Fiorello dopo il successo di RaiPlay destinazione Sanremo

Sanremo? Si sa già che ci sarò. Non so in che veste, non so a fare cosa. Fino al 20 dicembre sono impegnato, ma poi inizieremo a ragionare su cosa fare al Festival. Amadeus sa che può contare su di me perché ce lo siamo promessi quando eravamo giovani, belli e scapoli e vivevamo a Milano.

Lui ha sempre detto che il suo sogno era quello di condurre il Festival. Il mio? No, Sanremo no. Era fare altro. Ma lui mi disse che se un giorno fosse riuscito a realizzare questo desiderio, io ci dovevo essere, anche se avessi cambiato lavoro e mi fossi trovato in un contesto diverso da quello dello spettacolo. A quei tempi lavoravamo ad Ibiza e, per come eravamo messi, la nostra carriera poteva durare sei mesi al massimo. Invece… Però ci sarò, perché una promessa fatta va sempre mantenuta. E con me molto probabilmente ci sarà anche Jovanotti, quindi saremo insieme. Sarà un momento bello».

In effetti, quando la Rai ha ufficializzato il doppio incarico di conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo ad Amadeus, tutti hanno pensato anche a lui, Fiorello. Rosario, all’anagrafe. Perché i due sono amici da sempre e “Ama” è tra gli ospiti di Viva RaiPlay/, la nuova ultimissima scommessa di “Fiore”. Che fino all’8 novembre va in onda in contemporanea su Rai Uno e sulla piattaforma RaiPlay alle 20.30 per 15 minuti. Dal 13 novembre e fino a prima di Natale, ogni mercoledì, giovedì e venerdì sempre alle 20.30, e in streaming a piacimento, rimane on line su RaiPlay, in esclusiva, con puntate di 50 minuti.

Fiorello, cosa Pha spinta ad affrontare questa nuova esperienza televisiva del tutto originale?

«Io sono uno da divano, mi siedo sugli allori. A volte vedo programmi condotti da 20 o 30 anni dalla stesse persone, magari con successo, e mi chiedo come fanno. Io non sono così. Si è visto: negli anni ho fatto programmi in Tv di massimo quattro puntate, altri sul web. Sono stato su altre reti, poi sono tornato in Rai. Ho accettato per porre un freno alla mia pigrizia. Io non sono pigro, di più».

Nel mondo del web lei uno dei personaggi più amati e soprattutto conosciuti: non sarà mica intimorito da questo nuovo impegno?

«La settimana prima dell’inizio del programma avrei voluto essere chiunque tranne me, perché quello che sto facendo e che continuerò a fare è tutto nuovo. Ma è anche questo il bello di iniziative del genere. Se l’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini mi avesse proposto un varietà classico, decisamente più sicuro in termini di ascolti, avrei rifiutato. Per pigrizia e perché ho sempre detto che a 60 anni avrei smesso. Quindi se Viva RaiPlay! dovesse andare male e deciderò di smettere, potrò sempre dire che era tutto previsto».

Intanto di anni ne ha ancora cinquantanove.

«E vero, perché in realtà 60 li compio a maggio, ma non li dimostro. Certi quarantenni li mangio a colazione. E sono una presenza sul web da quando tanti ragazzini ancora non c’erano».
Punta ai giovani?

«Al contrario. Vorrei coinvolgere il pubblico di una certa età, in modo che stia al passo con i tempi. Penso a mia madre: la vado a trovare ogni mattina, e la coinvolgo nei miei progetti. Oggi ha 84 anni e per il suo compleanno le ho regalato la Smart Tv: ogni giorno mi chiede di darle lezioni sull’uso. Ma ha iniziato a capire il meccanismo dell’“on demand” quando ha scoperto che sull’app di RaiPlay può rivedere la serie de La piovra quando vuole. Con questo esperimento cambiamo il modo di guardare la Tv: oggi siamo dei contenuti. I giovani sono già abituati a questo modo di sfruttare l’intrattenimento, con Netflix, Amazon Prime Video. Se arriveranno a guardare RaiPlay sarà una felice conseguenza perché si saranno resi conto che anche la Rai ora gli offre questa opportunità».

Da principale protagonista e ideatore del progetto, cosa le piace in particolare di Viva RaiPlay/?

«A me piace cambiare. L’ho sempre fatto. E il fatto che questo show sia fruibile ovunque grazie a Internet mi esalta. Sono passati ormai 11 anni da quando ho iniziato a frequentare la Rete e il mondo dei social network. Sono stato uno dei primi a crederci quando facevo le dirette via smartphone per quello che poi è diventato l’esperimento di Edicola Fiore. Da poco ho debuttato sul nuovo social che si chiama Tik Tok: è stata mia figlia Angelica a farmelo scoprire, durante l’ultimo giorno di vacanze».

Salini l’ha definita «coraggioso». Sente il peso della responsabilità di essere il volto di una piattaforma in via di rinnovamento sulla quale l’azienda di Stato sta puntando tantissimo?

«Questo è un nuovo inizio. Un po’ come quando è arrivata la televisione a colori o il terzo canale. E una svolta e mi sorprendo da solo per aver accettato di fame parte. Un varietà di quattro puntate sarebbe stato decisamente più facile, ma qui posso fare quello che sento senza vincoli. Coraggioso? In questo ambito. In una puntata di 50 minuti ci sono contenuti diversi. Posso fare un’imitazione o un monologo, magari un’intervista. Come quelle che fa Silvia Toffanin. Ecco: vorrei essere il nuovo Toffanin».

Chi vorrebbe intervistare?

«Salini tanto per cominciare. Non gli farei le domande che si aspetta. E poi i politici, ma non credo che verranno. Dopo le elezioni in Umbria mi sarebbe piaciuto intervistare Matteo Salvini o Luigi Di Maio. Alla prima puntata vorrei il premier Giuseppe Conte. Ma non credo sarà possibile. Con i politici non parlerei di politica, ma cercherei di trovare un modo non convenzionale, ma è un’idea del momento. Magari tra 20 minuti avrò cambiato idea. L’amministratore delegato ci sarà, vediamo come andrà con lui».

Prima di presentare questo nuovo progetto si è concesso una lunga videochiamata con sua moglie Susanna e successivamente non ha nascosto l’ansia da debutto. Che timori ha?
«Sento la preoccupazione di non riuscire a tradurre quello che ho in testa. Penso al copione di un film: lo leggo e mi convinco che sarà meraviglioso. Poi vedi il film e non è meraviglioso come il copione. È una cosa che mi è capitata in prima persona e, quando ho visto il film, ero contento di non averlo fatto».

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