Colpo della strega: Le fitte alla schiena non sono causate dalla frizione tra le vertebre

Tutti i dolori partono dalla zona bassa della schiena. Come una sensazione di pesantezza, di fitta diretta verso il gluteo. E potrebbe pure scattare una contrattura riflessa della muscolatura: ecco il maledetto “blocco”, il famigerato “colpo della strega”, che immobilizza e costringe al riposo forzato.

Ad alcuni, poi, può far male la parte anteriore della coscia sino al ginocchio e ad altri quella posteriore, fino alla gamba e alla pianta del piede. Che succede? «Forse c’è in ballo un’ernia del disco», risponde il dottor Paolo Gaetani, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia vertebrale all’Istituto Clinico Città di Pavia – Gruppo San Donato. «Il disco è quella struttura circolare che agisce da ammortizzatore naturale, impedendo alle vertebre di entrare tra loro in frizione e assorbendo la pressione esercitata sulla colonna».

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Ebbene, l’ernia si produce quando il cuore di questi cuscinetti, cioè la parte centrale, forza la cintura periferica e fuoriesce, toccando le guaine di un nervo. «Il sospetto che un’ernia sia presente è maggiore se oltre al dolore compaiono dei deficit neurologici a carico della sensibilità, nonché del tono e della forza muscolare, che creano alla persona qualche seria difficoltà nel salire o scendere le scale».

Nel nostro Paese vengono effettuati ogni anno circa 30 mila interventi: equivalgono a un tasso medio nazionale pari a 5,1 operazioni ogni 10 mila persone. Non c’è troppo zelo chirurgico che porta a trattare pazienti che non possono in realtà giovarsi dell’azione del bisturi? Insomma: l’ernia del disco va sempre operata? «La decisione dipende da protocolli ben definiti», risponde il chirurgo vertebrale, «che iniziano con una serie di test neurologici. Hanno lo scopo di valutare la forza, il tono muscolare, la sensibilità, la distribuzione e il tipo di dolore. Si passa poi agli accertamenti più approfonditi.

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Questo periodo d’osservazione è d’obbligo, perché, ecco il punto cruciale della faccenda, non tutti i dolori lombari sono dovuti alle ernie. La percentuale di quelle casualmente scoperte dalle macchine diagnostiche in chi gode invece di ottima salute è piuttosto alta. Parliamo del 20-35 per cento». In altre parole: l’ernia può non essere la fonte certa delle sofferenze. «Anzi, accade spesso che si evidenzi un’ernia, che si decida di intervenire per via chirurgica e che, alla fine, il dolore non scompaia affatto». Tutto ciò per sottolineare che le cause delle fitte lombari sono ben altre: scorrette posture tenute a lungo (quando si sta incollati al computer per ore); sovrappeso; eccessiva tensione muscolare legata allo stress fisico e psicologico; scadente tono della muscolatura (addominale, lombare e dorsale) per la vita sedentaria…

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Tutte circostanze che sottopongono la colonna vertebrale a strapazzi traumatici. «E poi», dice Gaetani, «l’intervento lascia sempre una zona anatomica di minor resistenza. Un futuro tallone di Achille nell’area operata. Per cui, sì alla chirurgia ma quando davvero è necessaria: solo nel 7-8 per cento dei casi il mal di schiena è riconducibile a un’infiammazione del nervo sciatico da ernia del disco. E comunque si sappia che nove pazienti su dieci archiviano il dolore in una decina di giorni, indipendentemente dall’avere o meno effettuato un trattamento ». Ma una bufera che passa non deve portarci a trascurare eventuali ricadute.

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