È morto nella notte del 21 ottobre 2026 a 70 anni Roberto Bernabai, volto storico di Tmc e La7: dagli esordi in radio ai Mondiali, fino agli studi tv.
È morto nella notte del 21 ottobre 2026 Roberto Bernabai, giornalista e conduttore televisivo considerato uno dei volti storici dell’informazione sportiva passata da Tmc a La7. Aveva 70 anni: era nato a Roma il 6 febbraio 1956. La notizia della scomparsa si è diffusa rapidamente tra colleghi e appassionati, con messaggi di cordoglio rivolti alla famiglia e a chi lo aveva accompagnato nelle diverse tappe della carriera.
Nelle informazioni disponibili finora non vengono riportati dettagli confermati sulle cause del decesso e non è stato chiarito pubblicamente se il giornalista fosse alle prese con una malattia.
All’interno della stessa pagina che ha rilanciato la notizia compariva anche un richiamo ad altro contenuto di spettacolo, separato dal racconto dedicato al giornalista.

Roberto Bernabai: Una carriera tra radio e televisione: dagli esordi a Tmc e La7
Bernabai aveva iniziato presto a muovere i primi passi nel mestiere. Secondo quanto ricostruito, la sua attività giornalistica parte nel 1975 con collaborazioni per diversi periodici, un passaggio iniziale che gli consentì di costruire esperienza sul campo prima dell’approdo in radio.
Tra il 1985 e il 1990 lavorò infatti come radiocronista e conduttore in alcune emittenti regionali del Lazio, un periodo indicato come decisivo per maturare un profilo adatto alle reti nazionali. L’ingresso in televisione arrivò nel 1990, quando entrò nella redazione sportiva di Tmc, rete con la quale avrebbe poi legato una parte importante della propria riconoscibilità.
Dal 1992 assunse anche il ruolo di conduttore dei telegiornali e dei programmi sportivi dell’emittente. Il suo percorso professionale proseguì quindi con La7, dove veniva ricordato come uno dei conduttori storici del tg legato al racconto dello sport.
Mondiali, Europei e Olimpiadi: gli appuntamenti seguiti da inviato e telecronista
Nel corso degli anni Bernabai fu impegnato in alcuni degli eventi più rilevanti del calendario sportivo internazionale. Come inviato e telecronista seguì tre edizioni dei Mondiali di calcio: Italia 1990, 1994 e 1998. A queste si aggiunsero tre edizioni dei Campionati Europei, quelli del 1992, 1996 e 2000, segnando una continuità di presenza in tornei che hanno scandito un decennio cruciale per il calcio televisivo.
Tra le voci del suo curriculum viene citata anche l’esperienza ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992, appuntamento che ampliò il suo racconto sportivo oltre i confini del calcio, pur restando quest’ultimo il terreno di maggiore specializzazione e riconoscimento pubblico.

Una parte significativa della sua attività è legata inoltre alle telecronache della Liga spagnola trasmesse da Tmc e Tmc2. Per sei stagioni fu tra i telecronisti delle partite del campionato spagnolo, lavorando insieme a Francesco Izzi e affiancando Giancarlo De Sisti. Un impegno che, per tempi e contenuti, lo colloca tra i professionisti che hanno contribuito a far conoscere con continuità al pubblico italiano il calcio internazionale in anni in cui l’offerta era meno frammentata di oggi.
In questo quadro viene ricordata la sua cifra professionale: un modo di raccontare lo sport indicato come competente e misurato, capace di tenere insieme l’attenzione ai fatti e la chiarezza divulgativa senza ricorrere a registri sopra le righe. Si tratta di valutazioni che emergono nel ricordo di chi lo ha seguito e di chi ci ha lavorato, più che di un bilancio “ufficiale” della sua carriera.
Il lavoro negli studi e il legame con la radio romana
Tra le esperienze successive citate c’è la stagione 2006-2007, quando Bernabai iniziò a condurre Area Gol, programma di approfondimento con spazi pre e post partita sulle gare di Serie A trasmesse sui canali del digitale terrestre Cartapiù. Nello stesso periodo seguì anche gli studi di Coppa Uefa prima e dopo le partite, continuando a mettere la propria esperienza al servizio dei contesti di analisi e commento, oltre che della cronaca in senso stretto.
Parallelamente, non venne meno il rapporto con la radio, in particolare con l’ambiente romano. Le informazioni riportate parlano di collaborazioni con varie emittenti, tra cui Retesport, e di presenze in programmi televisivi regionali. È un elemento che contribuisce a spiegare perché, pur essendo noto per la dimensione nazionale, Bernabai restasse molto riconoscibile anche nel circuito dell’informazione sportiva locale della Capitale.
Il tifo per la Roma e il ricordo di colleghi e pubblico
Bernabai era indicato come un grande tifoso della Roma e non avrebbe mai nascosto il legame con i colori giallorossi. Questa passione, raccontata come parte della sua identità personale, lo rese particolarmente noto anche nell’ambiente calcistico romano, dove il confine tra informazione, dibattito e partecipazione emotiva è spesso molto marcato.
Nel ricordo diffuso nelle ore successive alla morte, chi lo ha conosciuto ha evidenziato soprattutto tratti caratteriali e di metodo: gentilezza, discrezione e un modo pacato di affrontare anche i confronti più accesi. Anche qui, si tratta di elementi che attengono alla memoria professionale e umana condivisa da colleghi e telespettatori, e che aiutano a comprendere il tipo di rapporto che negli anni aveva costruito con il pubblico: una presenza abituale nei notiziari e negli spazi sportivi, riconoscibile per stile più che per protagonismo.
La scomparsa del giornalista viene quindi letta come una perdita per un settore – quello del racconto sportivo in tv e in radio – attraversato da profonde trasformazioni. Bernabai aveva lavorato in fasi diverse della televisione italiana, passando dalle esperienze regionali alla dimensione nazionale, fino ai programmi di studio che hanno accompagnato la crescita dell’offerta calcistica sulle piattaforme digitali. Ai familiari, secondo quanto riportato, sono arrivati messaggi di vicinanza dal mondo dell’informazione e dello sport.




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