Xiaomi e Pocophone: confronto, scheda tecnica con recensione e prezzo

Da quando Xiaomi ha debuttato ufficialmente in Europa e nel nostro caso in Italia a primavera inoltrata, il nostro Paese ha fatto conoscenza con la vasta offerta del nuovo brand cinese, che si è aggiunta nel già ricco – e saturo – mercato degli smartphone a prezzi bassi e con buone prestazioni, ma dalla qualità non sempre elevata. Con un annuncio a sorpresa durante il mese di agosto Xiaomi ha pubblicato una lettera aperta sull’account Twitter per lanciare un nuovo player: Poco- phone. Di fatto un sottobrand della stessa Xiaomi, Pocophone attraverso il suo (per il momento) unico modello F1, si sovrappone alla stessa offerta della casa madre, creando lo stesso dualismo che abbiamo già visto in un’altra realtà cinese, Huawei/Honor. La parola “poco” va intesa nel significato “un po’”, volendo evidenziare l’inizio del cammino di una nuova azienda relativamente piccola all’interno del colosso Xiaomi, che a poco a poco cresce e si evolve. Lo slogan è proprio “starting small but dreaming big” Al momento è troppo presto per valutare se Pocophone arricchirà la propria offerta; in questa prova metteremo a confronto i due top di gamma proposti dai due brand, caratterizzati da specifiche e design molto simili: Xiaomi Mi 8 e Pocophone F1.

POCOPHONE F1

Partiamo dal nuovo arrivato. Pocophone F1 assomiglia molto allo Xiaomi Mi 8, la parte frontale è infatti pressoché identica. Il display da 6,18 pollici Ips con fattore di forma 18,7:9 è di buona qualità e riproduce immagini dai colori fedeli. Gli angoli tondi che ricordano l’Infinity Display di Samsung, tendono però a tagliare video e giochi. Buona la luminosità; così come il Mi 8 anche il Pocophone adotta la tacca superiore (nascondibile), dentro la quale vi sono la capsula auricolare di buona qualità, la fotocamera anteriore e il sensore ad infrarossi per lo sblocco facciale. Quest’ultimo, così come su ogni altro prodotto Xiaomi, è attivabile attraverso la selezione di Hong Kong nelle impostazioni del dispositivo, al costo di visualizzare però il fuso orario cinese. Lo sblocco è fulmineo. Alla base del display, microscopico e quasi privo di utilità, il led delle notifiche che dovranno essere personalizzate anch’esse dalle impostazioni, per non perdersi i messaggi o le e-mail. Nel profilo inferiore vi è la porta Usb Type C e un doppio speaker stereo di media qualità che, nelle sessioni di gioco, quando in modalità landscape rischia di essere coperto dalla mano. Nel profilo destro vi sono i controlli del volume e il tasto di accensione; sul lato superiore troviamo il gradito jack audio, ma la posizione non è felice perché il filo degli auricolari tende a coprire le fotocamere in fase di scatto. Il profilo sinistro presenta lo slot per due Sim o per una Sim e l’espansione di memoria fino a 256 GB. La parte posteriore è costituita in policarbonato, che non conferisce una sensazione di particolare resistenza ad urti e graffi.

Il design di Pocophone è ai minimi termini, specie nella colorazione Graphite Black; l’unica nota di colore sono i bordi rossi attorno alle due fotocamere posizionate in verticale, che sovrastano un gradevolmente liscio sensore di impronte, anch’esso molto reattivo nel rilevamento.

Nel complesso è un dispositivo leggermente pesante, ma maneggevole anche con una mano, il grip migliora rispetto agli altri Xiaomi, ma non è ancora abbastanza. Il Pocophone F1 nasconde al suo interno un potente processore Snapdragon 845 affiancato da 6 GB di Ram; lo storage è disponibile nei tagli di memoria da 64/128 GB. Per sfruttare al massimo le capacità della configurazione hardware di questo dispositivo, è stata realizzata una versione apposita dell’interfaccia utente Miui, che migliora l’esperienza organizzando le app per categoria.

Le prestazioni sono elevate e lo si evince dall’immediatezza nel riconoscimento biometrico e dal lancio delle applicazioni, che impiegano pochi secondi nell’aprirsi. Inoltre la batteria da 4.000 mAh assicura un’autonomia del dispositivo fino a sera inoltrata nonostante un utilizzo intenso, con un surriscaldamento moderato avvertibile nei (rari) momenti di stress.

Il reparto fotografico presenta una dual camera posteriore con il sensore principale Sony Imx363 da 12 megapixel e quello secondario da 5 megapixel costruito da Samsung, utile per le informazioni sulla profondità di campo. Le immagini ottenute di giorno sono molto dettagliate e di alta qualità, anche se abbiamo notato che i colori, specie i blu, non sono molto fedeli. Inoltre lo scatto è un po’ lento rispetto alle prestazioni normalmente fulminee del Pocophone FI. Di sera e in interni le immagini iniziano a perdere di dettaglio e qualità e anche il bokeh si trova in crisi. Forse il reparto fotografico meritava qualche accortezza in più. Ottima invece la fotocamera frontale da 20 megapixel.

Nel complesso è un dispositivo che promette elevate prestazioni sia in ambito lavorativo sia per lo svago, a un prezzo da fascia media. La configurazione con storage da 64 GB a 329 euro è di gran lunga più appetibile della versione da 128 GB a 399 euro, a meno di esigenze particolari. Il tentativo è di intaccare la quota di mercato in cui i soliti noti dominano con smartphone top di

gamma al doppio (e più) del prezzo, ma qualitativamente migliori. Il risultato però è quello di sovrapporsi all’offerta alla stessa Xiaomi. Con l’arrivo del Pocophone F1 infatti, il più costoso e recente Mi 8 diventa un oggetto meno desiderabile, a discapito di chi aveva intenzione di acquistarlo (o lo ha già acquistato).

XIAOMI MI 8

A primo impatto è molto simile al Pocophone F1 con cui condivide molte caratteristiche e si discosta di qualche millimetro nelle dimensioni, ora di 154,9 x 74,8 x 7,6 mm. Solo lo spessore è minore, essendo la batteria di capacità inferiore con i suoi 3.400 mAh; pressoché identico il peso, con 175 g.

Le superfici troppo lisce rendono indispensabile l’utilizzo della cover, per scongiurare cadute o scivolamenti. Costituito in alluminio serie 7000, il design prende sin troppo spunto da iPhone X, evidenziando la scarsa personalità di Mi 8 in termini estetici. La parte frontale è caratterizzata da un display da 6,21 pollici, questa volta in tecnologia Super Amoled. Buona la qualità; presente anche qui il notch (nascondibile), che contiente l’ottima fotocamera da 20 megapixel, un led di notifica, il sensore a infrarossi per il riconoscimento facciale e la capsula auricolare. I contenuti multimediali riprodotti sul display sono fluidi e, nelle sessioni di gioco, il doppio speaker presente nel profilo inferiore viene coperto dalla mano quando si tiene lo smartphone in modalità landscape, abbattendo in maniera evidente il suono, altrimenti abbastanza potente e di qualità dignitosa. Il profilo destro presenta il tasto di accensione e il controllo del volume, mentre quello sinistro presenta lo slot per due Sim, che non prevede l’espansione di memoria via micro Sd. I 64 o 128 GB di storage in ogni caso dovrebbero essere sufficienti per la maggior parte delle esigenze. Priva di ogni connessione la parte superiore, evidenziando la mancanza di jack audio, scelta che non ci trova d’accordo.

La parte posteriore prevede la doppia fotocamera disposta in verticale e al centro il fulmineo sensore per le impronte digitali. Al suo interno Xiaomi Mi 8 è dotato dello Snapdragon 845 affiancato da 6 GB di Ram, la stessa piattaforma hardware del Pocophone F1; la configurazione non ha quasi mai prodotto eccessivo calore, neanche in situazioni di stress. Buone prestazioni anche dalla batteria che con un uso intenso riesce ad arrivare fino a sera, mantenendo attiva la funzione Always on. Il reparto fotografico presenta due sensori da 12 megapixel, entrambi con stabilizzatore ottico; la fotocamera secondaria ha uno zoom ottico 2x. Le foto scattate in buone condizioni di luce producono ottime immagini dettagliate, anche se i colori nella modalità automatica non sempre sono fedeli. La qualità cala sensibilmente in condizioni di luce scarsa, forse un po’ troppo per un top di gamma; un prodotto come il Mi 8 avrebbe meritato una cura per il reparto fotografico quantomeno al livello di quella del Mi A2.

Una delle peculiarità del dispositivo è la tecnologia Dual Gps (ovvero a doppia frequenza) per una migliore precisione nel rilevamento della posizione e un minor dispendio energetico. In un primo momento è stato necessario calibrare lo smartphone con ampi movimenti, ma durante la navigazione abbiamo notato effettivamente una miglior precisione negli spostamenti.

Xiaomi Mi 8 diventa insomma un dispositivo interessante anche in ambito business per l’affidabilità e le prestazioni, pur non escludendo naturalmente lo svago. Il costo oneroso rispetto agli standard di Xiaomi e al netto dei chiaroscuri che presenta, lo rendono meno appetibile in confronto al nuovo arrivato Pocophone F1, da cui rischia di essere messo in ombra. Le comunque alte prestazioni non sono sufficienti a far dimenticare le mancanze del Mi 8, su cui spiace inoltre non trovare la versione stock di Android.

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