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L’articolo 18 abbattuto e la doppia vittoria di Monti

Al di là delle resistenze della Cigl e di una piccola parte del Pd, è chiaro a tutti che la riforma del mercato del lavoro tanto voluta da Mario Monti (e tanto osannata da Giorgio Napolitano) sarà presto realtà. Diventerà ancora più facile (come se oggi fosse una mission impossible…) licenziare i lavoratori. I ministri, i parlamentari della maggioranza e i presunti esperti di economia ci spiegano che queste modifiche sono necessarie per creare nuova occupazione e dunque fare ripartire lo sviluppo. Non ci vuole una laurea alla Bocconi per capire che tali affermazioni sono pura idiozia. La verità è che licenziare i dipendenti del settore privato sarà più facile e il mobbing aumenterà: il resto è pura retorica.

Già con l’attuale sistema le aziende non incontrano grossi ostacoli a mandare a casa i lavoratori. Basta leggere un qualsiasi giornale, anche fra i tanti che sostengono il governo, per rendersi conto di quanto drammatica sia la situazione occupazionale nel nostro paese. Ogni giorno chiudono centinaia di aziende (tra piccole, medie e grandi) e migliaia di persone finiscono – quando va bene – in cassa integrazione. I dati sono in costante crescita e le prospettive sono tutt’altro che incoraggianti.

Bene, che fa l’esecutivo retto dall’illuminato Monti? Invece di pensare a politiche capaci di riassorbire la disoccupazione – e quella giovanile presenta cifre da record – si preoccupa di come rendere più facili e arbitrari i licenziamenti. E guai a dire che toccare l‘articolo 18 è ingiusto. Per i tifosi di Monti e Fornero significa essere “contro la modernità”. Detto diversamente, oramai preoccuparsi dei diritti dei lavoratori è roba da reazionari. Per la serie: noi spogliamo di senso anche le parole.

Svuotando l’articolo 18, il premier raggiungerà due obiettivi. Del primo abbiamo ampiamente parlato sopra. Il secondo scopo che sta ottenendo Monti è quello di avere evitato che si parlasse di altre questioni. Problemi del mondo del lavoro che meriterebbero un’attenzione enorme e che invece vengono snobbati. Clientelismo, mancanza di trasparenza nei concorsi della p. a., stipendi milionari dei manager pubblici, meritocrazia prossima allo zero, baronaggio nelle università, fannulloni inamovibili, funzionari corrotti e premiati, privilegi delle caste (quelle vere), lavoro nero, lavoro sottopagato, laureati a spasso, cervelli in fuga, ecc. Ecco, di questi drammi sembra non fregare un bel nulla a nessuno, se non a chi – milioni di sfigatissimi italiani – ne è vittima in prima persona.

Per Monti, dunque, lo smantellamento dell’articolo 18 rappresenta un doppio successo. Il suo potere politico e mediatico fa già impallidire quello di Berlusconi.

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2 comments

  1. Hanno abbattuto l’Art. 18, ora che sia esteso anche ai parlamentari, diamo la stessa possibilità anche al popolo sovrano, licenziamo i corrotti, i ladri, i nullafacenti della politica

  2. Poi nel privato sì, nel pubblico no… ancora ste differenze da terzo mondo. che schifo

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