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Beppe Grillo vola nei sondaggi, partiti terrorizzati

Da quando è nato il Pd, ma probabilmente da molto prima, categorie come centrodestra e centrosinistra sono diventate obsolete. La maggioranza che sostiene il governo, giusto per fare un esempio a caso, è composta da ex comunisti, democristiani doc, ex (?) fascisti, ex socialisti, presunti liberali, presunti democratici e presunti radicali. Insomma, c’è di tutto nel pentolone parlamentare. Non molto diversa è la situazione a livello regionale, provinciale e comunale.

Le contrapposizioni politiche fra i partiti tradizionali sono ormai un ricordo sbiadito. Bersani, Alfano e Casini, che per anni hanno fatto finta di combattersi, hanno finalmente gettato la maschera e individuato il loro vero avversario: Beppe Grillo.

Del Movimento 5 Stelle il comico genovese è il leader carismatico, l’uomo simbolo, ma anche colui che del simbolo detiene i diritti. Il blogger ha sempre affermato che non si candiderà per nessuna elezione – e sin qui è stato coerente – ma è innegabile che senza di lui il Movimento non avrebbe lo stesso consenso. Un consenso che è sempre più diffuso.

Secondo Swg, ma anche secondo altri sondaggi, il Movimento 5 Stelle è accredito del 7,5% dei voti. Un dato importante, nettamente superiore a quello dello scorso anno e che sembra destinato a crescere. Se si votasse oggi per le politiche – complice il crollo della Lega Nord – sarebbe il terzo partito in Italia.

I D’Alema, i Casini, i Bersani, gli Alfano, ma anche i Vendola sono terrorizzati. Accusano Grillo di essere l’emblema dell’antipolitica, un populista, un demagogo, un giullare, un incolto, un fascista. Sulla stessa lunghezza d’onda sono la stragrande maggioranza dei giornalisti del mainstream. Il che non stupisce affatto. Da una parte, Grillo ha sempre accusato gli operatori dell’informazione di essere servi delle banche, delle industrie e dei partiti. Dall’altra parte è vero anche che – escluso Il Fatto – tutti i principali giornali italiani sono generosamente foraggiati dallo Stato con centinaia di milioni di euro. Normale, dunque, che tendano a difendere coi denti la partitocrazia e il potere costituito in genere.

Ma i continui attacchi che Grillo subisce dalla gran parte dei media, paradossalmente, stanno dando una grossa mano al suo Movimento, che per molti elettori rappresenta l’unico segnale positivo della politica italiana nell’ultimo millennio. Altro che antipolitica.

Intervistato da Sandro Ruotolo per Servizio Pubblico, il comico genovese ha detto che il vero problema del nostro paese non è tanto l’evasione fiscale. “Se anche pagassimo il doppio – ha detto Grillo – i politici ruberebbero il doppio”. Parole destinate a suscitare altre polemiche e a fargli magari guadagnare altri consensi. Perché – battute a parte – del fatto che il nostro paese sia in mano a lobbisti senza scrupoli, ladri, corruttori, satrapi, baroni e trogloditi si sono ormai accorti tutti, tranne gli ingenui. E la retorica dell’antipolitica ha stufato. Se fino a qualche tempo fa erano molti polli a cascarci, ora l’inganno è stato svelato. Il problema del nostro paese non è Grillo e il suo linguaggio colorito. L’ha detto persino l’emiro del Qatar che il nostro problema principale è la corruzione. L’emiro del Qatar! Mica il capo del governo norvegese!

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