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Francis Kaufmann condannato all’ergastolo per l’omicidio a Villa Pamphili di madre e figlia

La Corte d’Assise di Roma ha emesso la sentenza di primo grado per il duplice delitto di Anastasia Trofimova e della piccola Andromeda.



La Corte d’Assise di Roma ha emesso la sentenza di primo grado per il duplice delitto di Anastasia Trofimova e della piccola Andromeda.



La Corte ha pronunciato il verdetto di primo grado contro Francis Kaufmann, alias Rexal Ford, ritenuto responsabile della morte della convivente Anastasia Trofimova e della loro figlia Andromeda. I magistrati hanno recepito in toto le richieste avanzate dall’ufficio inquirente dopo la camera di consiglio.

Vengono imputati all’accusato i delitti di soppressione di cadavere e omicidio con aggravanti specifiche, tra cui legami di parentela, futilità dei motivi e minorata difesa delle persone offese. Tale verdetto giunge dopo mesi di complessi accertamenti medico-legali e discussioni in aula per definire la condotta criminosa e la lucidità mentale del cittadino straniero durante i fatti accaduti nella metropoli italiana.

La vicenda processuale trae origine dagli eventi del 7 giugno 2025, quando i resti mortali delle vittime furono scoperti all’interno dell’area verde romana di Villa Pamphili. In base a quanto ricostruito dagli investigatori durante l’inchiesta, la trentenne Anastasia fu soffocata, mentre la neonata perse la vita giorni dopo.

Durante l’udienza, il magistrato inquirente Andrea Verdi ha sottolineato l’importanza cruciale della segnalazione fatta da un ragazzo di sedici anni, il quale aveva notato un individuo per strada con una bimba inerte. Tale dettaglio permise alle forze dell’ordine di avviare le ricerche dell’americano, rintracciato successivamente in Grecia dopo la sua fuga dall’Italia. Gli investigatori hanno lavorato intensamente per ricostruire gli spostamenti del sospettato mediante riscontri tecnici e testimonianze.

Nel corso del dibattimento, il legale difensore Paolo Foti aveva invocato l’assoluzione del proprio assistito sostenendo l’inesistenza di prove certe e domandando una nuova perizia clinica. Tale istanza è stata formalmente rigettata dai giudici della Corte, i quali non hanno riscontrato elementi validi per dubitare della capacità dell’imputato di affrontare il processo, anche considerando i controlli regolari eseguiti dagli specialisti della Salute mentale.

Durante le udienze precedenti, il collegio giudicante ha esaminato le relazioni tecniche prodotte dai consulenti di entrambe le parti, valutando con attenzione la compatibilità delle condizioni di Salute dell’uomo con il regime detentivo e la sua effettiva presenza cosciente durante le fasi cruciali dell’iter processuale che ha condotto alla decisione odierna della magistratura romana.

L’esperta criminologa Roberta Bruzzone, consulente per la parte civile, ha accolto con favore l’esito del processo, rimarcando come la perizia abbia sancito la piena imputabilità di Kaufmann. Stando alla valutazione della specialista, l’uomo manifesta un disturbo narcisistico e antisociale della personalità, pur essendo del tutto consapevole del proprio operato. Il dispositivo della sentenza prevede altresì un risarcimento provvisorio di centomila euro per ogni parte civile della famiglia Trofimova.

Tale risarcimento rappresenta un ulteriore punto fermo in un percorso giudiziario complesso, segnato dal dolore dei parenti delle vittime e dalla determinazione degli inquirenti nel fare piena luce su una delle pagine più drammatiche della cronaca nera recente, offrendo una risposta istituzionale ferma e rigorosa di fronte alla gravità dei reati ascritti all’imputato.



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