Mario Cerciello Rega, l’inaspettata furia omicida che ha colto i giovani

E’ una storia maledetta quella dell’assassinio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega accoltellato a morte dal giovane studente statunitense Finnegan Lee Elder. Prima di tutto per l’incredibile serie di circostanze sfortunate che l’hanno causata. Elenchiamole: la truffa ai danni dei due giovani statunitensi a cui viene venduta aspirina al posto della droga; l’ingenuità dell’uomo che chiama i Carabinieri perché lo aiutino a recuperare il suo borsello, preso “in ostaggio” dai due ragazzi; la pistola lasciata in caserma da Cerciello Rega; l’inaspettata furia omicida che ha colto i giovani all’avvicinarsi dei due carabinieri in borghese, forse non riconosciuti come tali.

Ma è maledetta anche perché ha creato nuove tensioni tra i poteri dello Stato, e gettato ombre sui carabinieri. Tutta colpa di una foto che raffigura il complice dell’assassino, Gabriel Christian Natale-Hjorth, legato a una sedia e con gli occhi bendati in una stanza piena di militari. Uno scatto che a diverse persone ha fatto venire in mente il trattamento dei prigionieri in Paesi autoritari, e comunque è del tutto irregolare, al punto che l’Arma dei Carabinieri ha immediatamente trasferito il milite che ha coperto gli occhi di Natale-Hjorth. Prima di tutto perché è vietato bendare un imputato, o esercitare contro di lui violenze o atti che ne ledano la dignità. In secondo luogo perché è severamente vietato scattare e diffondere le foto di prigionieri legati e ammanettati.
Certo, sono principi sacrosanti. Ma a qualcuno paiono scrupoli eccessivi di fronte a una persona complice di aver ucciso a sangue freddo un giovane carabiniere sposato da meno di due mesi,
nel pieno centro di Roma. «E il minimo che gli poteva capitare», è la voce comune nei mercati e nei bar, e anche sui social.

E a sposare questa tesi è stato nientemeno che il ministro dell’intemo, Matteo Salvini:«A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l’unica vittima per cui piangere è un carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio». Ma c’è un “ma”. Il problema è che questa foto ha dato un’arma straordinaria in mano alla difesa dei due giovani. Non solo rinforza l’idea, molto radicata negli Stati Uniti, che il nostro sistema poliziesco e giudiziario sia arretrato. Ma può dare l’appiglio a chi sostiene (e gli avvocati lo faranno certamente) che la confessione dell’assassino, Elder, sia stata estorta, nell’ipotesi che sia stato trattato come il suo amico. Ipotesi che i magistrati hanno seccamente smentito: «Gli indagati sono stati presentati all’interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette», ha detto il Procuratore generale di Roma Giovanni Salvi. «All’interrogatorio è stato presente un difensore; gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti». E ben vero che ci sono altre prove: la testimonianze diretta del carabiniere Andrea Varriale, che ha visto in faccia i due ragazzi, il coltello (con lama da 18 centimetri) sporco di sangue ritrovato nella loro camera d’albergo. Ma, certo un regalo così agli avvocati difensori poteva essere risparmiato.

E poi c’è il discorso dei principi. H diritto penale si fonda da sempre sulle garanzie fomite all’imputato, anche nel caso in cui la sua colpevolezza sia evidente. E una cosa che tutti noi apprezziamo nel momento in cui ci troviamo dalla “parte sbagliata” della giustizia, magari per una multa non pagata o per un accertamento fiscale. E che però fa fatica a imporsi davanti all’indignazione per una giovane vita cancellata per motivi futilissimi, da due ragazzini a caccia di droga. Il sentimento popolare in questi casi è tutt’altro che “garantista” eppure, sostengono i giuristi, le garanzie per il peggiore dei criminali sono le stesse che valgono anche per le persone per bene.
A seguire, ecco alcune opinioni.

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