Berlusconi, operazione di 4 ore. «E riuscita»

26/05/2016 Roma, La7, trasmissione televisiva Virus, nella foto Silvio Berlusconi

Una notte per il risveglio di Silvio Berlusconi. Ma l’intervento chirurgico a cuore aperto del leader di Forza Italia, 79 anni, è riuscito. Il medico di fiducia Alberto Zangrillo è tranquillo: «Tutto bene, come previsto».

La giornata più lunga dell’ex premier inizia ieri alle 8.40 del mattino: «Sono pronto», dice Berlusconi prima di entrare in sala operatoria. Seguono quattro ore di operazione, eseguita dal cardiochirurgo Ottavio Alfieri, per sostituire la valvola aortica, la più importante per fare affluire il sangue al cuore. Il suo malfunzionamento ha provocato il grave episodio di scompenso cardiaco di dieci giorni fa, quello che ha portato al ricovero e alla decisione di operarlo. Al termine dell’intervento Berlusconi viene trasferito in Terapia intensiva, ancora sedato: il suo risveglio è previsto per stamattina, per farlo uscire dalla Rianimazione verosimilmente tra questa sera e domani. Il Cavaliere trascorrerà, quindi, un’altra settimana in ospedale, ma nella stanza suite al sesto piano dell’edificio Diamante.

Le guardie del corpo dell’ex premier non lo mollano neppure per un minuto, sempre lì al suo fianco, persino fuori dalla sala operatoria, dove il battito del cuore viene fermato per un’ora, con il leader di FI attaccato alla macchina cuore- polmoni (Ecmo). L’intervento finisce alle 12.30: ad aspettarlo in Terapia intensiva c’è la compagna Francesca Pascale, apparsa commossa fin dalla mattina quando si sporge alla finestra della camera del leader azzurro. Lacrime agli occhi e fazzoletto in mano.

In ospedale arriva anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, l’amico di una vita che insieme con i figli negli ultimi giorni ha innalzato un muro di protezione intorno a Berlusconi. La sua convinzione: «Il Cavaliere è forte e supererà anche questa». Il consigliere politico Gianni Letta, tra i pochi visitatori ammessi al letto dell’ex premier, è tra i primi a ricevere la telefonata dell’ospedale sull’esito dell’intervento. In un discorso pubblico a Roma per il premio giornalistico Biagio Agnes, il fedelissimo di Berlusconi interrompe il suo discorso, per rispondere al cellulare e spiegare poi: «Tutto bene. Ero un po’ in ansia, scusate… ».

Sollevato anche il fratello Paolo, editore de U Giornale: «L’operazione è andatabene — dice all’uscita dal San Raffaele, l’ospedale fondato da don Luigi Verzé e salvato dal crac dall’imprenditore Giuseppe Rotelli all’inizio del 2012 —. Eravamo sereni prima e siamo ancora più sereni adesso. Ora spetta a lui completare l’opera, però sicuramente il suo cuore è forte. Sono certo che supererà anche questa prova e tornerà tra noi come è sempre stato e con ancora più determinazione. Resterà sedato ancora un po’, perché i medici hanno bisogno di avere risposte su come al risveglio reagirà l’organismo nella sua completezza».

Almeno nella giornata dell’intervento chirurgico sembrano fermarsi le polemiche politiche su un’ipotetica successione che negli scorsi giorni hanno fatto infuriare la famiglia, in primis la primogenita Marina, decisa a proteggere il padre da qualunque stress. Più le ore passano, più la tensione sembra smorzarsi. Berlusconi stesso, poco prima di entrare in sala operatoria, aveva ammesso: «Sono naturalmente preoccupato. Ma sono stato molto confortato dalle tante dimostrazioni di stima, sostegno e affetto che mi sono pervenute da ogni parte, anche dai cosiddetti avversari politici». Per la prima volta in un comunicato il leader di FI si era affidato a Dio e lunedì aveva voluto restare solo per un quarto d’ora con il cappellano del San Raffaele, don Matteo. Acqua passata. Adesso è il momento del risveglio.

Una cosa si può dire. Da questa brutta disavventura, Berlusconi ne uscirà con una famiglia senz’altro più unita», mormorano i pochissimi esponenti di Forza Italia che hanno contatti col «consiglio di famiglia», alcuni dei quali registrano — anche se di conferme non ce ne sono — anche un umano interessamento di Veronica Lario alle sorti dell’ex marito. Perché c’è un «consiglio di famiglia», adesso, che gestisce la «transizione». E governa tutto quello che in questo momento riguarda Silvio Berlusconi, dagli accessi al San Raffaele, dove l’ex premier continuerà a essere ricoverato dopo l’intervento al cuore di ieri, fino alla segreteria personale. Passando ovviamente per Forza Italia, l’asset che i familiari e i più stretti collaboratori del «Capo» avrebbero voluto abbandonare al suo destino («Forza Italia deve camminare con le gambe proprie», Confalonieri dixit) ma che l’ostinazione berlusco- niana («tornerò presto, il tempo di ristabilirmi») ha sottratto alla catasta di cose da lasciar deperire.

In questo «consiglio di famiglia», che adesso sulle cose della real casa berlusconiana tutto dispone e tutto può, siedono idealmente Fedele Con- falonieri, Gianni Letta e Niccolò Ghedini. E soprattutto i figli di primo (Marina e Pier Silvio) e di secondo letto (Barbara, Eleonora, Luigi) dell’ex premier. Fino a una settimana fa, non bastavano le dita di una mano per contare gli anni di rapporti improntati al gelo tra questi ultimi. Adesso, però, per la comune sofferenza e la condivisa preoccupazione per lo stato di salute del padre, i cinque figli hanno siglato un armistizio. E tutto, nella sala dei bottoni del berlusconismo che non comprende la «roba» (quella è già stata divisa), è destinato a essere rivoluzionato rispetto alla gestione degli ultimi anni.

Perché è il «cerchio magico», adesso, a rappresentare il primo obiettivo finito nel mirino del «consiglio di famiglia». E anche il piccolo dettaglio di una storia drammatica, come la foto di Francesca Pascale piangente immortalata dai fotografi al San Raffaele, che ieri ha fatto il giro di tg e siti web, è finito sotto accusa. Non da parte di Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier, che ha pubblicamente giudicato quelle lacrime come il momento di debolezza di «una donna che ama». Bensì da parte degli altri, di tutti gli altri, figli compresi, che — pur tenendosi a debita distanza da commenti e pettegolezzi — si sono riconosciuti nell’ironica voce dal sen di Confalonieri fuggita. E che il presidente di Mediaset ha servito ai cronisti con l’ironica formula dell’«eh sì, mo’ avete visto le lacrime della Pascale…».

È il segno, quest’ultimo, di un’insofferenza che esce dal racconto del «dietro le quinte» e arriva sul proscenio. Sono lontani i tempi in cui Marina, unica tra tutti i figli, intratteneva col «cerchio magico» rapporti che sembravano improntati quantomeno a una cordiale distanza. Adesso, infatti, anche la primogenita condivide la più palese e convinta irritazione nei confronti di quel pacchetto di mischia accusato di non aver saputo «gestire» il tempo e gli sforzi di un uomo sofferente. Anzi, a sentire i brandelli di racconto che arrivano dal San Raffaele, è persino più determinata degli altri nel «voler cambiare le cose» nell’interesse del padre.

Che cosa può succedere, quindi, da domani? Può succedere che la segreteria di Berlusconi venga sottratta alla gestione del «cerchio magico». A cominciare dall’agenda (non solo degli impegni, ma anche delle telefonate in entrata e in uscita), che spesso in passato sarebbe stata usata come strumento di potere per stabilire chi contava e chi no all’interno di FI, e chi poteva e chi no accedere al desco berlusconiano. Per proseguire con gli inviti a colazione e a cena nelle residenze di Arcore, palazzo Grazioli e villa Certosa, che l’anno scorso furono teatro di litigi puntualmente finiti su siti di gossip. Sono destinati a essere chiusi i «canali» tra il cerchio magico e alcune pubblicazioni di proprietà della famiglia, che in passato hanno pubblicato quelle foto delle feste comandate (Natale e Pasqua) e non (compleanni) che spesso irritavano i figli. Stop al «protagonismo» altrui, insomma. Vale anche per il partito. Dove il tema delle dimissioni offerte da Mariarosaria Rossi dalla guida amministrativa di FI è già all’ordine del giorno. E non è un caso, infatti, se sui bilanci degli «azzurri» c’è l’occhio di un gruppo di lavoro esterno che dipende, manco a dirlo, da Fi- ninvest. Ieri, all’ufficio di presidenza, il primo assaggio della resa dei conti. «La linea politica è inesistente. Dove andiamo a finire così?», ha urlato Paolo Romani. E Matteoli, più duro ancora: «Forza Italia è finita. Siamo un condominio di persone, non un partito. E ci serve una linea politica».

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