accuse o sospetti. Nel resoconto, viene anche chiarito che il messaggio di Salis non contiene un’esplicita giustificazione degli assalti o dei saccheggi.
Lo scontro pubblico tra due impostazioni: tutela delle vittime e garanzie per i fermati
La frattura tra le due posizioni si sviluppa, quindi, sul piano delle priorità comunicative e politiche. Da una parte, Borselli contesta che l’attenzione si sia spostata soprattutto sulle condizioni dei fermati, mentre per la giornalista avrebbero dovuto avere maggiore centralità i commercianti danneggiati e gli operatori feriti. Dall’altra, Salis insiste sul fatto che, anche dopo episodi di violenza, il quadro delle garanzie non può essere sospeso e che la verifica dei fatti deve restare in capo alle autorità competenti.
In termini di cronaca e attualità politica, la polemica si alimenta proprio di questa tensione: come tenere insieme, nello stesso racconto pubblico, la condanna dei saccheggi e delle aggressioni e, contemporaneamente, il richiamo a principi come la presunzione di innocenza. Borselli interpreta le parole dell’europarlamentare come uno sbilanciamento che rischierebbe di far passare in secondo piano le conseguenze concrete per chi ha subito danni o ferite; Salis, invece, richiama l’idea che le tutele valgano anche nei casi in cui si ipotizzino reati e che l’accertamento non possa avvenire fuori dalle sedi previste.
Il confronto resta dunque ancorato a due piani distinti: il bilancio degli scontri e dei provvedimenti adottati dalle forze dell’ordine, e il dibattito politico sul linguaggio e sugli argomenti da portare in primo piano dopo giornate di violenza nel capoluogo lombardo.



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