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Streaming Gratis Crotone – Inter Live Tv Info Rojadirecta

Saranno Crotone-Inter (ore 15, Sky Calcio 1, Premium Sport) e Fiorentina-Bologna (ore 18, Sky Calcio 1, Premium Sport) le altre due gare odierne. «Non fare le Coppe non è sempre un vantaggio. Quando si ha a che fare con tanti giocatori, il rischio è non riuscire a stimolarli», ha detto Luciano Spalletti, che cerca la quarta vittoria di fila. «Icardi e Perisic non sono due giocatori forti, sono due giocatori eccezionali, impossibili, sono i migliori che ci sono nel loro ruolo. Nainggolan? Per me è un trequartista», ha chiuso Lucio.

Come vedere Crotone Inter in streaming

Ovviamente la partita non sarà visibile in tv in chiaro, ma sarà trasmessa esclusivamente su Mediaset Premium sui canali Premium sport e premium Sport HD. E inoltre possibile guardare la sfida tra  Crotone Inter su dispositivi mobili quali tablet, cellulare,, computer, attraverso le applicazioni Mediaset play mentre i non abbonati potranno acquistare la gara in pay per view. È possibile altresì seguire in diretta Crotone Inter su particolari siti che offrono canali tradizionali e soprattutto la copertura in diretta tv e streaming gratis di Crotone Inter .   Se state pensando di guardare in streaming gratis il match su Rojadirecta, vi segnaliamo che il sito è stato oscurato su territorio nazionale perché considerata illegale e quindi vi sarà praticamente impossibile seguire il match su questo sito.

Dove vedere Crotone Inter diretta Live Tv

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La provincia, è il suo regno. E non certo perché Luciano Spalletti si sente a casa soltanto quando riposa nelle campagne di Montespertoli. Nell’ultimo campionato, con Maurizio Sarri è stato l’unico a non aver perso neppure una partita contro chi ha finito il torneo nella parte destra della classifica. L’Inter, contro le medio piccole, è invece stata un pianto: ha perso in trasferta con Chievo, Crotone e Genoa, e in casa con Cagliari e Sassuolo. Il che ha consigliato Spalletti a tenere ben alta l’attenzione del gruppo in queste settimane. Prima della Spal, aveva infatti parlato di “partite che sono il check-in per l’Europa”, mentre ieri è… passato alle “minacce”. «In questo periodo sento dire che si giocano sette partite, ma la più importante è l’ottava (ovvero il derby, ndr): se i giocatori ragionano così, gli vado addosso». Il ricordo della disfatta di Crotone (9 aprile) è ancora fresco, come i dati emersi dall’ultimo campionato dove l’Inter, contro le ultime dieci in classifica, ha racimolato 41 punti sui 60 disponibili, bottino magrissimo se confrontato con quanto ottenuto dalle squadre arrivate tra le prime tre, ovvero Juventus (55), Roma (56) e Napoli (50). In tal senso, Spalletti è una garanzia, però restano vive le incognite legate a quanto visto negli ultimi due anni quando l’Inter si è regolarmente sciolta sul più bello, mostrando l’incapacità di avere un rendimento di alto livello per tutto l’arco del torneo: con Mancini – stagione 2015/16 – la squadra partì benissimo con cinque vittorie nelle prime cinque giornate (vittime Atalanta, Carpi, Milan, Chievo ed Hellas), ma poi evaporò a fine dicembre; mentre nell’ultimo torneo Stefano Pioli – dall’11 dicembre al 28 gennaio – di partite consecutive ne ha vinte addirittura sette (con Genoa, Sassuolo, Lazio, Udinese, Chievo, Palermo e Pescara) ma, una volta pareggiato 2-2 a Torino (18 marzo) è iniziata la via crucis terminata soltanto quando è stato chiaro che pure l’Europa League sarebbe stata persa. Un golgota che ha avuto tra le tappe più imbarazzanti proprio la sconfitta all’Ezio Scida arrivata a causa di un primo tempo in cui l’Inter ha preso due gol dal Crotone ma poteva prenderne altrettanti. Va detto che l’Inter che andrà in campo questo pomeriggio sarà molto diversa da quella schierata da Pioli che presentava la la difesa a tre (con Medel e Murillo a fare da partner a Miranda) e un centrocampo composto da Banega, Kondogbia e Ansaldi – tutti venduti in estate – oltre a D’Ambrosio. Oltre all’infausto ricordo dell’unico precedente a Crotone, oggi per l’Inter ci sarà un nemico in più di cui tenere conto: il caldo estivo che accompagnerà la sfida, con uno sbalzo termico di quasi quindici gradi rispetto a quanto trovato ieri dalla squadra nella rifinitura ad Appiano. Sarebbe stato più agevole giocare in notturna, ma queste sono penitenze da scontare se si ha una proprietà che ha sede a Nanchino.

Questa volta il numero tondo non è nei gol che potrebbe raggiungere (al momento è a quota 83), quanto nelle presenze ufficiali: oggi pomeriggio a Crotone, infatti, capitan Icardi taglierà la soglia delle 150 gare con l’Inter, avvicinandosi a due mostri sacri che hanno scritto la storia nerazzurra alla fine degli anni ’80, ovvero Matthaeus (153) e Brehme (150). Il biondissimo Icardi – convocato da Sampaoli per le gare di ottobre dell’Argentina contro Perù ed Ecuador – oggi sarà regolarmente al suo posto a guidare l’attacco di un’Inter che Spalletti potrebbe schierare in maniera speculare rispetto a quella che domenica scorsa ha sconfitto la Spal a San Siro, dunque con Joao Mario trequartista e la coppia Gagliardini-Borja Valero in mezzo al campo («Borja sa stare da tutte le parti, se lo metti nel Barcellona gioca pure lì»). Vecino scalpita, ma lo spagnolo dovrebbe partire dall’inizio e al limite rifiatare martedì col Bologna. Dietro ancora fiducia a Dalbert a sinistra, in mezzo Skriniar e Miranda, quest’ultimo convocato dal Brasile.

A proposito di Icardi, ieri Spalletti ai microfoni di Premium ha sorvolato sul cambio di look dell’argentino («I miei calciatori si possono comportare come vogliono, l’essenziale è che non disturbino il lavoro di squadra: in questo caso se uno si gira davanti vede quel bagliore per cui lo riconosce meglio e riesce a servirlo…»), soffermandosi invece sul dibattuto tema della clausola di rescissione, attualmente fissata a 110 milioni. Bassa, considerando i prezzi raggiunti nell’ultimo mercato: «Per Icardi va messa la massima clausola possibile, a livello di Isco e di tutti i top player». Il trequartista spagnolo è stato recentemente blindato dal Real Madrid con una clausola da… 700 milioni.

Cinque gol Icardi e due Perisic. I tabellini delle tre gare disputate finora dall’Inter parlano chiaro: le recite offensive della squadra, salvo l’acuto finale di Vecino nella vittoria sulla Roma (su passaggio di Perisic), sono state degli assoli dei due assi a disposizione di Spalletti. Se l’Inter ha vinto tre gare su tre, lo deve sì a una ritrovata solidità difensiva e un gioco di squadra equilibrato, ma soprattutto al cinismo sottoporta di Icardi e Perisic: «Loro non sono due giocatori forti, sono due giocatori eccezionali, impossibili, i migliori che ci sono nel loro ruolo», ha spiegato ieri Spalletti che ha però voluto rimarcare con forza un concetto assai chiaro. «I gol non li possono fare solo due calciatori, devono farli tutti – ha aggiunto -. Due soli calciatori che segnano non ci possono portare in Champions e noi dobbiamo essere fino all’ultima partita in lotta per quelle posizioni lì».

«niente europa? nessun vantaggio»

Spalletti – che ha sottolineato come una sconfitta nel cammino dell’Inter debba essere considerata «un evento eccezionale» – ha poi voluto evidenziare come dal suo punto di vista, non giocare le coppe europee non sia un vantaggio, anzi: «Se hai due partite alla settimana vedi i giocatori fuori vogliosissimi di farti cambiare idea, ma se un calciatore non gioca questa partita e la squadra fa un buon risultato – ha concluso il tecnico -, lui sa che probabilmente giocherà ancora la stessa formazione e per me diventa difficile stimolarlo e incontrarlo tutti i giorni».

Quando le parole trovano conforto nei numeri. «leardi e Pe- risic sono due giocatori eccezionali, impossibili, i migliori nel loro ruolo», ha affermato Spalletti Ebbene, considerando gol e assist, quella nerazzurra è davvero la coppia più efficace tra le tutte le big del campionato. In tandem, hanno messo assieme 7 reti (5 di Maurito e 2 del croato) e 3 passaggi vincenti (tutti dell’esterno), per un totale di 10 “punti’.’ La Juventus, con Dybala e Pjanic si è fermata a 8 e, di fatto, si tratta di 2 specialisti, perché l’argentino ha solo segnato e il bosniaco ha solo confezionato assist. Il doppio ruolo se lo sono divisi i milanisti Suso e Cu- trone: 2 centri ciascuno e 3 passaggi vincenti (2 lo spagnolo e uno il baby bomber).

CONFERMA. Insomma, avere Icardi (nuovamente convocato dall’Argentina a differenza di Higuain) e Perisic è una bella fortuna per Spalletti. Che, però, come si può leggere a parte, non si accontenta e pretende che alla “festa” del gol partecipino anche altri nerazzurri. Nel frattempo, si gode una base solida da cui partire. Anche perché ciò che si è visto in queste 3 giornate non è certo un exploit isolato. Quei due là davanti, infatti, sono abituati a spedire palloni nelle reti avversarie e pure a mettere i compagni nelle migliori condizioni per riuscirci. Sotto questo secondo aspetto, nello scorso campionato, Maurito ha fatto perfino meglio del croato. I suoi assist, alla fine, sono stati ben 7 (oltre ai “classici” 24 gol), uno in meno di Candreva e 2 in niù di Perisic. Altro che criticarlo per non essere in grado di giocare per la squadra: Icardi, a soli 24 anni, è un attaccante ancora in evoluzione e destinato ad aumentare la sua dimensione. Il croato, invece, può essere devastante, ma, anche in un’annata da 11 reti (unico altro nerazzurro ad andare in doppia cifra) e appunto 5 assist, ha infilato momenti di abulia e poca affidabilità.

ESTATE E RINNOVI. Entrambi, comunque, hanno cominciato la nuova stagione al massimo. Eppure nessuno dei due ha trascorso un’estate tranquilla. Perisic, per cominciare, aveva ceduto al corteggiamento del Manchester United, trovando una base di accordo sin dal mese di giugno. Non a caso, nelle prime settimane di preparazione, il suo atteggiamento era stato quello di un giocatore semplicemente in attesa del segnale per fare le valigie. Toccando le corde giuste, invece, Spalletti è riuscito a entrare in sintonia con lui, mentre, nonostante fosse una precisa richieste di Mourinho, lo United non si è mai avvicinato alle richieste nerazzurre, vale a dire oltre 50 milioni di euro. Con il passare dei giorni, quindi, Perisic è tornato a sentirsi coinvolto nel progetto, tanto da firmare un nuovo contratto fino al 2022. L’estate di Icardi, invece, è stata condizionata da un guaio muscolare che si è trascinato fin dalla scorsa stagione. Tanto lavoro personalizzato per lui, con il dubbio che, alla prima giornata di campionato, il suo motore non fosse ancora in grado di girare al massimo. I dubbi, però, sono stati spazzati dalla doppietta rifilata alla Fiorentina, a cui è seguita quella con la Roma e quindi il rigore con la Spal. Risultato? Si può già scommettere che presto anche Maurito firmerà un nuovo contratto «con la massima clausola possibile, a livello di Isco e di tutti i top player» ha chiosato Spalletti a Premium Sport

Ci possono portare in Champions. E noi, per quello che abbiamo accettato, abbiamo il dovere di essere in lotta per quel traguardo fino all’ultimo». Il messaggio di Spalletti è chiaro: Icardie Perisic possono essere dei fenomeni, ma non sono sufficienti, servono gol alternativi. Quello del tecnico nerazzurro, però, non è un allarme. Dalle sue parole, infatti, emeige la certezza che «basterà attendere qualche partita e vedrete che segnerà pure qualcun altro». Finora c’è stato solo un “terzo incomodo” tra i marcatori, ovvero Vecino, che ha sigillato il successo con la Roma. E allora occorre un salto di qualità anche da parte degli altri centrocampisti, cominciando da CandTeva,

6 centri nello scorso campionato, ma 3 volte in doppia cifra negli ultimi 3 anni alla Lazio, ma proseguendo soprattutto con i vari Borja Va- lero, Joao Mario, Gagliardini e Brozovic.
AVVERTIMENTI. Intanto, tra una lode e l’altra ai suoi («Tutti fanno bene in allenamento e si stimolano a vicenda ad andare sempre più forte. Così mi mettono in difficoltà»),
Spalletti sparge anche una serie di avvertimenti: «Dobbiamo stare attenti a non varcare il confine tra fiducia e presunzione. Se credi di essere il primo della classe viene meno la disponibilità a migliorarsi. Abbiamo giocatori forti e se pensano e giocano con l’idea di squadra e dei reparti, vengono fuori buone cose». E, in riferimento alla sfida con il Crotone, sulla carta più agevole di altre: « Il campione non sceglie la partita in cui esserlo ma è quello che tutte le volte mette il suo marchio sulla vittoria».

VETTA SOLITARIA. Peraltro, l’anno scorso, proprio a Crotone cominciò il tracollo finale nerazzurro. Stavolta, invece, anche un pareggio allo Scida regalerebbe all’Inter la vetta solitaria della classifica. Presumibilmente soltanto per una notte, visto che domani saranno in campo Juventus e Napoli. Ma intanto l’ultima volta in cui la squadra nerazzurra si era trovata lassù da sola risale al 6 gennaio 2016, ovvero 618 giorni or sono.

Cinque mesi fa un leardi castano e un’Inter presuntuosa uscirono dallo Scida umiliati da un Crotone che quel 9 aprile capì che la salvezza era possibile e firmò la condanna del progetto Pioli. Oggi il mondo del biondo Maurito e dei nerazzurri sembra rovesciato come la neve nelle «boi de neige», le palle di vetro souvenir. Battendo il Crotone, la banda Spalletti si ritaglierebbe un giorno da capolista solitaria, aspettando Juve e Napoli.

IL MIGLIORE Anche se fuori dalla Pinetina ieri minacciava pioggia, il tecnico chiosava: «Nella mia camera c’è sempre il sole». Il raggio più caldo si chiama leardi, che per illuminare ancor di più la via del primato si è appena tinto i capelli color oro. «Mauro e Perisic sono forti, ma possono creare una dipendenza pericolosa – fa Spalletti -? Proprio no, loro due sono eccezionali, i migliori nel ruolo. A Mauro va messa la massima clausola possibile, a livello di Iseo (700 milioni ndr. ) e di tutti i leardi, 24, con Perisic, 28 getfy top player». Poi scherza sul nuovo look: «Lo troveremo più facilmente». Insomma, l’oro non è solo nei capelli. E presto, viste le cifre che girano, potrebbe riaprirsi il tema contrattuale. In effetti il capitano ha già segnato 5 reti (sulle 8 totali) e in carriera non aveva mai fatto centro nelle prime tre di campionato. Un altro lato B rispetto a quel match dello Scida, dove arrivò con le spalle e la testa appesantite da un’astinenza da gol su azione in campionato lontano dal Meazza lunga quasi 7 mesi. Era fermo infatti alla doppietta del 21 settembre a Empoli e si sbloccò la settimana dopo Crotone, sfatando il tabù derby. Anche se la Pazza Inter riuscì nell’impresa di farsi rimontare da 2-0 all’ultimo secondo del minuto di recupero del recupero…

IL PEGGIORE Al di là del nuovo di look, in questi cinque mesi tantissime cose sono cambiate intorno a leardi. Intanto la partecipazione al gioco. Allo Scida in aprile il killer d’area lo fece Diego Falcinelli da Marsciano, mentre l’interista si meritò un 4 in pagella da peggiore in campo anche perché toccò appena 18 palloni (anche Handanovic ne aveva visti di più), senza subire nemmeno un fallo. Una resa coerente con quella dei compagni, che persa la prospettiva Champions si squagliarono al sole di Calabria. Mauro ora invece si batte come un leone, sorride e festeggia sulle spalle di quel Perisic con cui qualche mese fa l’intesa calcistica e il feeling in generale non erano certo al top.

L’ex Samp continua a fare quello per cui è nato, segnare, ma soprattutto ora lotta, rincula, si rompe anche il «labbrino» (cit. Spalletti) all’Olimpico immolandosi sul tracciante di Kolarov per poi ripartire in contropiede. Tra invidie da rinnovo e fascia «prematura», un anno fa non era amatissimo nello spogliatoio. Ora si è guadagnato i gradi e l’unico attrito col mondo Inter rimane quello con la Curva per l’autobiografia. Gli ultrà ne hanno fatto una questione di principio. Lui si concentra sul campo. Prima o poi anche questo mondo di Mauro verrà ribaltato.

Senza dimenticare che nella scorsa primavera lui viveva con il tarlo della nazionale. Bauzanon lo convocava malgrado un’altra stagione da più di 20 reti. Col passaggio a Sampaoli è cambiata anche questa musica. E proprio per amore d’Argentina leardi ha poi vissuto un’estate di rincorsa per recuperare da uno stiramento aggravato a giugno per non dire di no alla Seleccion. A inizio settembre, finalmente l’esordio dal V al posto di Higuain. Contro Uruguay e Venezuela arrivano però due pareggi che rendono decisive in chiave Mondiale le sfide a Perù ed Ecuador che arriveranno a pochi giorni dal derby.

CIFRA TONDA Insomma, è un leardi biondo, coinvolto, nazionale e affamato di rivincita dopo quel pomeriggio di un giorno da cani. Come se non bastassero tutti questi stimoli, Mauro inoltre oggi toccherà le 150 presenze in maglia Inter. Condite da 83 reti, di cui 76 in campionato (decimo nella classifica tutti i tempi dei nerazzurri). La Serie A del resto è stato quasi l’unico habitat del bomber di Rosario. Vero, ci sono anche 15 presenze e 6 reti nelle coppe europee. Ma mai in quella Champions League che anche per lui sta diventando una piacevole ossessione. «Dobbiamo essere in lotta fino all’ultima giornata per tornare nella Coppa che conta», ruggisce Spalletti. Una giornata di fine estate da soli in vetta a punteggio pieno potrebbe essere il viatico ideale. Basta aggrapparsi al biondo.

La miglior difesa del campionato contro l’unica squadra a non avere ancora segnato. Al di là degli scongiuri di rito in casa Inter, la sfida contro il Crotone è legata anche a questa curiosità. Con il torinista Sirigu, Handanovic è l’unico portiere ad aver subito soltanto un gol (Dzeko) nelle prime tre giornate. Risultato frutto di un lavoro collettivo, di quel pizzico di fortuna che non guasta – i tre pah colpiti dalla Roma prima del tracollo nel finale – e di una coppia che nessuno credeva capace di cementarsi così in fretta. Invece Miranda e Skriniar si intendono già a meraviglia. Fondamenta preziose dopo le 49 reti incassate nello scorso campionato. «Mi aspettavo un miglioramento della squadra perché vedo tutti lavorare bene, attenti, vogliosi – spiega al proposito Luciano Spalletti -. Poi abbiamo giocatori fortissimi tra i titolari, vedi Skriniar e Miranda, che aiutano dietro. Anche a centrocampo chi gioca dà il massimo. In alcune partite preferisci uno, in altre un altro, ma sono tutti forti e se fanno le cose da reparto, da squadra forte, viene fuori un buon risultato. Se il centrocampo fa bene filtro si prendono anche meno tiri, se l’attaccante non resta avanti dopo il gol sbagliato ma torna a riconquistare palloni, ecco che tutti partecipano alla fase difensiva».

TUTTI SULLA CORDA La difesa va e sarebbe suicida toccarla. A meno di sorprese, avanti anche con Dalbert che deve ancora assorbire tempi e movimenti. Visto che pure l’attacco macina che è un piacere, il dubbio rimane in mezzo al campo, formai brevettato «folto che ruota molto» con cinque uomini a giocarsi tre maghe. A differenza della Spai, quando anticipò di dieci giorni la titolarità a Gagliardini, stavolta il tecnico tiene tutti sulla corda, nasconde le sue intenzioni anche alla squadra e mischia le carte pure nella rifinitura. «Se possiamo fare a meno di Borja Valero – dribbla la domanda Spalletti -?

Lui sa stare ovunque, se lo metti nel Barcellona giocherebbe anche lì. A volte si guardano solo gol e assist, ma non i 70 palloni all’apparenza facili che spostano l’avversario e ti permettono di segnare».

ERRORE DA EVITARE A prescindere dalle scelte di formazione, Spalletti esprime quasi sempre concetti legati al collettivo e ha ben chiaro quale sia l’errore da evitare: «Essere presuntuosi, credersi superiori. Se pensi di essere uno dei primi della classe hai meno disponibilità a migliorarti. Qui partite come queste venivano interpretate come interlocutorie, ma non c’è solo la grande serata di gala. Conosco bene Nicola e il suo gruppo, sono pericolosi. Ma al tempo stesso anche contro la Spai ho visto dai miei l’atteggiamento giusto. Il campione non sceglie la partita in cui esserlo, non fa distinzioni. Dipendiamo troppo da leardi e Perisic? No, abbiamo diverse risorse e presto segneranno anche gli altri. Curioso di vedere la reazione dei miei alle prime difficoltà. Vediamo quando e se ne perderemo una che discorso farò ai miei. Per ora abbiamo in testa soltanto la vittoria».
ITALIA, SORRIDI Chiusura sulla Nazionale e sugli schiaffi presi in Champions dai nostri club: «Spagna-Italia è una partita singola, stiamo facendo un lavoro anche sui giovani e serve tempo. Ma non ci stiamo appiattendo, anzi adeguando al calcio europeo. Tanto che il Na- poli piace a tutti e che una squadra come la Spai non viene al Meazza a fare lanci lunghi, ma costruisce dal basso. Poi è vero che certi mega budget cambiano gli equilibri».

Un’intera famiglia con la passione nerazzurra. È quella dei Cordaz, (trevigiani di Vittorio Veneto) che un bel giorno corona il sogno di vedere uno dei suoi vestire la maglia dell’Inter. Alex, attuale portiere del Crotone, ha visto il esaudito il desiderio anche se non è durato molto e per affermarsi è dovuto andare su e giù per lo Stivale. L’Inter lo scova quando ha ancora 16 anni, lo cresce definitivamente al punto che al terzo anno vince, con la Primavera di Verdelli, il titolo italiano. Va un anno a La Spezia in prestito prima di ritornare in nerazzurro per fare il terzo alle spalle di Toldo e Fontana. Riesce a giocare anche uno spezzone di una gara di Coppa Italia contro la Juve per un rosso a Toldo e sempre in quella stagione Alvaro Recoba in allenamento gli frantuma il polso con un bolide costringendolo a sei mesi di inattività. L’Inter lo rimanda allo Spezia e poi lo libera definitivamente. Vive esperienze anche in Lega Pro tra Acireale e Pizzighettone.

SVOLTA CROTONE Ma gli anni più belli li trascorre a Crotone dopo l’esperienza di Treviso, Cittadella e Nova Gorica. Con i rossoblù ottiene una salvezza miracolosa il primo anno in B, è promosso in A l’anno successivo a 33 anni suonati e, storia recente, ottiene una salvezza pazzesca dopo una stagione tutta in salta. La sua Inter se la ritrova di nuovo oggi dopo averla battuta lo scorso 9 aprile. Una vittoria che consentì al Crotone di centuplicare poi gli sforzi per la salvezza mentre la formazione di Pioli salutava i sogni europei. Sei mesi fa Falcinelli e il palo (quello colpito da Eder nei minuti finali della partita) gli regalarono una gioia irrefrenabile, la stessa che vorrebbe vivere nel pomeriggio per festeggiare non solo la prima vittoria in questa stagione, ma pure le 100 presenze con la maglia del Crotone in campionato. Contro l’Inter saranno 101 e meritano una carica speciale.

Col regista si vince: lo scudetto e spesso e volentieri anche in Europa. La storia dell’Inter, infatti, insegna che quando la squadra nerazzurra ha conquistato un campionato o un trofeo internazionale, a gestire il gioco c’era un elemento di grande qualità. Quello che, a ben guardare, è mancato nelle ultime, deludenti tre annate, ovvero da quando ha lasciato l’Inter Esteban Cambiasso, l’ultimo vero “metronomo” di spessore nell’organico interista. Dopo di lui, infatti, è mancato un giocatore in grado di dare il la all’azione partendo dal vertice basso del centrocampo. Innanzitutto perché lì gli allenatori hanno preferito schierare spesso e volentieri il mediano Medel (o Felipe Melo, mentre ha fallito il francese M’Vila e non ha trovato pressoché spazio il giovane Gnoukouri) e poi perché sia Kovacic sia Hernanes e Banega, hanno offerto il meglio di sé venti metri più avanti. Luciano Spalletti, invece, ha subito preteso che per la sua Inter fosse ingaggiato un giocatore con caratteristiche ben chiare, quel Borja Valero che il tecnico di Certaldo avrebbe voluto già a Roma nella passata stagione.

MENTI VINCENTI

Borja Valero, utilizzato a Firenze quasi sempre sulla linea dei trequartisti, all’Inter ha abbassato il suo raggio di azione e, insieme a Skriniar in difesa, è stato indubbiamente uno degli inserimenti più positivi dell’ultima estate. Lo spagnolo ha preso subito in mano il gioco della squadra, dettando i ritmi di gioco a tutti i compagni. Ma soprattutto Borja Valero ha fatto vedere di poter essere anche un ottimo intenditore, abbassandosi molto spesso vicino ai due centrali difensivi per dar loro una mano in fase di contenimento, ricordando il De Rossi giallorosso. Sotto quest’aspetto, Borja Valero è senza dubbio la novità tattica più interessante dell’Inter ’17-18, perché un giocatore del genere nelle precedenti annate non c’era. E, come detto, con un regista – vero o adattato, quello che conta è l’intelligente calcistica -, l’Inter nella sua storia ha scritto le pagine più belle. Basti pensare a Luis Suarez che fu il faro della Grande Inter di Helenio Herrera nei ’60 quando arrivarono tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali. O al poco mediatico Gianfranco Matteoli, la mente dell’Inter dei record di Trapattoni nel 1988-89, anche se la vetrina se la presero Matthaus e Brehme, Serena e Berti. Cambiasso è stato l’equilibratore delle stagioni d’oro dell’Inter di Mancini e Mourinho, ma anche quando i nerazzurri hanno conquistato le meno affascinanti Coppa Uefa, in mezzo al campo c’erano dei registi, differenti fra di loro, ma fondamentali per la squadra: il “libero” Battistini che Trapattoni utilizzò davanti alla difesa nella Uefa del ’91; il gregario Manicone nel ’94 e il brasiliano Ze Elias nel ’98, quando le stelle erano Ronaldo e Djorkaeff.

A RIPOSO?

Senza coppe europee, Spalletti potrà gestire al meglio le forze del 32enne Borja Valero che potrebbe però tirare il fiato in una delle prossime due trasferte: Crotone domani e Bologna martedì. Con lo spagnolo in panchina – non c’è un vero alter ego in rosa -, spazio alla coppia dinamica Gagliardini-Vecino.

L’osservato speciale Santiago Ascacibar, argentino dello Stoccarda. Seguiti da vicino anche l’olandese Donny van de Beek dell’Ajax e il brasiliano Thiago Maya del Lilla
MILANO. Luciano Spalletti ha sempre avuto un regista, o addirittura più di uno, nelle sue formazioni vincenti. Basta prendere la Roma per capirlo: De Rossi punto fermo sia nella prima esperienza fra il 2005 e il 2010, sia in quella più recente; dieci anni fa c’erano Dacourt prima e Pizarro poi, con Aquilani e Brighi alternative di lusso; nell’ultimo biennio in giallorosso prima Pjanic e poi Paredes. Per questo, il solo Borja Valero non basta. Per la prossima stagione e quelle a venire, dunque, il club nerazzurro si guarda intorno. Il ds Ausilio manda regolarmente i suoi osservatori negli stadi di mezza Europa; Sabatini, coordinatore tecnico di Suning Sport, si affida ai suoi canali per pescare magari qualche nuovo talento sudamericano. Sono diversi i profili che piacciono all’Inter, tre forse un gradino sopra gli altri, tutti classe 1997. Uno è il “noto” Thiago Maia, oro olimpico col Brasile nel 2016, stellina del Santos e acquistato un paio di mesi fa dal Lille del “Loco” Bielsa per 14 milioni di euro. L’Inter non smette di seguirlo, anzi, il trasferimento in Francia potrebbe agevolare la sua crescita.

EREDI

Le due new entry più interessanti sono Donny van de Beek dell’Ajax e Santiago Ascacibar dello Stoccarda. Il primo ha raccolto l’eredità di Klaassen, passato all’Everton: in questo inizio di stagione ha già collezionato 8 presenze, realizzando 3 reti (2 al Nizza nel preliminare di Champions). Titolare in tutte le nazionali giovanili (l’Inter lo monitora ormai da 3 anni), è stato convocato da Advocaat per le ultime due gare dell’Olanda. E’ un nome noto a Palazzo Saras anche quello di Ascacibar, segnalato a Zanetti dall’ex compagno Veron. Ascacibar, infatti, in estate è passato allo Stoccarda per 8 milioni, ma fino a pochi mesi fa era il regista dell’Estudiantes, club presieduto dall’ex centrocampista di Inter, Parma e Lazio. Piccolo di statura (170 cm, ma Spalletti ha reso “grande” Pizarro…), in patria viene paragonato a Mascherano.

Come Vedere Crotone – Inter Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Sabato 16 Settembre alle ore 15:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Crotone – Inter  quarta giornata del campionato di Seriae A.  Alle 18:00  il match tra Fiorentina – Bologna. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Crotone – Inter, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.

Uno dei più noti luoghi comuni del calcio è quello della «dipendenza di una squadra dal suo centravanti». In sostanza, quando l’attaccante principale di una squadra segna numerosi gol, e queste reti costituiscono una notevole percentuale del totale, si conclude che le fortune del gruppo dipendano dalle prestazioni del singolo in questione, e che questo sia un difetto. Ora, siccome i luoghi comuni come questo conservano sempre un fondo di verità ma non sono «la verità», bisognerebbe affermare che se l’attaccante principale segna molto vuol dire che il gioco sviluppato alle sue spalle funziona, e parallelamente ammettere che mentre un centravanti segna vanno ideate e allenate soluzioni di gioco alternative per distribuire i gol anche ai giocatori di altri reparti. Perché qualora dovesse incepparsi il numero 9, una squadra deve possedere vie alternative al gol pronte all’uso.

La «dipendenza dal centravanti» è aderente anche all’Inter, visto che degli otto gol realizzati finora in 3 partite di campionato ben 5 sono stati firmati da Icardi, per il quale, secondo Spalletti, va messa «la clausola più alta possibile, come quella di Isco (700 milioni, ndr)». Il resto del bottino è diviso tra i soli Perisic (due, contro Fiorentina e Spal) e Vecino (uno, contro la Roma). Benedetti siano i gol di Icardi, ma la vena realizzativa del capitano va ora resa un valore aggiunto, non una qualità da cui dipendere. Così, in vista della trasferta a Crotone (alle 15, diretta Premium Sport e Sky Calcio 1) in cui l’Inter cercherà la quarta vittoria consecutiva, il tecnico ha annunciato, rassicurando gli «spacciatori» di luoghi comuni, che «i gol arriveranno da tutti».

Non bluffa, Luciano, semmai è consapevole di poter avvicinare alla porta avversaria i centrocampisti, come dimostra il caso-Nainggolan, che lo scorso anno ha raddoppiato i gol segnati (da 6 a 11 in A, più 3 in Europa).
E forse non è un caso che oltre alla premiata ditta Icardi- Perisic, l’unico ad aver esultato finora sia Vecino, il prototipo del centrocampista che Spalletti ama plasmare, anche se rispetto a Nainggolan l’uruguaiano non avanzerà la posizione. Così, dopo la panchina contro la Spal, Vecino tornerà titolare a Crotone mentre Borja Valero, Gagliardini e Jo- ao Mario si contenderanno le altre due maglie. Spalletti ha speso parole al miele anche su Borja Valero («Fa vincere le partite anche se non è appariscente») che rispecchiano un dato: lo spagnolo è il migliore della squadra perla precisione dei passaggi, con una media del 92,3%. Oltre a Borja, altri 4 nerazzurri – Gagliardini, Veci- no, Joao Mario e Skriniar – vanno oltre il 90%: dunque, distribuita la qualità, ora mancano i gol. Ma arriveranno da tutti, chissà se già con il Crotone, parola di Spalletti.

Non sembrava la giornata adatta a un brasiliano nato a Rio de Janeiro. Meglio due settimane prima a Milano sotto il sole di fine agosto a Milano. Invece Ronaldo scelse la pioggia battente di Bologna, in una domenica di settembre che pareva già autunno, per segnare il primo gol in Serie A. Atteso come una benedizione da tutti i tifosi interisti che non potevano aspettare troppo a lungo il primo segnale concreto del loro nuovo gioiello. Dopo i primi 90 minuti col Brescia, ne servirono altri 52 con gli emiliani, esattamente 20 anni fa, 14 settembre 1997. Una breve eternità considerato che Ronaldo era atterrato sulla Milano nerazzurra con l’aura di un messia calcistico.

L’acquazzone del Dall’Ara aveva l’aria di venire giù come un incantesimo fatto apposta per intirizzire gli ingranaggi esplosivi ma delicati del Fenomeno. Timori spazzati via dal primo vero assolo di Ronaldo in Italia: dribbling di destro a Massimo Paganin e tocco di sinistro a vanificare l’uscita di Alex Brunner. Poi via con le braccia ad ali di aereo, la sua classica esultanza. Il difensore, appena passato al Bologna proprio dall’Inter, e il vice di Antonioli non possono fare altro che restare sul prato fradicio a guardarsi: sarà il primo scambio di occhiate disarmate tra avversari costretti a osservare le movenze letali di quel centravanti ad alta velocità, sostanzialmente irrefrenabile quando partiva in quel modo ai 15-20 metri dalla porta avversaria. Per un attimo restano tutti a guardarsi così al Dall’Ara: i gol di Ronaldo erano lampi che fermavano il tempo. Serviva un secondo per adattarsi alla sua differente rapidità di esecuzione.
In tribuna ci sono Lucio Dalla e Gianni Morandi. Massimo Moratti gongola per la prima prodezza del suo colpaccio di mercato. E’ il 3-1 che chiude la partita dopo il gol che ha riavvicinato il Bologna: una magnifica punizione di Roberto Baggio. Notevole la concentrazione di classe di quella partita. Il Divin Codino compensava Ronaldo e Djorkaeff. Tra i nerazzurri c’erano anche Pagliuca, Bergomi, Zanetti e Simeone. Baggio non si arrende al destino del punteggio e in una sfida tra fuoriclasse porta i suoi sul 3-2 trasformando un calcio di rigore (poi chiuderà Djorkaeff sul 4-2 con un pallonetto spettacolare). I 36.000 del Dall’Ara tornano a casa consapevoli di avere visto una ricchezza di gesti tecnici che spesso si fatica a rintracciare in una giornata intera di campionato.

A fine partita Ronaldo ringrazia Simoni per lo schieramento adottato e i compagni per gli assist e il supporto (Djorkaeff ne confeziona tre, Ganz partecipa alla festa con un gol). Paradossalmente l’attaccante brasiliano invoca “un’Inter protetta”. Sa di potere fare la differenza da solo in avanti. In quella stagione chiuderà a quota 34 reti tra campionato e Coppa Uefa: non raggiungerà mai più quel bottino in carriera. A maggio regalerà all’Inter la prima coppa internazionale della gestione Moratti con un gol dei suoi nel 3-0 alla Lazio al Parco dei Principi a Parigi. Nella stessa città, ma in uno stadio diverso a Saint Denis, due mesi dopo andrà incontro alla misteriosa crisi prima della finale mondiale con la Francia che lo costringerà a una prestazione da fantasma davanti agli occhi di centinaia di milioni di appassionati, senza parole davanti a quelle immagini angoscianti. Da quella serata, a nemmeno 22 anni, forse esce un altro Ronaldo. La stagione 1997-98 con la maglia dell’Inter resterà una delle più belle per il fuoriclasse brasiliano. Una delle più felici e meno travagliate: nove mesi di capolavori, uno scudetto sfiorato e finito tra le veementi proteste della partitissima con la Juventus a Torino e la Coppa Uefa conquistata. Una squadra intera a proteggere il suo trascinatore. E tutto era partito da Bologna sotto la pioggia di una domenica di venti anni fa.

Il 20 agosto, nella prima giornata di campionato, Luciano Spalletti ha schierato Marcelo Brozovic nel ruolo di incursore. Una scelta di campo quella dell’allenatore perché, per fisico e capacità di vedere la porta, il croato ha tutto per poter essere l’uomo giusto da piazzare alle spalle di Icardi. Impossibile fare un paragone con Nainggolan, la cui furia agonistica è unica, però in quella posizione Spalletti cerca pure all’Inter un giocatore che possa spaccare le partite e un Brozovic tirato (finalmente) a lucido, può essere il meglio che offre il menù a disposizione. Il sogno era Arturo Vidal ma la trattativa con il Bayern – prima che arrivasse lo stop di Suning agli investimenti – non riuscì nemmeno a decollare per il veto posto da Carlo Ancelotti. Il mercato è ancora lontano mentre la necessità di trovare un titolare nel ruolo è pressante. Dopo Brozovic, a Roma è toccato a Borja Valero giocare sulla trequarti ma l’esperimento è stato deludente perché piazzare lì lo spagnolo ha avuto come effetto collaterale quello di depotenziarne le virtù da costruttore di gioco. Con la Spal, è storia recente, trequartista è stato Joao Mario che però ha confermato il teorema in base a cui il portoghese è più efficace quando entra in corso d’opera piuttosto che se schierato dall’inizio.

Le prossime tre partite saranno utili per capire se Spalletti vorrà mettere fine alla turnazione oppure se le scelte dell’allenatore – non avendo di fatto un titolare nel ruolo – saranno parametrate alle caratteristiche degli avversari. A Crotone, dove tra l’altro farà molto caldo, potrebbe essere utile riproporre Joao Mario, mentre a Bologna – contro un avversario più fisico – potrebbe toccare a Brozovic. Supposizioni che confermano come nessuno tra i vari giocatori a disposizione – al momento – abbia le qualità per eccellere sugli altri. Questo a meno che Brozovic non ritrovi quella continuità di rendimento ad alto livello che avevano convinto l’Inter a mettere una clausola rescissoria da 50 milioni sul suo cartellino valida solo per l’estero così da disinnescare il tentativo di golpe da parte della Juventus, essendo da sempre Massimiliano Allegri un estimatore del croato. Il problema però è l’ormai cronica indolenza di un giocatore che a Milano ha alternato prestazioni scintillanti a cadute altrettanto clamorose, con punta dell’iceberg l’ammutinamento seguito una stagione fa alla sostituzione con l’Hapoel Beer Sheva (era il 15 settembre) quando la decisione di abbandonare lo stadio dopo aver discusso con Frank De Boer gli costò un mese ai box per punizione. Tra le sfide più intriganti che dovrà vincere Spalletti c’è proprio quella di fare di Brozovic un giocatore dallo spessore internazionale. Non sarà impresa semplice, però l’uomo di Certaldo, nei primi mesi interisti, ha dimostrato di essere pure un ottimo psicologo e, toccando i tasti giusti, potrebbe compiere il miracolo. Perché avere un Brozovic in più nel motore, potrebbe essere un altro buon motivo per pensare che questa sia davvero per l’Inter la stagione della rinascita.

Un vernissage in grande stile per celebrare la partnership tra Bwin e l’Inter, non una sponsorizzazione tradizionale, ma una vera e propria sinergia per un progetto comune tra due brand leader nei rispettivi settori. La società di betting sarà official partner dei nerazzurri per i prossimi tre anni e per questo Zinho Vanheusden, Joao Cancelo, Borja Valero e Matias Vecino, oltre al Chief Revenue Officer Michael Gandler, sono stati protagonisti dell’evento Bwin. Proprio il centrocampista uruguaiano durante la serata ha rilasciato alcune dichiarazioni a margine. «Questa squadra credo abbia ancora tanti margini di miglioramento, sia come collettivo che come singoli. Sabato abbiamo una partita difficile, ma importante e vogliamo vincerla per non lasciare scappare nessun punto, che dopo si fanno sentire. C’è tanta strada da fare, ma dopo tre partite non dobbiamo pensare a vincere il titolo, dobbiamo pensare alla partita col Crotone che adesso è la cosa fondamentale».
Vecino ha raccontato anche dei suoi obiettivi personali. «Mi sento integrato ogni giorno di più nella squadra, Quando Spalletti vuole, sono sempre a disposizione. Penso che per costruire una squadra forte hai bisogno di tutti e 20 i giocatori, non solo di 11; perché magari all’inizio vai bene, ma dopo si sente la mancanza di ricambio. Questo è un punto su cui il tecnico sta lavorando tanto e tutti avremo il nostro momento, la stagione è lunga. Giocare più avanti? In realtà in carriera sono stato arretrato, ma non avrei problemi, sarà Spalletti a decidere il mio ruolo. In mezzo al campo mi trovo bene. Segnare più gol della scorsa stagione è un altro obiettivo (nella Fiorentina, tra campionato ed Europa League, ne aveva segnati quattro ndr), i gol dei centrocampisti contano, non si possono chiedere solo agli attaccanti». E sul nuovo colore di capelli di Mauro Icardi scherza: «È particolare, speriamo che segni anche da biondo!»

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