Donna uccisa e murata in una cantina: condannato a 25 anni di reclusione l’ex convivente

Era il mese di aprile del 2012 quando Samanta Fava, una donna di trentacinque anni di Sora, comune italiano della provincia di Frosinone nel Lazio, è improvvisamente scomparsa nel nulla. Dopo un anno di lunghe e dettagliate indagini che sembravano non portare da nessuna parte ecco che il corpo della donna è stato trovato in avanzato stato di decomposizione all’interno di un appartamento nel comune italiano Fontechiari, sito nella provincia di Frosinone nel Lazio. L’appartamento in questione era di proprietà dell’ex compagno della donna, Tonino Cianfarani, un muratore di Sora adesso condannato in promo grado per l’omicidio dell’ex compagna.

L’uomo, per essere più precisi, è stato accusato di avere ucciso la donna e di averla murata nella cantina della sua abitazione e proprio con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere Tonino Cianfarani è stato condannato a venticinque anni di reclusione. La sentenza di primo grado era stata emessa lo scorso 24 novembre ed ecco che, proprio nel pomeriggio di ieri, giovedì 21 gennaio 2016, la Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna per l’ex compagno della giovane ingiustamente uccisa. Dal giorno della scomparsa del corpo di Samanta Fava ad oggi, le versioni fornite da Tonino Cianfarani, il quarantaduenne accusato di avere ucciso la donna e di averne occultato il cadavere, sono state molteplici ed infatti, per essere più precisi, Cianfarani aveva inizialmente dichiarato di aver gettato il corpo della donna in un fiume, nello specifico nel fiume Liri, sottolineando però di non essere stato lui ad ucciderla, bensì un malore.

In seguito a tali dichiarazioni sono state immediatamente avviate le ricerche nel fiume sopra citato, nella speranza di trovare il corpo di Samanta ma sono state tutte ricerche effettuate a vuoto in quanto, della donna, non vi era alcuna traccia. Il mistero che avvolgeva la scomparsa e la morte di Samanta Fava si è risolto solamente circa un anno dopo, nel 2013, quando il suo corpo senza vita è stato trovato proprio all’interno dell’appartamento dell’uomo, murato in una nicchia e tale scoperta è stata possibile grazie a Orso, un cane addestrato per la ricerca di cadaveri. Secondo una prima ricostruzione sembrerebbe che i due abbiano litigato e alla fine l’uomo avrebbe aggredito proprio Samanta sbattendole la faccia contro un sanitario, successivamente l’avrebbe strangolata con alcune cinghia di plastica e murata all’interno della cantina.

L’imputato comunque ha sempre negato di avere ucciso la donna, sostenendo di averne solamente nascosto il corpo. A lanciare l’allarme della scomparsa di Samanta Fava era stato l’ex marito della donna con il quale quest’ultima aveva avuto un figlio. L’uomo infatti si era preoccupato proprio in seguito alla strana assenza dell’ex moglie che non aveva più chiamato per parlare con il figlio e non si era neppure presentata agli appuntamenti stabiliti dal tribunale.

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