Operazione antiterrorismo a Roma: “Esplosivo contro gli infedeli”

terrorismo-160312075104

A Sono bastati due mesi di detenzione nel piccolo carcere di Velletri in provincia di Roma, per convincere Vulnet Maquelara, alias Karlito Brigande, a partire per la jihad in Iraq. Martedì, anche se la notizia è stata confermata solo ieri sera, Maquelara è stato arrestato con l’accusa di terrorismo internazionale. Anche se non aveva con se armi, le chat costanti col ”fratello” Firas Barhoumi e persino la preoccupazione della convivente, dimostrerebbero che l’uomo, con un passato da combattente nelle milizie nazionaliste albanesi dell’Uck (l’esercito di liberazione considerato a fasi alterne negli anni ’90 un’organizzazione terroristica o un alleato dell’occidente) era ormai pronto a partire. Fermato in nottata anche Emran Kurtishi, anche lui macedone e probabilmente il contatto, proveniente dalla Francia, che doveva aiutarlo ad espatriare.

L’INDAGINE All’origine dell’operazione c’è la decisione dei Carabinieri della Compagnia Roma Centro che, dopo aver eseguito nei confronti di Brigande/Maquelara un provvedimento da parte delle autorità macedoni per reati contro il patrimonio e contro la persona, hanno individuato e perquisito la sua abitazione facendo approfondimenti su tutto il materiale sequestrato. L’analisi del telefonino di Brigande e delle sue diverse schede sim hanno poi dimostrato che i contatti stretti un anno prima con il giovane Firas Barhoum, classe 1987, (mentre Brigande di anni ne ha 41) sono rimasti attivi fino alla fine di ottobre, quando Brigande diceva al telefono via Telegram di essere pronto a partire e di aver trovato il contatto giusto per attraversare la Turchia. Nell’informativa allegata all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Elvira Tamburello, i carabinieri del Ros spiegano che il legame tra i due nasce casualmente nel periodo di detenzione comune a Velletri tra il novembre 2014 e i primi di gennaio 2015. Poi Brigande torna a Rebibbia e dopo qualche tempo Barhoum viene espulso e dalla Tunisia raggiunge l’Iraq dove si sarebbe arruolato nelle file dell’Isis.

«AUTOBOMBA PRONTA» L’intercettazione del 20 ottobre 2015, sembra dire che è tutto pronto. Su Telegram è collegato Barhoumi: «Non c’è problema akhi (fratello) sarà… andrà tutto bene inshallah se vuoi tu venire qua tu no… non… posso sistemare tutto per te. Basta che tu fai un programma così anche con documenti falso cosi tu puoi venire inshallah». Brigande si dice pronto: «Ass-salamu aleku fratello mio, ma io già so’ pronto se… mi puoi scrivere le strade, le cose, come faccio, da dove, cerco inshallah (spero in Dio) piano piano di arrivare là. Tu lo sai che io ti voglio bene»; Barhoumi: «Anche io ti voglio tanto bene, mi manchi tantissimo akhi. Guarda che inshallah per me io ho segnato… uno operazione suciadìa, vuol dire prendo una macchina con l’esplosivo dentro per fare un’operazione contro il kuffar (miscredente, ndr) inshallah, però se me dici una pr… promessa che tu venire dopo un mese io posso allontanare la data dell’operazione… ». Il 2 novembre, Brigande viene nuovamente arrestato in esecuzione di un’ordinanza macedone e martedì, pochi giorni prima della scarcerazione, è arrivata la nuova ordinaza di custodia cautelare

L’EX SPACCIATORE Singolare è anche la figura del giovane reclutatore Barhoumi. Gli archivi del Dipartimento di pubblica sicurezza annotano la sua presenza una prima volta nel 2008, quando viene arrestato per immigrazione clandestina. Seguono una serie di altri arresti, per spaccio e immigrazione clandestina con presenza in varie carceri del centro nord Italia e un’espulsione dalla Norvegia. Finché nel luglio 2015 è stato definitivamente espulso dall’Italia dopo alcuni mesi di permanenza nel Cie di Ponte Galeria. Un paio di mesi dopo l’espulsione era già tra i militanti dell’Isis in Iraq. Il ministro degli Interni Alfano si è complimentato con il comandante dell’Arma per l’operazione che ha «sradicato una potenziale cellula jihadista in Italia». Il premier Renzi ha twittato il suo ringraziamento a forze dell’ordine e magistrati.

«Prendo una macchina con l’esplosivo dentro per fare un’operazione contro i kuf- far», cio è gli infedeli. È un tunisino di 29 anni, Firas Barhou- mi, a confidare in lingua italiana le proprie intenzioni di trasformarsi in un kamikaze. Il suo interlocutore è un macedone di 41 anni,Vulnet Maqelara, alias Carlito Brigande, arrestato il 2 novembre scorso perché era ricercato in Macedonia per reati contro la persona ed il patrimonio. Non era un semplice delinquente che aveva scelto una latitanza in Italia, dove circolava con documenti falsi. «Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 avrebbe militato nel ramo macedone dell’organizzazione nazionalista Uck (Esercito di liberazione nazionale del Kosovo), che si prefiggeva la costituzione di una “Grande Albania” etnica», spiega nell’ordinanza di custodia cautelare il Gip di Roma, Elvira Tamburelli.

Poi aveva fatto il salto verso il terrorismo islamico. I carabinieri, dopo averlo fermato durante un normale controllo, avevano scoperto il suo covo in un appartamento di via dei Balestrucci, nella capitale, e durante la perquisizione erano venute alla luce alcune lettere manoscritte contenenti frasi in italiano, arabo, macedone e albanese, annotazioni di diversi contatti tunisini oltre a quattro cellulari: su uno di essi Brigande «aveva memorizzato video in lingua araba e fotografie in cui lo stesso e altri soggetti sono ritratti in momenti e luoghi diversi mentre imbracciano armi da guerra».

Ormai era divenuto un uomo del Califfato. Lo aveva arruolato Barhoumi, in carcere insieme a lui tra la fine del 2014el’inizio del2015. Poi erano rimasti in contatto, come è emerso dai messaggi telefonici registrati e rimasti nella memoria del telefono cellulare, dai pedinamenti e dalle intercettazioni. Si parlavano attraverso vari sistemi di chat, perché nel frattempo Barhoumi era partito dall’Italia per unirsi all’Isis in Iraq. Brigande era lì lì per accogliere l’invito che il 20 ottobre scorso Barhoumi gli aveva rivolto a raggiungerlo. Ormai si era convinto, come testimonia una conversazione in un italiano stentato fra i due.

Barhoumi: «Andrà tutto bene inshallah… anche se tu vuoi venire qua… posso sistemare tutto per te. Basta che tu fai un programma così anche con documento falso così tu puoi venire inshallah».
Brigande: «Fratello mio, ma io già sono pronto se… mi puoi scrivere le strade, le cose, come faccio, da dove cerco in- shallah piano piano di arrivare là».
Barhoumi: «Basta tu cerca per venire a Turchia resto ci penso io per te hai capito? Basta che tu venire a Turchia, hai capito?».
Brigande: «Ok fratello cerco questo mese inshallah… cerco di venire più presto».

Barhoumi: «Perme io ho segnato… uno… per una operazione suicida, vuol dire prendo una macchina con l’esplosivo dentro per fare un’operazione contro i kuffar, inshallah. Però se mi dici una promessa che tu venire dopo un mese io posso allontanare la data dell’operazione». Lo stesso 20 ottobre, dopo aver chiamato un numero di telefono macedone, Brigande si era messo nuovamente in contatto con Barhoumi, spiegandogli di aver «parlato con un amico mio, aspetto la.. la risposta. Serve un po’ di tempo, inshallah, dieci giorni, venti giorni, inshallah… appena luigiusta, ha detto che prendo l’aereo e vado lì dove hai detto tu, inshallah».

L’ultima volta si erano sentiti il 27 ottobre, cinque giorni prima dell’arresto di Brigande.
Insieme a loro, accusati di appartenenza a un’associazio – ne con finalità di terrorismo, con l’aggravante della transnazionalità del reato, c’è anche un macedone di 26 anni Abdula Kurtishi, l’unico arrestato perché Brigande è già recluso e Barhoumi si troverebbe in Iraq. Kurtishi, legato a Brigande, era ricercato perché evaso da un carcere macedone dove stava scontando una condanna a otto anni di reclusione per rapina, spiegano i carabinieri, e dopo aver fatto la spola fra diversi Paesi europei, era entrato in Italia nello scorso ottobre sotto falso nome. Era una cellula nascosta, di stranieri, ma non è sfuggita all’antiterrorismo.

È quanto emerge dall’importante operazione antiterrorismo condotta dai Carabinieri del Ros e che ha sradicato una potenziale cellula jihadista in Italia affiliata all’Isis.

I carabinieri del Ros hanno eseguito nelle scorse ore due ordinanze di custodia cautelare perterrorismo nei confronti di un 41enne di nazionalità macedone, Vulnet Maqelara, alias Carlito Brigande, già in carcere, e di un tunisino di 29 anni,Firas Barhoumi, presunto foreign fighter arruolatosi nella fila di Daesh e che sarebbe attualmente in Iraq. Nella stessa operazione è stata arrestata anche una terza persona: Abdula Kurtishi ventiseienne macedone, ricercato in campo internazionale perché evaso da un carcere macedone dove stava scontando una condanna a anni 8 di reclusione per rapina. L’inchiesta ha preso le mosse da un’intuizione investigativa dei carabinieri della Compagnia di Roma Centro, in occasione dell’arresto, lo scorso novembre, diCarlito Brigande, nell’ambito di un normale servizio di controllo del territorio. A casa sua vennero trovate delle lettere con frasi in arabo e fotografie che parlerebbero di un’inequivocabile adesione al radicalismo jihadista. Il nome di Kurtishi è inizialmente emerso nell’ambito delle indagini, per i suoi stretti legami con Carlito Brigande.

“Gli uomini del Ros, con pedinamenti e intercettazioni, hanno così analizzato la documentazione cartacea e informatica, i tabulati telefonici e telematici, dalla quale sono emerso che nei giorni antecedenti al suo arresto, Brigande Carlito era in contatto attraverso vari sistemi di chat, con Firas Barhoumi, che già in quel periodo si trovava in Iraq, quale “foreign fighter” , a combattere in seno alle milizie terroristiche del “Daesh” ; i due indagati si erano conosciuti tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, durante un periodo di comune detenzione in carcere, dove Barhoumi aveva intrapreso l’opera di proselitismo jihadista nei confronti di Carlito Brigante” . “Gli approfondimenti investigativi sul suo conto – chiarisce la nota – hanno poi consentito di scoprire che dopo essere transitato in diversi Paesi europei, aveva fatto ingresso in Italia a ottobre scorso dove si avvaleva di documenti falsi e identità fittizie ” .

Misure cautelari per due macedoni e un tunisino. Kurtishi è stato quindi tratto in arresto sia per l’evasione da lui compiuta nel suo Paese, che in flagranza di reato, perchè trovato in possesso di documenti falsi.

Su ordine della Procura di Roma, i Carabinieri hanno eseguito ulteriori perquisizioni, nei confronti di persone che sono risultate in contatto con i soggetti arrestati.

Barhoumi: …andrà tutto bene inshallah…anche se tu vuoi venire qua… posso sistemare tutto per te”.

Barhoumi:.basta tu cerca per venire a Turchia resto ci penso io per te hai capito? Basta che tu venire a Turchia, hai capito?2.

Barhoumi:.per me io ho segnato. uno. per una operazione suicida, vuol dire prendo una macchina con l’esplosivo dentro per fare un’operazione contro i kuffar (miscredenti, ndr) inshallah.

“Ho parlato con un amico mio, aspetto la.la risposta”.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *