Vittorio Sgarbi va in pensione senza avere mai lavorato un giorno. “È incredibile, ero sempre in aspettativa”

Il critico d’arte, nonché deputato e sindaco di Sutri, ha collezionato 51 anni di contributi da funzionario dei Beni culturali. Ma è in aspettativa dal 1985. “È stata un risparmio per lo Stato. L’hanno avuta tutti, e mi pare giusto perché è una regola democratica”

“L’uomo che è andato in pensione senza lavorare un giorno”. L’uomo in questione è Vittorio Sgarbi, deputato della Repubblica italiana e sindaco di Sutri (Viterbo), immortalato così da Panorama che gli dedica una lunga intervista. Il suo è un caso previdenziale sui generis, visto che va in pensione da funzionario dei Beni culturali con 51 anni di contributi, in gran parte solo figurativi. Perché Sgarbi è in aspettativa dal 1985. “Ero sempre in aspettativa gratuita, non mi pagavano”, precisa. Tutto in regola quindi, ma pure lui ammette: “In effetti è incredibile. Primo: non l’ho chiesto, me l’hanno comunicato. Secondo: vado in pensione con la legge Fornero, ovvero le regole più severe per limite anagrafico“.

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Facciamo due conti: Sgarbi ha 66 anni, è nato nel 1952. Ha iniziato a lavorare a 20 “come supplente di latino nelle scuole” del Ferrarese. E così arriviamo al 1972: quindi risulterebbe che il nostro parlamentare – che ha lasciato Forza Italia dopo che Berlusconi ha annullato la visita a Sutri – ha lavorato 45 anni. E invece no, arrivano a 50 perché ha riscattato i 4 anni della laurea e uno di perfezionamento. Arriviamo al 1977, quando diventa “prima ispettore poi soprintendente dei Beni culturali”. “Ero poco in ufficio ma lavoravo”, anche se Telese gli ricorda cosa c’era scritto sui suoi certificati medici: “Cimurro e cervicalgia”.

Un assenteismo che gli ha procurato pure una condanna per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato. Tutto descritto ne La Repubblica delle banane, dove si ricorda che Sgarbi “per tre anni ha disertato il suo ufficio alla Soprintendenza di Venezia con scuse puerili, dalle malattie più improbabili a una fantomatica “allergia al matrimonio”, per farsi gli affari suoi: scrivere libri, comparire in tv, frequentare salotti e varie mondanità. Cosí, dal 1996, è un pregiudicato” per i reati sopra citati, “avendo riportato una condanna definitiva a 6 mesi e 10 giorni di reclusione e 700 mila lire di multa”. Assente e condannato, ma tenendosi stretto il suo posto da funzionario pubblico. Rigorosamente in aspettativa.

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A Panorama Sgarbi spiega che la sua pensione sarà tra i 2500 e i 3500 euro al mese e sottolinea che a casa sua al mese si spendono intorno ai 30mila euro. In che cosa? “Assistenti, dipendenti della Fondazione, 7mila euro solo di affitto“. Per lui la “quota Sgarbi” è più vantaggiosa della “quota 100” della Fornero, ma ci tiene a precisare: “La mia lunghissima aspettativa è stata un risparmio per lo Stato. L’hanno avuta tutti, e mi pare giusto perché è una regola democratica”. E riassume così la sua carriera politico-istituzionale: “È sintetizzabile in maniera semplice: mi cacciano sempre. Da ogni posto: cacciato da sottosegretario dall’allora ministro Giuliano Urbani, cacciato da assessore , dal sindaco Letizia Moratti, da alto commissario a Piazza Armerina, da sindaco di Salemi“.

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