Donald Trump: Un nuovo colpo basso, il figlio segreto

Ci siamo lamentati dell’afa soffocante e di acquazzoni e temporali che neanche ai tropici, ma c’è da scommettere che Donald J. Trump ricorderà questo agosto per seccature decisamente peggiori. Il giorno più brutto dell’estate e della vita del quaranta- cinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America infatti è stato martedì 21 agosto, quando sono piombate sulla testa dell’ex tycoon due tegole da far apparire bazzeccole perfino le bancarotte che a cavallo degli anni Duemila si abbatterono su diversi hotel e casinò di sua proprietà. Si tratta della condanna dell’ex capo del suo comitato elettorale Paul Manafort e quella dell’amico fidato nonché ex avvocato Michael Cohen. Sul primo è arrivata la sentenza di un tribunale della Virginia per reati finanziari come frode fiscale e frode bancaria, appena un’ora prima che il secondo, a New York, venisse dichiarato colpevole di otto capi d’accusa: evasione fiscale, false dichiarazioni bancarie e, soprattutto, uso illecito di fondi elettorali, reato per il quale Cohen ha ammesso d’aver violato la legge “in collaborazione e su indicazione del candidato” per cui lavorava. Ovvero Donald Trump.

Due inchieste che rafforzano la sensazione, già piuttosto radicata nell’opinione pubblica americana, che il presidente Trump non abbia un grande talento nella ricerca di collaboratori se non
proprio specchiati almeno capaci di tenersi a debita distanza dalle grane giudiziarie. E se l’inchiesta Manafort è nata nell’ambito delle indagini sulla presunta ingerenza del governo russo nell’ultima campagna presidenziale di Trump, è quella su Cohen a preoccupare di più lo staff della Casa Bianca e a incuriosire maggiormente quegli inguaribili puritani che in fondo restano gli americani. Perché tra le molte delicate questioni di cui lo storico collaboratore del presidente si occupò c’è anche la faccenda della relazione tra il presidente americano e Stormy Daniels, al secolo Stephanie Clifford. Professione: pornostar.

Era il 2006 quando i due si incontrarono in un resort tra la California e il Nevada, lei aveva 27 anni, lui 60 e non era ancora presidente degli Stati Uniti, ma sposato con Melania in terze nozze e in attesa del suo quinto figlio, Barron, sì. Così nell’ottobre 2016, in piena campagna elettorale, scrisse l’autorevole Wall Street Journal, l’avvocato Cohen sborsò 130 mila dollari per il silenzio della signora Stormy, che però durò soltanto fino all’inizio del 2018, quando la donna raccontò davanti a 22 milioni di telespettatori della Cbs i dettagli di quella notte di sesso. Il punto è che quel denaro venne rimborsato a Cohen con una fattura falsa e i soldi del comitato elettorale di Trump, come lui stesso ha ora ammesso in tribunale. Aggiungendo di aver usato un metodo simile anche con l’ex coniglietta di Playboy Karen McDou- gal, con la quale “The Donald” avrebbe intrattenuto un’altra relazione extraconiugale. Una confessione alla quale i giudici hanno creduto, il che a rigor di logica porterebbe con sé la dimostrazione della colpevolezza di Trump e la sua incriminazione.

Non fosse che Trump è il presidente degli Stati Uniti. E quindi, a meno di un improbabile procedimento giudiziario che lo condurrebbe fin davanti alla Corte Suprema e a voler escludere l’ipotesi di rinvio dell’indagine al dopo-Casa Bianca, si fa strada uno scenario che farebbe entrare Donald Trump nella storia d’America, ma dalla porta sbagliata: l’impeachment. Insomma, per Trump si prospetta un finale d’estate caldissimo, con opinione pubblica ed esperti ora a evocare il precedente di Richard Nixon e del Watergate (l’allora presidente si dimise anticipando l’im- peachment), ora a far pronostici sull’esito delle elezioni di medio termine del prossimo 6 novembre (se i democratici riconquisteranno la maggioranza alla Camera l’avvio dell’impeachment è dato come assai probabile).

Basterebbe. Invece “The Donald” deve prepararsi a fare i conti con un’altra grana in arrivo. Dino Sajudin, ex portiere di casa sua, e cioè della Trump World Tower, sarebbe stato a conoscenza di una relazione di Trump con una donna delle pulizie, dalla quale sarebbe nato un figlio.
Uno scandalo tenuto segreto grazie all’accordo fatto tre anni fa da Sajudin con America media, casa editrice del National Enquirer di proprietà dell’amico di Trump David Pecker: 30 mila dollari per l’esclusiva sulla relazione, tenuta però ben chiusa in una cassaforte per evitare che la storia diventasse pubblica. Ora però l’avvocato dell’ex portiere annuncia che il contratto è stato rescisso e che Sajudin può parlare, “nella speranza che la verità possa venire a galla”. E pare che per Trump non sarà nulla di buono.

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