Zika, sensazionale scoperta: individuato anticorpo per bloccare infezione e debellare il virus

E’ ormai diverso tempo che sentiamo parlare del pericoloso Virsu Zika, virus a RNA della famiglia Flaviviridae isolato per la prima volta nel lontano 1947 in Uganda e precisamente nella foresta Zika. Nel corso degli anni però la malattia in questione si è diffusa in diversi continenti facendo il suo ingresso anche in Europa, ed ecco che nelle scorse ore il National Institute of Health americano ha annunciato che gli Stati Uniti sono intervenuti dando il via, in maniera ufficiale, ai test del vaccino contro il virus Zika su pazienti umani e precisamente su persone di età compresa tra i 18 e i 49 anni. Sulla delicata questione si è nello specifico espresso  Anthony Fauci, direttore dell’Institute of Allergy and Infectious Diseases il quale ha dichiarato “Abbiamo bisogno urgente di un vaccino sicuro ed efficace, visto che il virus Zika continua a diffondersi e a causare serie conseguenze per la salute pubblica, soprattutto per donne in gravidanza e neonati”. Tornando ai test del vaccino contro il virus Zika su pazienti umani ecco che nello specifico, secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni, sembra proprio che saranno circa 75 i partecipanti al test che verranno divisi in tre diversi gruppi di cui quelli che faranno parte del primo gruppo riceveranno due dosi di vaccino e un placebo a distanza di 28 giorni, mentre invece i partecipanti al test che entreranno a far parte degli altri due gruppi testeranno, oltre al vaccino contro il virus Zika anche il vaccino per l’encefalite giapponese e poi ancora quello per la febbre gialla.

Tale prima fase del test, condotto su volontari sani, ha l’obiettivo di verificare quella che è la sicurezza di tale vaccino oltre che misurare, allo stesso tempo, anche la risposta immunitaria. Negli ultimi giorni si sta molto discutendo su un anticorpo che potrebbe bloccare tale virus negli adulti e nei feti, scoperto grazie ad una sperimentazione effettuata dai ricercatori del Vanderbilt University Medical Center e della Washington University School of Medicine e sperimentato sui topi. Chiamato ZIKV-117 questo speciale anticorpo è stato in grado, per circa un mese, di sospendere l’attività del virus proteggendo anche i feti presenti nel ventre dei topi infettati.

E proprio sulla scoperta di tale anticorpo si è espresso James Crowe, direttore del Vanderbilt Vaccine Center e autore principale dello studio il quale ha dichiarato “Il punto di partenza è stato analizzare il sangue di soggetti che, in tutto il mondo, avevano contratto il virus e non mostravano più alcun sintomo: evidentemente avevano sviluppato anticorpi in grado di arrestare lo Zika”, ed entrando nello specifico ha rivelato che “Tra tutti gli anticorpi che i soggetti avevano nel loro siero, ossia la parte liquida del sangue, abbiamo isolato quelli che si legano in modo più stretto alle particelle del virus. Il più promettente si è rivelato lo ZIKV-117: iniettato nei topi, neutralizza lo Zika”

Il nuovo anticorpo anti-Zika, indicato con il nome “Zikv-117”, fa parte di un gruppo di anticorpi umani isolati nei globuli bianchi di tre persone che erano state infettate dal virus. Nei test alcuni topi hanno ricevuto l’anticorpo prima dell’infezione e altri dopo e in entrambi i casi la quantità di particelle di virus in circolazione nell’organismo (vale a dire la “carica virale”) si è fortemente ridotta sia nelle madri che nei nati; inoltre, si sono registrati anche meno danni alla placenta e i feti sono cresciuti meglio.

Per Michael Diamond, co-autore della ricerca, l’anticorpo Aikv-117 è “il primo farmaco antivirale che ha dimostrato di funzionare durante la gravidanza per proteggere i feti dal virus Zika”. Si tratta, ha concluso, di “una prova di principio del fatto che questo virus può essere trattato durante la gravidanza e che abbiamo un anticorpo umano che permette di farlo, almeno nei topi”. Decisamente una buona notizia considerando che, solo in Brasile (il Paese più colpito al mondo) sono stati denunciati oltre un milione e mezzo di casi di infezione; di questi, ben 4180 hanno riguardato neonati microcefali, di cui 68 poi deceduti.

Continua a crescere l’allarme per il virus Zika, visto che da alcuni recenti studi, pare che questo possa anche colpire il cervello degli adulti. Ebbene si, pare proprio che il cervello umano sia particolarmente vulnerabile a Zika ed ancora sembra che questo possa essere capace di aggredirlo, danneggiando cellule fondamentali per la memoria e l’apprendimento perchè capaci di sostituire i neuroni danneggiati.

E’ questo quanto scoperto da un gruppo di ricercatori guidati da Joseph Gleeson, della Rockfeller University, i quali hanno effettuato degli esperimenti sui topi; il lavoro di questi ricercatori è stato pubblicato su una nota rivista ovvero la Cell Stem Cell. I ricercatori dall’Università della California La Jolla sembrano confermare ogni paura, ovvero pare il virus Zika può causare danni simili all’Alzheimer nel lungo periodo anche negli adulti. La ricerca è stata condotta sulle cavie e si è visto che il virus va ad attaccare in loro le cellule cerebrali.

Intervenuto Gleeson, ovvero il coordinatore dello studio, il quale ha dichiarato: ”E’ la prima volta che si osservano gli effetti di Zika sul cervello adulto e possiamo dire che l’infezione non è così innocua come si pensava, anche se serviranno ulteriori studi per capire se questo danno ha delle implicazioni biologiche a lungo termine o può influire sul comportamento”.Un altro ricercatore, invece, ovvero Sujan Shresta ha dichiarato che Zika può entrare nel cervello degli adulti e portare devastazione,a anche se la maggior parte di chi viene infettato, raramente mostra dei sintomi.”L’effetto del virus Zika sugli adulti può essere più sottile, e ora sappiamo che cosa cercare”, ha aggiunto il ricercatore. I danni di cui parlano i ricercatori, in realtà, non sembrano manifestarsi subito, come invece succede nei neonati, ma dopo un certo periodo di tempo e quello maggiori pare si registrino nell’area dell’ippocampo, dove risiede la memoria.Un adulto che viene contagiato, potrebbe dunque avere dei sintomi simili a quelli dei malati di Alzheimer o sintomi di malattie legate al deterioramento cerebrale.

Stando a quanto emerso dalla ricerca in questione, pare che il virus Zika agisce uccidendo le cellule staminali neuronali, cioè le cellule progenitrici dei neuroni che sono abbondanti sì nel feto, ma di cui rimangono due ‘sacche’ pure in quello adulto, vulnerabili al virus; una volta che l’organismo viene contagiato dal virus, queste cellule si perdono e riducono. A tal riguardo Gleeson, ha ribadito che negli adulti il virus non attacca tutto il cervello come avviene nel feto ma soltanto queste cellule, di fondamentale importanza per l’apprendimento e la memoria. Il ricercatore ha tenuto a precisare, inoltre, che i soggetti in salute riescono comunque a prevenire l’attacco ma chi possiede un sistema immunitario indebolito rischia d essere danneggiato dal virus con tutte le possibili conseguenze.

Sembra possano esserci delle buone possibilità nella lotta al virus Zika che registra nuovi preziosi alleati.  Pare che un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona ha individuato un gruppo di anticorpi capaci di bloccare l’infezione ed ancora altri cattivi che invece non hanno fatto altro che aumentare la risposta della persona si ammala.

Lo studio è stato effettuato dai ricercatori dell’Università di Pisa San Martino e nello specifico Fausto baldanti Elena Percivalle del laboratorio di virologia molecolare di Pavia hanno studiato in collaborazione  con  gli altri ricercatori coordinati da Davide Corti dell’irb, la risposta immunitaria nei malati a Zika, individuando così gli anticorpi buoni capaci di bloccare l’infezione e anticorpi cattivi che possono portare ad un’infezione letale.”Zika  è diventato un’emergenza quando è esploso in Sudamerica perché lì c’è una densità di popolazione altissima e le zanzare Aedes capaci di trasmettere il virus in maniera molto efficiente: in Brasile sono stati registrati 4mila casi di microcefalia l’anno scorso. Il problema è il contagio delle donne in età fertile”, ha dichiarato Bandanti il quale aggiunge che purtroppo ad oggi non esiste un vaccino ne tanto meno una terapia che possa bloccare il virus che si trasmette anche per via sessuale potenzialmente anche al momento del concepimento.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, è stata coordinata da Humabs BioMed, una società di biotech svizzera, spin-off dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona affiliato all’università della Svizzera Italiana.   Lo studio in questione sicuramente apre le porte ad un futuro migliore e dai nuovi testi diagnosi ed approcci terapeutici. “Sono tre i risultati principali del nostro lavoro. Il primo che abbiamo identificato degli anticorpi ‘buoni’, capaci di neutralizzare e bloccare il virus non solo in provetta, ma anche negli animali”, ha dichiarato Antonio Lanzavecchia, ovvero il direttore dell’Irb. “Abbiamo studiato i meccanismi di controllo immunitario  e identificato anticorpi particolarmente potenti nel controllarla. In futuro, come accaduto per Ebola, questi anticorpi sintetizzati in laboratorio potrebbero diventare una terapia per difenderci dall’infezione”, ha dichiarato Baldanti.

A detta dei ricercatori pare che ci siano solo 4 mesi per selezionare e caratterizzare più di 100 anticorpi monoclonati diretti contro il virus Zika, isolati dai linfociti B provenienti da 4 pazienti convalescenti. I ricercatori hanno fatto sapere che l’anticorpo più potente nel neutralizzare il virus Zika è adesso in fase di sviluppo a Hambs per prevenire le infezioni congenite.Intervenuto anche Filippo Riva, il CEO di Humabs, il quale ha dichiarato:  “Questo studio rappresenta un altro rilevante esempio della rapidità con cui Humabs è in grado di isolare e caratterizzare un vasto numero di anticorpi diretti contro agenti infettivi e di sviluppare i migliori anticorpi quali possibili nuove terapie per contrastare i patogeni emergenti”.

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