Trivellazioni in mare: regioni chiedono referendum contro il PD

Le regioni non ci stanno al decreto sblocca-Italia e chiedono trivellazioni referendum contro il governo PD

Sì alle trivellazione off-shore, Greenpeace e otto regioni coinvolte contro il governo.

Il decreto ‘sblocca Italia’ tanto vantato da Renzi e dai suoi ministri, rischia di deturpare 122 mila km quadrati di coste italiane. Poiché esso concede alle compagnie petrolifere di piazzare le piattaforme un po’ dove gli pare, all’interno di un’area marina immensa.

Le otto regione che chiedono un referendum per abrogare alcune norme del decreto sblocca-Italia sono: Puglia, Molise, Abruzzo, Veneto, Calabria, Sardegna, Basilicata e Marche. Il fatto assurdo è che 7 di queste regioni (praticamente quasi tutte escluso in Veneto, comunque in mano alla Lega) sono rette da giunte regionali del PD, che si oppongono a Renzi e al suo decreto.

La ricerca di idrocarburi nei nostri mari viene effettuata tramite le cosiddetta tecnica dell’airgun, ovvero delle tramite l’innescamento di forti cariche esplosive sui fondali, che hanno un impatto negativo sull’ecosistema, ovviamente.

A dircelo è l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), tramite un rapporto tecnico.

Secondo Legambiente i danni all’ecosistema sono incalcolabili.

Ma guarda caso, questo tipo di intervento, che era già un divieto, è scomparso dalla legge sugli ecoreati approvata dal parlamento a maggio. Quindi secondo il governo ‘si può fare’.

A bombardate i nostri fondali sono in tutto 13 compagnie petrolifere, tra queste le italiane Shell, Edison, Eni, si prenderanno la fetta maggiore.

Nella sola Sicilia, governata da Crocetta, l’unica che non abbia ancora chiesto il referendum abrogativo, daranno ben 12,500 i km quadrati soggetti a prospezione tramite esplosione.

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