Alessandro Elisei è stato ucciso: la verità forse in un video

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Alessandro Elisei potrebbe non essere morto per un tragico incidente: potrebbe essere stato assassinato!” È questa la clamorosa ipotesi degli inquirenti sulla drammatica fine di Alessandro Elisei, il bambino di 11 anni trovato morto il 3 ottobre del 2016 sul fondo di un canale di Maccarese, tra Fiumicino e Roma. A due anni di distanza, la tragica morte di questo bambino è ancora avvolta dal mistero. Gli inquirenti hanno battuto diverse piste, tra le quali quella dell’incidente e quella del suicidio, ma, di fatto, l’inchiesta non è arrivata a una conclusione certa. Per questo, il pubblico ministero che si occupava del caso aveva chiesto l’archiviazione delle indagini.

I familiari del piccolo Alessandro, però, non si sono arresi e, grazie all’impegno dell’avvocato che li assiste, Andrea Rossi, sono riusciti a far riaprire l’inchiesta. Questa volta, però, si indagherà con un’ipotesi sconvolgente: quella di omicidio volontario. Al momento non ci sono indagati, ma gli inquirenti, ipotizzando questo reato, potranno verificare qualunque tipo di scenario. Anche il più terribile.

Ma chi era Alessandro? Cosa gli è successo? E cosa ha scoperto la sua famiglia di così importante da convincere il giudice a riaprire le indagini? Per capirlo, facciamo un passo indietro. È il 3 ottobre 2016. Alessandro, dopo essere uscito da scuola va a mangiare dalla sua nonna. Nel pomeriggio esce a giocare con i suoi amici: il paese dove vive è piccolo e i bambini sono abituati a stare all’aperto da soli, senza un adulto che li sorvegli. La nonna, più tardi, non lo vede rientrare. Preoccupata, dà subito l’allarme. Le ricerche partono immediatamente e, purtroppo, terminano nel giro di poche ore: Alessandro viene rinvenuto morto. A trovare il suo corpicino in un fosso è un poliziotto, che, in un tentativo estremo, si getta nelle acque gelide del canale con la speranza di poterlo salvare. Purtroppo, però, non c’è più niente da fare. L’autopsia accerterà che Alessandro è morto per annegamento.

Gli investigatori iniziano le indagini e nella vita di Alessandro emergono subito alcune ombre. Il piccolo, che frequentava la prima media, era seguito a scuola da alcune figure di sostegno. Diversi testimoni lo descrivono come un bambino in difficoltà. Qualcuno, addirittura, sostiene che il piccolo, in più occasioni, avesse dichiarato: «Non ce la faccio più, ora mi ammazzo». Per questo, tra le ipotesi vagliate dagli inquirenti, si fa avanti anche quella, terribile, del suicidio. La famiglia di Alessandro, però, respinge con forza questa possibilità. La mamma, Simona Righetti, scrive ai giornali anche questa lettera aperta: «Mio figlio Alessandro mai e poi mai si sarebbe ucciso. Mai e poi mai avrebbe messo fine alla sua vita lasciandoci soli. Alessandro, è vero, era un bambino che necessitava di un aiuto in più rispetto ai suoi coetanei ed era estremamente sensibile, ma niente più di questo. È vergognoso aver insinuato che si sia suicidato perché era stanco della sua vita». Dunque, com’è morto Alessandro? Gli inquirenti hanno sentito gli amichetti che erano con lui quel pomeriggio per fugare il più terribile dei dubbi: Alessandro è scivolato accidentalmente in acqua o un amico che stava giocando per lui, magari per sbaglio, lo ha spinto nel canale, lasciandolo poi annegare? L’inchiesta non lo chiarisce. Queste domande sarebbero rimaste senza risposta se la famiglia di Alessandro non si fosse opposta alla chiusura delle indagini.

In particolare, l’avvocato Andrea Rossi ha chiesto al giudice di accertare l’esistenza di un video che potrebbe segnare la svolta in questo caso. Quando gli inquirenti sentono gli amichetti di Alessandro, una sua compagna di classe fa una confidenza clamorosa. Racconta che un ragazzino, che quel maledetto pomeriggio era con Alessandro, lo avrebbe filmato mentre era nel canale, nei minuti prima di morire. Questo video sarebbe stato condiviso da questo ragazzino con altri amici su un gruppo WhatsApp, il programma che si utilizza per scambiarsi foto, filmati e messaggi con il telefono cellulare. Non solo: il video sarebbe stato persino pubblicato su un sito Internet, YouTube. Sarebbe stato poi il fratello maggiore del ragazzo che aveva fatto

il filmino, dopo essersi reso conto della gravità di quello che era successo, a cancellarlo sia dalla chat di gruppo, sia dal sito Internet. È vero? Saranno gli inquirenti a doverlo appurare. Il giudice per le indagini preliminari ha ordinato agli investigatori di sentire ancora gli amici di Alessandro. Il nuovo pm che si occuperà del caso chiederà poi a YouTube l’acquisizione del video. La verità è sempre più vicina.

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