Giorgio Gaber il ricordo di Dalia Gaberscik a Fazio a Che fuori tempo che fa

La figlia di Giorgio Gaber, Dalia Gaberscik ha voluto ricordare suo padre con estrema commozione e dolcezza. Pensa profondamente che se fosse ancora in vita sarebbe disgustato e prenderebbe sul serio la perdita di valori e di gusto, sicuramente evidenzi riebbe il tutto con la sua formidabile ironia.

Gaber ci ha lasciato un enorme eredità incancellabile nell’anima di chi lo ha conosciuto. La figlia racconta quanto suo padre fosse sempre controcorrente:

“diceva sempre di essere di sinistra, non della sinistra. Continua l’imprenditrice una distinzione sottile ma neanche troppo “.

Dalia ci tiene a ricordare moltissime risate insieme a prova. Lui è stato un grande padre affettuoso, anche se ha avuto molti impegni musicali e spesso era in tour. Non sono stati mai in vacanza insieme ma l’affetto, quello no, non ce l’ha fatto mai mancare.

Conosciamo insieme che la figlia di Giorgio Gaber

Dalia Gaberscik, è figlia del cantante e di Ombretta colli. È del 1945, lei è nata e cresciuta insieme più tramontati lì personaggi della musica italiana, una delle sue fotografie più storiche la vedono insieme al padre e Mina. Oggi è proprietaria del Goigest, punto di riferimento del panorama musicale.

Tra questi Jovanotti, Marco Mengoni, Laura Pausini, Biagio Antonazzi e Gianna Nannini. Dal 1993 è sposata con Roberto Luporini, nipote del più famoso Sandro, l’uomo che ha firmato tanti dei testi della canzoni di Giorgio Gaber. Dalia Gaberscik e Roberto Luporini hanno avuto due figli: Luca e Lorenzo.

Prima di dire due o tre cose che so di lui, è necessario confessare una piccola verità. Non sono un esperto di Giorgio Gaber, l’autore e musicista milanese (ma Gaberscik, il cognome vero, è sloveno: il padre è di origine istriana, la madre veneziana) che dal 1970 al 2003, anno della sua morte precoce, ha rivoluzionato lo scenario della canzone e dello spettacolo in Italia. Ho imparato ad amarlo in età adulta, grazie a un articolo su Gaber che mi fu commissionato dal direttore di un mensile a cui collaboravo più di vent’anni fa. Non sono insomma – né potrei aspirare a essere – un autentico appassionato, un adepto devoto, un fervente iniziato ai “misteri” gaberiani. Lo è, però, a buon diritto Mauro Germani, narratore e poeta, nonché estensore di questo saggio che esamina con acume e competenza i temi complessi elaborati da Gaber insieme con il suo alter ego, il pittore viareggino Sandro Luporini.

Come un antico monaco amanuense, con la stessa ostinata dedizione di chi paventa che il tempo possa spazzare via un’esperienza culturale unica, Germani ha sottoposto quest’esperienza ad analisi serrata, a interpretazione minuziosa, a lettura sottile, per poterne estrarre l’essenza. Ha allestito un repertorio di temi e situazioni che sottolinea con costanti riferimenti culturali e letterari ( Louis-Ferdinand Céline, JeanPaul Sartre, Jorge Luis Borges, Pier Paolo Pasolini, per non citarne che alcuni), glossati con una perizia che si intuisce “innamorata”, anche se lucida e ragionata. Per sottrarre alla corruzione degli anni questo materiale vivo e vibrante, ribollente ed energetico, ha voluto adottare un criterio di analisi 16 non cronologico ma tematico. Una scelta originale, che non mi pare finora frequentata da altri, almeno in modo così sistematico.

Germani ha organizzato quella produzione teatral-musicale non secondo una successione temporale, ma raggruppandola per tipologie. E lo ha fatto documentando puntigliosamente, con rigore, un percorso che prende il via dal 1970, l’anno della svolta e dell’abbandono del piccolo schermo, analizzando nel profondo l’evoluzione di questo fenomeno teatrale, musicale, autorale, filosofico che è stato Giorgio Gaber. Non per nulla, Germani intitola la sua monografia Il teatro del pensiero: perché è alla riflessione, alla ricerca linguistica, alle osservazioni socio-culturali che – in sintonia con il lavoro di Gaber – vuol dare sostanza. Di fronte all’attenzione del lettore si allineano i dieci argomenti individuati e selezionati: il teatro, la musica, il pensiero, il corpo, l’amore, la società, il potere, la morte, Dio, l’uomo. In altre parole, gran parte dello scibile umano sul quale si sono esercitate schiere di pensatori e scrittori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *