Bimba violentata dal prete di famiglia. Difesa punta a incapacità di intendere e volere

È cominciato oggi il processo nei confronti di don Paolo Glaentzer, il parroco della chiesa di Sommaia (Calenzano) accusato di aver violentato una bambina di 10 anni dopo essere stato sorpreso nella sua auto mentre la palpeggiava la sera del 23 luglio.

Il sacerdote, reo confesso, ora agli arresti domiciliari nella sua abitazione nel comune di Bagni di Lucca, è arrivato in Tribunale intorno 12,30 su un furgone della polizia penitenziaria ed è stato portato subito nell’aula al secondo piano, dove lo attendevano il suo avvocato difensore, il pubblico ministero Laura Canovai e l’avvocato Olivia Nati che assiste i genitori della bambina, a cui la piccola è stata tolta dopo l’arresto del sacerdote. L’avvocato difensore di Glaentzer ha chiesto per l’imputato una perizia psichiatrica. L’obiettivo, secondo quanto appreso (l’udienza si svolge a porte chiuse), è quello di dimostrare l’eventuale incapacità di intendere e volere del sacerdote. Il giudice per l’udienza preliminare del processo con rito abbreviato, Costanza Comunale, scioglierà la riserva nel pomeriggio. All’udienza di oggi hanno chiesto di costituirsi come parte civile i genitori, il Comune di Calenzano e la Curia di Firenze.

Don Paolo Glaentzer è indagato per i 3/4 episodi da lui stesso confessati al pm Canovai. Fatti confermati ‘candidamente’ (“credevo che la ragazza avesse 14-15 anni”, la sua unica difesa) al gip Francesco Pallini durante l’interrogatorio di garanzia. Sin dall’inizio della scabrosa vicenda, si erano accesi i riflettori sulla famiglia della piccola: disagiata, con problemi anche economici, seguita dai servizi sociali. I figli erano già stati allontanati per ‘incapacità genitoriale’, poi nel 2016, il ricorso in Appello: madre e padre avevano riottenuto l’affidamento. Ma nel gennaio scorso una relazione dei servizi sociali aveva riportato l’attenzione sulla famiglia della bambina chiedendo di nuovo l’allontanamento dei tre minori.

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