Shock Roma, spara e uccide la moglie in un bar

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In un bar di via di Lunghezza, alla periferia di Roma, una donna italiana di 50 anni è stata raggiunta da quatto colpi di pistola esplosi dal marito. Le forze dell’ordine hanno subito fermato l’uomo, che nel frattempo aveva tentato di dissfarsi dell’arma. La vittima è stata raggiunta da quattro pallottole: una alla mano, una al ventre e due, quelle mortali, al petto. Il marito aveva precedenti per stalking nei suoi confronti. L’arma è stata ritrovata in un prato in via Lunghezzina, avvolta in una giacca.

La donna è stata raggiunta da quattro colpi: uno alla mano, uno all’addome, e due mortali al petto. Nel tardo pomeriggio una cliente del locale italiana di circa 50 anni di cui al momento si conoscono solo le iniziali A.F., è stata raggiunta da quatto colpi di pistola. Ad udire gli spari, i passanti che capito quello che stava accadendo hanno chiamato la polizia.

Ancora una moglie uccisa dal marito, ancora una volta un uomo che non rassegnava alla fine del suo matrimonio e che per questo ha deciso che la moglie dovesse smettere di vivere. La tragica vicenda che stiamo per raccontarvi è avvenuta nella giornata di ieri a Roma, dove una donna di 50 anni, Assunta Finizio è stata uccisa dal marito, un 51enne di nome Augusto Nuccetelli; la donna si trovava in un bar sito sulla via Lunghezza, nella periferia della capitale, quando è stata freddata da diversi colpi di pistola.

L’uomo, avrebbe sparato almeno quattro volte, prima di dileguarsi, anche se poco dopo è stato fermato dalla polizia e subito dopo ha confessato di essere stato lui ad uccidere la moglie.Da quanto sembra la moglie lo aveva lasciato ma l’uomo non voleva assolutamente rassegnarsi alla fine del suo matrimonio, e per questo motivo nell’ultimo periodo tra i due vi erano sempre più liti, una situazione piuttosto pesante, confermata anche dai conoscenti della coppia e dai vicini di casa che sempre più spesso sentivano le urla provenire dalla loro abitazione.

Sembra che lui avesse una relazione extraconiugale e che la moglie avesse scoperto tutto e per questo motivo aveva deciso di lasciarlo, ma lui non ha accettato la decisione sin dal primo momento, tentando di convincerla a tornare sui suoi passi. Nel pomeriggio di ieri, dunque, sicuramente dopo l’ennesima lite tra marito e moglie, la donna era uscita da casa per dirigersi verso un bar ma il marito ha deciso di seguirla, scegliendo di ucciderla con quattro colpi di pistola davanti gli occhi increduli di tutte le persone presenti all’interno del bar dove la donna era entrata da pochi minuti. La donna è stata colpita in diversi punti, ovvero all’addome,al petto ed alla mano. I testimoni raccontano di aver visto l’uomo scappare, subito dopo aver sparato i colpi, e lo stesso ha raccontato di essere fuggito e di aver tentato di liberarsi dell’arma in una stradina nei pressi del bar.

I presenti, intanto, avendo assistito alla scena, hanno chiamato subito i soccorsi e le forze dell’ordine che nel giro di pochi minuti sono riusciti ad intercettare l’uomo, fermandolo e portandolo in questura dove lo stesso ha confessato di aver ucciso la moglie.Nelle ore successive all’omicidio, è stata anche ritrovata l’arma del delitto, ovvero una pistola che l’uomo aveva abbandonato in un prato in via Lunghezzina, avvolta in una giacca. Inoltre, dalle prime indagini effettuate è emerso che la coppia abitava nei pressi del bar e che la donna era una cliente assidua del locale.La donna era molto conosciuta in zona e soprattutto dai titolari ed altri assidui clienti del bar che ancora non riescono a credere che la donna possa essere morta e soprattutto in quelle circostanze così brutali.

Entra in un bar, punta la pistola contro la moglie e spara. Quattro colpi, Assunta Finizio cade a terra, il sangue bagna il petto e le mattonelle bianche del locale, per lei non c’è niente da fare. Lui fugge ma gli agenti delle volanti lo fermano subito mentre sta per salire su un autobus. «L’ho ammazzata perché mi voleva lasciare. L’ho tradita. Mi ha cacciato da casa e non ci ho capito più nulla», piange in questura Augusto Nuccetelli, fabbro, stessa età della moglie, e si copre il volto con le mani. Mentre il figlio di 17 anni è davanti al bar dove la madre è stata uccisa, si guarda intorno smarrito, in una serata qualsiasi ha perso tutto, a casa non c’è più nessuno che l’aspetta. «Ditemi che è successo, cosa hanno fatto a mia madre. Di lui non mi importa niente, voglio sapere…», si dispera.

Le 19,30, in via di Lunghezza, alla periferia est di Roma. Al civico 38 c’è un bar con i videopoker. Assunta Finizio, 51 anni di origine napoletana come il marito, ha parcheggiato la sua vecchia 500, un modello anni Sessanta da poco verniciata color viola, davanti  al bar ed è entrata. Probabilmente il marito l’ha seguita. Lei è dentro, vicino al bancone, sta per chiedere una consumazione. Non fa in tempo a parlare e a girare gli occhi verso l’uomo che le punta la pistola e viene colpita. Gli spari ravvicinati rimbombano nel bar, qualcuno scappa via spaventato. Il marito ha in mano una 44 Magnun, si dovrà chiarire come mai possedesse quell’arma o come se la fosse procurata. Assunta muore poco dopo, le pallottole l’hanno raggiunta all’addome.

Augusto scappa butta via la pistola su un prato lì vicino e si allontana velocemente dal luogo del delitto. Si dirige verso una fermata del bus, la sua intenzione è quella di salire sul primo mezzo che passa e far perdere così le sue tracce. Non ci riesce, gli agenti delle volanti che intervengono immediatamente lo raggiungono, è solo a duecento metro dal bar e lo bloccano. Augusto indica il punto in cui ha buttato via l’arma, è un prato che sta lì accanto. Gli agenti la trovano subito. Poi l’uomo viene portato in questura e spiega perché l’ha fatto.

La moglie aveva scoperto una sua relazione, lo aveva sorpreso da poco con un’altra donna e lo voleva lasciare. Liti, pianti e poi la fermezza di lei. «Vattene, non ci devi più stare in questa casa, non ti voglio più vedere», la rabbia della donna ferita. Di Augusto non voleva saperne più niente. E lui ha perso la testa: «Non sapevo dove andare, non ho capito più niente. Che ho fatto?», si dispera Augusto. Dopo l’intervento delle volanti che ha permesso la cattura del marito, le indagini sono passate alla squadra mobile diretta da Luigi Silipo.

La coppia viveva a Corcolle, a dieci minuti di macchina da via di Lunghezza. Assunta era la seconda moglie di Augusto, dal primo matrimonio lui aveva avuto due figli che sono ormai grandi. Il figlio avuto con Assunta ha 17 anni e consola la nonna davanti al bar dell’omicidio. La madre di Assunta non regge al dolore e si sente male, arriva un’ambulanza a soccorrerla. «Era una bella figliola», piange, «che fine ha fatto… Era così bella, mia figlia, e
quello me l’ha uccisa». Le indagini della squadra mobile dovranno adesso accertare la provenienza della pistola usata dal marito. Era un’arma detenuta legalmente o lui se l’è procurata in qualche altro modo nei giorni precedenti l’omicidio. E andrà anche verificata la confessione del marito.

«Era un angelo, figlia mia bella, lo sapevo che sarebbe finita così, eri troppo bella. Era un gioiello di femmina e quello me l’ha ammazzata». Disperazione, lacrime, tragedia. In una pozza di sangue guarda la figlia, Assunta Finizio, 50 anni, originaria di Napoli. Assunta non c’è più, la sua vita è stata spezzata, trafitta da quattro colpi di pistola. A ucciderla il marito Augusto Nucce- telli, 51 anni. Poco distante dal corpo di Assunta c’è il figlio della coppia. Ha soltanto 17 anni. Piange, si dispera: «Fatemi vedere mia madre, di mio padre non mi importa nulla…… Litigi, dissapori, tanto che Assunta secondo le prime informazioni raccolte dagli agenti di polizia voleva lasciare Augusto. Ma lui non accettava questa decisione e ieri pomeriggio la tragedia. «L’ho ammazzata perché mi voleva lasciare. L’ho tradita. Mi ha cacciato da casa e non ci ho capito più nulla», le parole dell’uomo catturato poco dopo l’omicidio.

Sulla strada, davanti al bar di via di Lunghezza al civico 38 c’è ancora l’auto della vittima, una vecchia 500 color viola. Quell’auto a bordo della quale ha fatto il suo ultimo viaggio da Cor- colle dove abitava al quel bar che frequentava spesso. È probabile che il compagno l’abbia seguita. Assunta non ha fatto in tempo neanche a chiedere una consumazione. Viene colpita dal marito con una 44 magnum. Le pallottole la raggiungono all’addome e per Assunta non c’è niente da fare. Intanto Augusto è fuggito, di lui si perdono le tracce ma i baristi e i clienti ancora sotto choc riescono subito a chiamare la polizia. L’uomo vorrebbe fuggire a bordo di un bus ma non ci riesce. Non ci riesce, gli agenti delle volanti che intervengono immediatamente lo raggiungono e lo bloccano per portarlo in questura. Lì Augusto confessa e spiega perché l’ha fatto. La moglie aveva scoperto una sua relazione, lo aveva sorpreso con un’altra donna e lo voleva lasciare. «Vattene, non ci devi più stare in questa casa, non ti voglio più vedere», la rabbia della donna ferita. E lui ha perso la testa: «Non sapevo dove andare, non ho capito più niente. Che ho fatto?», si dispera.

Adesso gli investigatori della squadra mobile diretta da Luigi  Silipo dovranno verificare la confessione dell’uomo per capire se effettivamente c’erano stati i litigi tra marito e moglie, se lei voleva lasciarlo. C’è da chiarire inoltre la provenienza dalla pistola con cui Augusto ha sparato ad Assunta: la deteneva con regolare porto d’armi oppure se l’era procurata in qualche altro modo.

Assunta era la seconda moglie di Augusto, dal primo matrimonio erano nati due figli che sono grandi. Ha solo 17 anni il figlio nato dall’unione con Assunta. Il ragazzo consola la nonna che non ha retto al dolore e si è sentita male davanti al bar, un’ambulanza è arrivata a soccorrerla. «Ditemi di mia madre», ripete disperato. In una sera qualsiasi ha perso tutto, non c’è più nessuno che l’aspetta a casa.

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