Fattura elettronica 2019: le misure del decreto fiscale


Il reinvio dell’e-fattura in caso di scarto deve avvenire nei 5 giorni effettivi e non in quelli lavorativi. La fattura proforma non andrà inviata allo Sdi (Sistema di interscambio). Sono alcuni dei chiarimenti emersi nel confronto che si è svolto ieri tra i rappresentanti dell’agenzia delle Entrate e i commercialisti nell’evento organizzato ieri a Roma dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) in vista del debutto dell’obbligo di e-fattura tra privati dal 1° gennaio 2019.
Su un litro di benzina, poco meno del 70 per cento del prezzo, in effetti se ne va in tasse. Le accise sono imposte fisse che gravano sulla quantità del carburante e rendono allo Stato circa 25 miliardi. Ma il conto non finisce qui: c’è anche l’Iva del 22 per cento. Il saldo totale è pari a 40 miliardi all’anno che passano dalle tasche degli automobilisti a quelle del Tesoro. Una riduzione della pressione fiscale in questo campo ha effetti diffusi: meno costi benzina equivalgono a meno costi per il trasporto di persone e cose.
Insomma ben venga. Eppure il governo ha avuto un atteggiamento non del tutto lineare. Da una parte si appresta a ridurre gli incassi (cosa che comporta di mal di pancia da parte del ministro del conti, Tria), dall’altra rinuncia a fare cassa, tagliando le unghie all’evasione, rimandando l’introduzione della fatturazione elettronica. Come sapete, chi scrive questa zuppa, pensa che il modo migliore per ridurre l’evasione sia renderla meno conveniente e non aumentare carte e burocrazia. Ma non possiamo non accorgerci che nel settore delle benzine c’è un business nero mostruoso e che danneggia tutti.

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