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Fibrillazione atriale: Le donne maggiormente a rischio ictus e infarto

Questioni di sesso e di cuore: parliamo di problemi medici. Secondo una ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, le donne con fibrillazione atriale hanno un rischio molto maggiore di andare incontro a ictus, malattie di cuore, scompenso cardiaco e morte rispetto agli uomini che soffrono dello stesso problema.

La fibrillazione atriale è un disturbo del ritmo cardiaco molto diffuso. In pratica gli atri (due delle quattro cavità cardiache) non si contraggono in sintonia con i ventricoli: il risultato è che nelle cavità atriali si formano coaguli di sangue che possono andare in circolo e occludere le arterie, provocando, appunto, ictus e altri incidenti cardiovascolari. Ecco perché la fibrillazione atriale è considerata un importante fattore di rischio per queste patologie. E i dati lo confermano: nel 201, nel mondo, ne hanno sofferto 33,5 milioni di persone.
Non sempre, però, i fattori di rischio cardiovascolare hanno lo stesso impatto su uomini e donne: per esempio, si sa che il diabete e il fumo di sigaretta sono più dannosi per le donne che per gli uomini. Così ricercatori dell’Università di Oxford (Gran Bretagna) , di Sydney (Australia), di Toronto (Canada) e del Massachussets Institute of Technology di Boston (Usa) si sono posti il problema se anche la fibrillazione atriale avesse un impatto maggiore sul sesso femminile. Hanno analizzato trenta studi, condotti su più di quattro milioni di persone, e hanno messo in relazione la presenza di una fibrillazione atriale con tutte le cause di mortalità, con la mortalità cardiovascolare, l’ictus, gli infarti non mortali e lo scompenso cardiaco.
“Questo studio – spiega Emdin – si aggiunge alla crescente letteratura che dimostra come le donne possono vivere le malattie e i fattori di rischio cardiovascolare in modo diverso rispetto agli uomini. Tuttavia, una recente ricerca ha dimostrato che modificando lo stile di vita si possono ridurre gli effetti sulla salute causati dalla fibrillazione arteriale. E se non l’hanno già fatto, le donne consultare il proprio medico circa l’uso di anticoagulanti come terapia”.
Ecco i risultati: la fibrillazione atriale è associata a un rischio relativo di mortalità globale del 12 per cento in più nelle donne rispetto agli uomini. In particolare predispone in maniera importante a ictus, eventi cardiaci mortali e scompenso. Non si conoscono ancora le ragioni di questa disparità, ma la ricerca suggerisce, nella pratica clinica, di prestare particolare attenzione a questa condizione nelle donne e di indirizzare più risorse alla prevenzione e al trattamento della fibrillazione atriale nella popolazione femminile. E ovviamente invita a condurre nuove ricerche per individuare le cause di queste differenze di genere.
“Il professor Gianluca Polvani -Si tratta di un nuovo atto chirurgico che si effettua in una Sala Multifunzionale a cuore battente e in toracoscopia 3D, per permettere la visione tridimensionale del campo operatorio. In sostanza, guidati dal mappaggio elettro-anatomico appena eseguito dai colleghi aritmologi, effettuiamo l’intervento ablativo con una chirurgia assolutamente mininvasiva. Pratichiamo tre piccoli fori nel torace e posizioniamo temporaneamente un ablatore che, circondando l’atrio di sinistra, garantisce la completa esclusione dei ‘focolai aritmici atriali’, vale a dire quelle zone di alterata funzionalità che generano l’aritmia. Dopo il chirurgo, interviene ancora l’aritmologo per verificare con un nuovo mappaggio l’avvenuta ablazione o, se necessario, per effettuare un intervento transcatetere a completamento della procedura. Possiamo parlare veramente di trattamento integrato aritmologico-chirurgico”.
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