Eiacula sull’abito di una donna Per la giudice “non è violenza”

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Piacerebbe raccontarla con parole nostre, ma un limite dobbiamo darcelo e adotteremo un linguaggio tra il giornalese e il paramedico. Ordunque: su un autobus di Torino, nel novembre scorso,  c’era una giovane donna 27enne, seduta, che guardava fuori dal finestrino e che d’un tratto ha sentito un insolito calore sulla coscia sinistra: era perché un marocchino le aveva appena eiaculato addosso. La scena è questa.

Dopodiché il marocchino è sceso alla fermata successiva: e ciao. Come lo sappiamo? Lo sappiamo perché l’episodio è stato registrato da alcune telecamere che erano state installate sull’autobus per contrastare i crescenti furti sui mezzi pubblici. Ma la notizia che alcune testate Online hanno riportato ieri (incompleta) non è esattamente questa, ma è che il gip di Torino Alessandra Cecchelli ha respinto la richiesta della custodia cautelare per quest’uomo, in quanto «nel racconto della donna», si legge nell’ordinanza, «non sono presenti elementi per confermare che lo sfregamento masturbatorio ipotizzato sia stato effettuato in appoggio alla gamba della donna».

Insomma, non l’ha toccata: ergo «appare difficile qualificare il gesto come violenza sessuale e non piuttosto come mero atto osceno».
Ora: che eiaculare addosso a una persona non equivalga in alcun modo a «toccarla» potrebbe essere ima squisita fonte di discussione estiva, laddove un buon garantista potrebbe sostenere che l’accusa di violenza sessuale, beh, sarebbe parsa comunque eccessiva, visto che la pena prevista varia dai 5 ai 14 anni di carcere; altri, di converso, avrebbero potuto obiettare che l’accusa di atti osceni pare tuttavia leggerina, visto che l’anno scorso è stata pure depenalizzata e si risolve quasi sempre in una sanzione amministrativa, cioè in una multa: parliamo di accuse che tempo  erano classicamente rivolte alle bagnanti che praticavano il topless in spiaggia, non di viandanti urbani che sbolognano le loro masturbazioni sulle gambe della prima che capita. Un ferrato in giurisprudenza che partecipasse alla discussione, però, potrebbe aggiungere che la Cassazione è giunta a definire «violenza sessuale» anche solo un bacio rubato «senza lingua», ima «leccatina repentina» (testuale) e anche solo un bacio sul collo o un cosiddetto «succhiotto». Qui si parla di un fiotto di seme.

Ma il punto è un altro. Il punto è che la richiesta di custodia cautelare chiesta del pm Andrea Padalino – non proprio il primo che passa: era osannato ai tempi di Mani pulite (quando era gip nelle indagini contro Berlusconi) ma poi divenne accusatore di Beppe Grillo per violazione dei sigilli in Valsusa, e mal gliene incolse – e insomma: la richiesta di custodia cautelare di Padalino, dicevamo, era anche per furto. Già. L’indagine dello stesso pm, la richiesta d’arresto e l’adozione di telecamere sul mezzo pubblico non erano finalizzate a beccare esibizionisti in flagranza auto-erotomane, ma a immortalare borseggiatori come il nostro si era dimostrato chiaramente di essere: questo prima che festeggiasse il furto a modo suo sulle gambe di una 27enne. Ma il gip Alessandra Cecchelli, anche su questo, ha esibito un mirabile garantismo e ha definito il furto meramente «occasionale». Libero.

Difficile trarre una morale da questa storia: ma una, forse, è la seguente. Un tizio che salga su un autobus, borseggi chicchessia (insomma: rubi) e poi abbia cotanto timore di essere beccato da prendersi il tempo di farsi una sega e di eiaculare addosso a una poveretta, questo prima di scendere, beh, secondo un giudice di Torino non è degno di essere fermato, arrestato, interrogato, qualcosa di diverso da lasciarlo andare e perderlo. La seconda morale, più sordidamente scorretta, è quest’altra: se la ragazza avesse reagito, e avesse tirato un manrovescio al marocchino, in teoria sarebbe stata punibile per percosse e lesioni personali. E magari una bella accusa di razzismo, qualche idiota, l’avrebbe pure estratta dal cilindro.

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