A 8 anni salvata dal fango, il padre muore nella piena del torrente Raganello

Ennesima tragedia quella accaduta a Raganello, nel parco nazionale del Pollino in provincia di Cosenza, dove a causa del maltempo, una piena ha travolto degli escursionisti che stavano visitando il Canyon. Chiara  è stata salvata dal fango ed ha solo 8 anni. Il padre purtroppo è morto nella piena del torrente di Raganello. Ecco le dichiarazioni dal medico dell’elisoccorso: «La piccola mano fredda di Chiara, i suoi occhi terrorizzati e l’incredulità sui volti dei sopravvissuti. Queste sono le immagini che rimarranno per sempre scolpite nella mia memoria. In ventidue anni di servizio non mi era mai capitato nulla di simile». Sono queste le parole di Pasquale Gagliardi, dirigente medico dell’elisoccorso regione Calabria, che ieri è stato tra i primi ad arrivare sul luogo della tragedia, nel parco nazionale del Pollino in provincia di Cosenza, dove a causa del maltempo, una piena ha travolto gli escursionisti che stavano visitando il Canyon.

Chiara ha perso il padre nella piena del torrente in Calabria, mentre la madre è gravissima all’ospedale. «Volo da oltre vent’anni  e posso dire di essere un veterano. Ho soccorso centinaia di persone in situazioni difficili, ma mai mi era capitata una disgrazia di queste dimensioni. Forse la peggiore della mia vita professionale. Quando siamo arrivati non avevamo contezza di cosa era accaduto, pensavamo di soccorrere tre persone in difficoltà. Sono bastati cinque minuti per capire che quello che era accaduto non aveva precedenti”, racconta ancora Gagliardi.

“La prima persona che abbiamo soccorso è stata la piccola Chiara, che abbiamo trovato in stato di ipotermia, con lesioni sul corpo e gravi difficoltà respiratorie causate dall’acqua ingerita che conteneva fanghiglia. Situazione, questa, pericolosa perché la sabbia e il fango occludono gli alveoli polmonari. Era semicosciente ma in evidente stato di choc. L’abbiamo trovata accanto ad un cadavere e da quello che ho saputo in seguito, quasi certamente i genitori sono tra le vittime. Non dimenticherò mai la sua piccola mano nella mia. Così come non dimenticherò il soccorritore alpino che la teneva in braccio al quale non smettevo di ripetere ‘non la lasciare, riscaldala con il tuo corpo il più possibilè», ha aggiunto Gagliardi.

Le parole del medico sono molto forti, raccontano con precisione e tanti particolari ciò che accaduto, sottolineando di come tutto sia stato un lavoro piuttosto pesante, di aver fatto anche l’impossibile per salvare più persone possibili e trovare i dispersi. L’elisoccorso ha avuto difficoltà ad atterrare perché non vi erano punti d’appoggio sicuri dove poter usare.  «Pur di salvare la piccola abbiamo operato quello che in gergo si chiama hovering», una manovra che consiste nello stazionare a punto fisso rispetto al suolo ad altitudine costante, senza poggiare a terra”, conclude Gagliardi.

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