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Bimba ha l’AIDS, le negano la scuola, potrebbe infettare altri bambini.

Il quotidiano “l’Avvenire” ha portato alla luce il caso di una bimba con un ritardo psicologico malata di AIDS alla quale è stata negata la possibilità di frequentare la scuola media.
Francesca – nome fittizio – ha 11 anni e vorrebbe come tante bambine della sua età frequentare la scuola media.
La scuola in questo periodo così delicato della vita, che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, ha un’importante funzione sociale, che stimola nel bambino l’interazione con i coetanei e con il mondo che lo circonda.

A Francesca, scrivono i genitori Fortunata e Antonio in una lettera indirizzata al ministro Giannini, è stata negata la possibilità di frequentare la scuola media in quanto sieropositiva.
Le lettera è stata pubblicata dal quotidiano l’Avvenire e ripercorre, per mano di Fortunata e Antonio, questi ultimi mesi di discriminazione che il nucleo familiare ha vissuto.

In un primo momento la scuola aveva sollevato problemi ad accettare Francesca per via della mancanza di posti. Limitazione, nel mese di luglio, che sembrava non esserci più. Il preside aveva infatti accettato la richiesta di iscrizione di Francesca, per poi però fare un clamoroso dietrofront quando è venuto a sapere che la bambina ha l’AIDS.
Questa è la risposta della scuola che Antonio e Fortunata hanno copiato nella lettera al ministro Giannini:
“Le domande di nuove iscrizioni vanno oltre il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella nostra scuola, limite definito sulla base delle risorse di organico e relativamente alla capienza delle aule dell’edificio scolastico, come predisposto dagli enti competenti e pertanto allo stato attuale non possono essere accolte.”
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Il preside ha quindi suggerito alla famiglia di frequentare la scuola a distanza, da casa. Un agevolazione che ai genitori di Francesca sa tanto di rifiuto, rifiuto determinato dalla paura della malattia. Eppure, come scrivono i due nella lettera:

“il dottor Guido Castelli Gattinara dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, in un suo scritto “Il bambino e il ragazzo sieropositivo nella scuola”, dice: «La scuola rappresenta per i bambini il momento principale di una crescita sociale e culturale “normale”, tanto più importante per coloro che sono affetti da una malattia cronica o che presentano situazioni familiari particolarmente problematiche»”

Antonio e Fortunata sono determinati ad andare avanti nella loro lotta contro questa pesantissima discriminazione subita.
L’AIDS, come testimonia la numerosa letteratura medica sull’argomento, non è una malattia che si trasmette con il contatto fisico o con l’aria, pertanto non vi sono i presupposti per un isolamento dell’ammalato dagli altri coetanei.
A sostenere questi genitori coraggiosi, non c’è solo la stampa ma anche il Tribunale per i minorenni, la procura della Repubblica, la ASL e un vescovo, Angelo Spinillo, disposto ad accogliere la bambina in una scuola presso la diocesi di Aversa.

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