Come vedere in diretta streaming il GP di Australia 2019 di Formula 1 No Rojadirecta

Ma allora era tutto un bluff? Se lo sono chiesto in molti nel paddock di Melbourne dopo la prima qualifica dell’anno, con le Mercedes resuscitate rispetto ai test invernali e tornate astronavi nelle mani di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas. L’inglese ha ripreso il discorso dove lo aveva interrotto quattro mesi fa ad Abu Dhabi, ultimo appuntamento 2018, ritoccando il suo record di pole position in F.1 (siamo a 84 con Schumacher e Senna staccati) e dimostrando di avere ancora fame di successi dopo 5 titoli mondiali. Chi pensava che Lewis si sarebbe distratto dopo un inverno a fare surf con Kelly Slater, a lanciarsi col paracadute e a programmare le sfilate di moda della sua nuova collezione, si metta l’animo in pace. Hamilton sarà ancora l’uomo da battere, a prescindere da come sia finita la gara di stamattina in Australia.

REAZIONE Il fatto che le Mercedes abbiano monopolizzato la prima fila, lasciando a 7 decimi la Ferrari di un Sebastian Vettel impeccabile, era però davvero difficile da prevedere. Mentre Charles Leclerc ha commesso un errore nel giro decisivo facendosi beffare anche dalla Red Bull dello scatenato Max Verstappen. «Sono sorpreso, lo siamo tutti, credo lo siano anche loro», ha ammesso Vettel dopo le qualifiche riferendosi alle prestazioni della Mercedes. Significa che le Frecce d’argento nelle prove di febbraio al Montmelò si erano nascoste illudendo gli avversari? Non è così. Le difficoltà del team di Toto Wolff sono state reali e solo la forza, le risorse e l’esperienza di una corazzata di circa 1500 persone hanno consentito di rimediare in poche settimane ai problemi della vettura, ribaltando la situazione e il pronostico. SORPRESA La chiave di svolta sono state le modifiche sulla W10 introdotte nei secondi test e soprattutto la messa a punto della macchina su un tracciato anomalo come il semicittadino Albert Park, caratterizzato da molte sconnessioni. Fin da venerdì le Mercedes sono sembrate subito “bilanc i a t e ” nell’assetto ed efficaci con ogni tipo di gomme. Tuttavia nessuno si aspettava il distacco sulla rossa che poi c’è stato. Fra gli ingegneri Mercedes, dopo il Montmelò, circolavano delle “slides” in cui la previsione peggiore indicava la Ferrari in vantaggio di mezzo secondo sul giro singolo e di 4 decimi sul passo gara. «Negli ultimi due giorni, qui a Melbourne, abbiamo fatto grandi progressi con l’assetto rispetto ai test, riuscendo a trovare una configurazione ideale — ha spiegato Hamilton —. Ma una prestazione del genere era inattesa». L’inglese ha migliorato la sua pole 2018 di quasi 7 decimi, a dispetto delle nuove regole che avrebbero dovuto rallentare le vetture di 1”5.

METODO Il miracolo compiuto dal teamcinque volte campione del mondo è frutto di meccanismi interni collaudati e della tranquillità data da anni di trionfi. Il direttore tecnico James Allison, ex Ferrari, ha previsto che fossero sviluppate in parallelo due versioni del progetto, sforzo possibile solo grazie a un budget che nel 2018 è stato di 450 milioni di euro. La reattività si è vista anche a Melbourne, con Bottas che era in crisi nelle terze libere,ma poi in qualifica ha sfiorato la pole grazie alle modifiche dell’ultimo minuto sulla sua vettura. SCENARIO Non bisogna però pensare che la Mercedes abbia già in tasca il sesto titolo. La situazione di Melbourne è stata amplificata da una pista particolare, storicamente favorevole.

E’stupendo vedere questo equilibrio tra i primi 16, credo che fossimo racchiusi in un secondo, ottime le nuove regole dunque». Persino Lewis Hamilton, dopo le prime qualifiche della stagione, non ha potuto fare a meno di notare l’incredibile equilibrio che si è verificato in Q1. In effetti la prima parte della qualifica di ieri ha stupito tutti: tra il miglior tempo di Charles Leclerc di 1’22”017 e il primo degli eliminati, Lance Stroll su Racing Point (16°), il distacco registrato è stato di appena un secondo (spaccato, visto che il canadese ha segnato 1’23”017). L’anno scorso in Q1, sulla stessa pista, le cose andarono diversamente: tra Hamilton (1’22”824) e Brendon Hartley (Toro Rosso, 1’24”532) il distacco nella Q1 era di 1”7, quasi il doppio. TENDENZA Ovviamente è ancora presto per parlare di tendenza, anche perché ieri la pista di Melbourne tra le 17 e le 18, l’ora in cui si è disputata la sessione, ha mostrato un’incredibile variabilità, diventando più performante al passaggio di ciascuna monoposto e premiando gli ultimi a fare il giro veloce. Se poi si confrontano la Q2 e la Q3 del 2019 e del 2018, invece, i distacchi tra il tempo migliore di Hamilton e quello più basso di HülkenbergPerez 2019 e AlonsoSainz 2018, i distacchi sono invece perfettamente allineati, con variazioni minime. NUOVE REGOLE Pare vero, insomma, che come ha detto in questo weekend Daniel Ricciardo «quest’anno lì in mezzo ci sarà da lottare tanto, perché nessuno ha sbagliato la macchina ». Se si esclude la difficile situazione della Williams, che ha rimediato in Q1 dai 2 ai 4 secondi con Russell e Kubica, tutti gli altri hanno dato vita a bellissimi duelli. Tornando a Ricciardo, proprio quello in casa Renault si prospetta uno dei più serrati della stagione, con l’australiano che avrà il suo bel daffare contro Hülkenberg, che in questo fine settimana gli è sempre stato davanti, a parte le terze libere.

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