Marco Carta: “Ho ricevuto insulti pesantissimi che mi hanno ferito”

E un fiume in piena Marco Carta. La vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto in un arresto, non convalidato, definito dal giudice “non legittimo” e ora impugnato dalla procura, per il presunto furto di sei magliette per un valore mille e 200 euro a Milano, è ancora recente. Ma il cantante, tutt’ora indagato per furto aggravato in concorso, guarda avanti, col sorriso sulle labbra: «Non vedo l’ora che arrivi il processo, a settembre. Potrò urlare al mondo la mia innocenza».

E, per l’ennesima volta, ribadisce la sua estraneità ai fatti: «Se fossi stato conscio della situazione, mi sarei dissociato o avrei impedito che accadesse», precisa in merito al ritrovamento della refurtiva nella borsa della donna in sua compagnia, quel giorno. Nel corso della presentazione del suo nuovo album, “Bagagli leggeri,” e dell’autobiografia “Libero di amare”, Marco si racconta a 360 gradi. A cominciare da ciò che lo ha ferito: «Di qualche commento divertente sui social network ho perfino riso. Ma ci sono stati bestemmie, insulti, messaggi privati che mi hanno fatto male. Ho una bella corazza, ma anche delle fragilità», spiega l’ex vincitore di “Amici”. Con la speranza che il lato artistico torni presto a prevalere sulla cronaca, aggiunge: «Si dice che l’amore sia un motore trainante. Me lo auguro. Perché sia nel disco, sia nel libro, c’è tanta sincerità, nella musica e nelle parole. Marco è un cantante, ma è anche un essere umano. Che vive, ama, soffre. E che, finalmente, è felice anche nella sua sfera privata. Con un amore che, spero, sia per tutta la vita». Già, perché Carta è innamorato. Follemente, del suo Sirio, da quattro anni.

Nella vita e nel lavoro, quanto ha influito avere un compagno al suo fianco? «Molto. Lui è un ottimo critico, sempre costruttivo. Quando ho un dubbio, è la prima persona cui faccio riferimento. Non perché sia il mio fidanzato, ma perché, lo so, è obiettivo. Mi ha aiutato dal punto di vista dell’ispirazione e non solo: invidio il suo equilibrio, cosa che io non ho. Sono bianco o nero, senza scali di grigi. Grazie a lui ho imparato anche a raccontare delle vecchie sofferenze con la gioia di una persona matura e risolta».

E che cosa ha voluto raccontare nel libro e nell’album? «L’autobiografia, per me, è motivo di grande fierezza. Perché tratta di cose che non ho potuto e voluto toccare nel libro precedente. Per un motivo di riservatezza e perché avevo ancora qualche “mostro” dentro da combattere. Libero di amare è una seduta dallo psicologo: parlo delle sofferenze e delle gioie del mestiere, ma anche della mia vita. “Bagagli leggeri”, invece, è un disco che mi vede per la prima volta autore di tre brani, oltre che interprete. Non che prima non fossi pronto; sono sempre stato molto insicuro per quanto riguarda la scrittura. E mi ci è voluto tanto per capire che quello convinto dovevo essere io per riuscire a essere credibile. Mi sono buttato. E ho trovato persone che hanno creduto in me».

Ha pensato di posticipare la data di uscita dei suoi lavori per via dell’attenzione mediatica che l’ha travolta? «In un primo momento, un po’ di paura c’è stata. Ma dopo il comunicato da parte del giudice, che ha ribadito la mia estraneità ai fatti, tutti si sono calmati. Rimandare non sarebbe stato corretto nei confronti miei e dei fan. Il libro era già in stampa, ma ho deciso di aggiungere un capitolo per raccontare come ho vissuto le ore dell’arresto. Non è stato facile. Spesso sorrido di gioia, altre volte per imbarazzo. E ho voluto raccontare le mie emozioni per esorcizzare qualcosa che non mi appartiene».

Che cosa le ha fatto più male in tutta questa vicenda? «Oltre che alcuni titoli pesanti da parte della stampa, bestemmie, insulti e parole irripetibili. Secondo me, oggi, servirebbe un patentino per poter scrivere sui social. Mi sentivo spezzato. Mi sto “ricongiungendo” e sono tranquillo in vista del processo. Anzi, non vedo l’ora. Ma, purtroppo, le notizie belle non hanno mai la stessa risonanza di quelle brutte. È stato facile e divertente pensare che un personaggio famoso possa aver rubato delle magliette. Meno impatto, invece, ha avuto il comunicato del giudice che mi ha ritenuto “estraneo ai fatti”». Nell’album c’è una canzone che rispecchia il suo stato d’animo attuale? «Sì, “I giorni migliori”. Il singolo attuale, nella speranza che arrivino momenti belli e positivi. Se ciò che sto vivendo potrebbe ispirare un brano futuro? Certo. Prima di poterli raccontare lucidamente e trasformarli in qualcosa di positivo, i mali devono essere digeriti e metabolizzati».

Lo scorso 31 maggio Marco Carta è diventato, agli occhi di tutti, un ladro. E’ stato arrestato con l’accusa di aver rubato alla Rinascente di Milano sei t-shirt, valore totale 1.200 euro. L’arresto non è stato poi convalidato, però il cantante s’è ritrovato a contrastare una fitta pioggia di insulti e sberleffi. Dopo qualche giorno, esausto, ha detto la sua verità negli studi di Live Non è la D’Urso: “Ero con un’amica (Fabiana Muscas, 53 anni, ndr), avevo una busta con delle cose pagate, con lo scontrino. All’uscita gli addetti alla sicurezza che hanno fermato, ho fatto vedere tutto ma hanno trovato l’antitaccheg- gio; ero tranquillo, può capitare. Poi ho visto che prendevano le magliette dalla borsa della mia amica”. Il processo inizierà il prossimo 20 settembre, sia per Marco che per la donna che era con lui. Il giudice ha già scritto che, a parer suo, il furto è stato commesso da quest’ultima.

Un vecchio proverbio  diceva “male non fare, paura non avere”. Ho continuato a ripetermelo in attesa di vedere il magistrato e ho fatto bene a ripetermelo e ad aver fiducia nella magistratura che ha riconosciuto la mia totale estraneità ai fatti. Sono molto scosso in questo momento e spero e mi auguro con tutto il cuore che la stampa e il web diano alla notizia della mia estraneità al reato di furto aggravato la stessa rilevanza che hanno dato all’arresto. In questi casi quando sai di essere ingiustamente accusato pensi alla tua famiglia e alle persone a te care che Barbara d’Urso è una grande amica di Marco Carta ed è per questo che lui ha scelto il suo programma serale per difendersi e raccontare quanto accaduto sia alla Rinascente di Milano che nei giorni successivi: “Sarò processato – ha spiegato – per direttissima: l’ho scelto perché non avevo bisogno di mesi per creare una difesa”. Non è preoccupato per la vicenda giudiziaria di cui si ritrova protagonista, evidentemente ha la coscienza a posto. A turbarlo, piuttosto, è “ciò che dice la gente: perché quando la storia sarà finita, resterà sempre questo brutto ricordo”. Forse ha ragione, forse no. Il grande pubblico, se necessario, sa dimenticare. leggono notizie e si allarmano e soffrono inutilmente. Vi prego di restituire a loro la serenità che meritano. Sono una persona onesta e certamente non rubo. Grazie ancora e spero mi aiutiate per me e per loro a fare chiarezza.

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