Isabella Ferrari, la malattia è il periodo più buio

Qualche giorno fa Isabella Ferrari ha rilasciato un’intervista esclusiva a “Vanity Fair”, che le ha dedicato la copertina, senza veli, in cui ha parlato di tutto, compresa la paura di morire. Eh sì, perché Fattrice pochi anni fa ha sofferto di una malattia di cui si sapeva poco o nulla: “Mi sono ammalata, sono dovuta scendere dai tacchi.

Quando stai male, ti fermi, cadi, ti nutri, diventi altro”, aveva detto nel 2017 al “Corriere della Sera”, senza aggiungere altro. “Qualche anno fa succede che una mattina mi sveglio e non riesco più a muovere le gambe – ha raccontato adesso, al direttore di ‘Vanity Fair’ Simone Marchetti – Tutto è precipitato in fretta. Inizia il calvario delle visite e delle diagnosi. E le diagnosi si dimostrano sempre sbagliate, anche quelle fatte da medici e ospedali stranieri. Vado all’estero, mando il mio sangue per esami negli Stati Uniti, Poi arrivano i dolori accecanti, il cortisone. Una notte, era il 2 giugno, mi ricoverano in un ospedale vicino a casa, a Roma. Lì incontro il medico più importante per me.

La diagnosi che fa non è per niente buona. Mi perdoni, ma non farò il nome di questa malattia rara perché appena l’hanno fatto a me sono andata su Internet, ho digitato la patologia e mi sono spaventata. Insomma, il medico suggerisce una terapia importante e pericolosa, qualcosa che poteva funzionare solo in una percentuale di casi. Io decido di non farla e parto per Pantelleria. Ero lucidissima, quell’estate, per via delle dosi di cortisone. Dipingevo, mi sentivo molto illuminata e ogni tanto provavo a preparare al peggio i miei figli (Teresa, avuta dall’ex compagno Massimo Osti, e Nina e Giovanni, dal marito regista Renato De Maria, ndr). Poi la situazione peggiora, mi riportano a Roma d’urgenza e inizio la terapia. Ogni mattina, per due anni, sono andata in quell’ospedale. E quando non potevo muovermi, dal letto della struttura chiamavo i miei figli via Skype per restare ancorata a loro e alla vita.

Piano piano, un passo alla volta, ce l’abbiamo fatta. Ed eccomi di nuovo in pista, appunto. (…) Ho avuto tanta paura di vivere quando avevo vent’anni. E mi sono fatta venire pure gli esaurimenti con la depressione. La recente malattia, però, mi ha fatto capire che non devi avere paura di morire. Perché è la paura di vivere a fregarti. Solo quella. Soltanto quella”. Ed è proprio invecchiare, per lei, la vera libertà, come aveva già spiegato in un’intervista di qualche anno fa: “Invecchiare è qualcosa di grosso, inutile nascondercelo. Ma è anche un sentimento nuovo di libertà”. Le sue regole sono semplici: “Respirare bene, mangiare sano, mettere la crema giusta e dedicarsi tempo per massaggiare la pelle aiutano molto. La cosa meravigliosa che vedo oggi è che cambiano i miei tempi, nel senso che adesso mi dedico spazio che prima non mi regalavo: i figli crescono e fanno anche a meno di te, e tu non devi più mettere la sveglia la mattina per portarli a scuola, ti puoi godere un bagno per conto tuo… Ho imparato finalmente a dire no”.

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