Massimo Bossetti: «Dicono solo” falsità su di me, per scoprire una verità che fìngono di non conoscere»

Gentile Marco Oliva mi rivolgo a lei direttamente con questa mia missiva per dirle che nutro un profondo interesse nel seguirla in merito ai casi di cronaca sempre discussi, ma le scrivo soprattutto perché sono stanco di sentire idiozie in merito al mio caso da parte di opinionisti e giornalisti».

E un fiume in piena Massimo Bossetti. che dopo i primi giorni di sconforto per la sentenza definitiva di condanna all’ergastolo lo scorso 12 ottobre, torna a far sentire la sua voce, più combattivo che mai penna e scrivendo direttamente una missiva indirizzata a me.

Bossetti in carcere segue con attenzione i programmi televisivi che si occupano della sua vicenda giudiziaria, da sempre è un tele-spettatore della trasmissione che conduco su Telelombardia il giovedì sera, Iceberg Lombardia. Nel programma non siamo mai stati molto teneri con il carpentiere di Mapello, pur dando ampio spazio alle ragioni della difesa. Ed è per questo che Bossetti ha deciso di sfogarsi una volta per tutte.

In realtà il suo è un vero e proprio attacco ai mass media, colpevoli, a suo dire, di non essersi spesi a sufficienza nella ricerca della verità. In due pagine di lettera Bossetti punta il dito contro la giustizia ingiusta, contro uno Stato che diventa «il principale nemico delle persone per bene» e contro opinionisti che. a suo dire, spesso in Tv fanno il gioco di uno questo Stato incapace di tutelare i cittadini più deboli.

«Con tutta onestà le dico che apprezzo le vostre discussioni, ma non accetto di essere descritto per quello che non sono. Parlo di opinionisti giornalisti e avvocati che ancora si focalizzano su ipotesi fantasiose, irreali, ritraendomi coinvolto in qualcosa di assolutamente inesistente. Mi sembra che tutti vogliono accettare il trionfo apparente di una vergognosa giustizia, umiliante e maligna, quando invece tutti assieme con coraggio e forza bisognerebbe affrontare questo indegno sistema perché è totalmente sbagliato, ampliamente vergognoso».

Si tratta ovviamente del punto di vista di Bossetti, mentre per la giustizia italiana, rileggendo ancora l’è motivazioni della Cassazione, non vi sarebbe alcun dubbio che l’assassino di Yara sia proprio lui. «Cosa provo in questo momento? Vergogna, schifo, rabbia, tanta rabbia per come si sono svolte le cose agli occhi di tutti voi e al mondo intero, semplicemente per l’incapacità di andare contro un sistema sbagliato, corrotto e venduto, per non voler cercare l’unico solo vero obiettivo, l’assoluta vera verità!!! Massimo Bossetti, prigioniero di Stato».

Durante queste feste di Natale, oltre alla moglie Marita e ai tre figli, anche l’avvocato Claudio Salvagni è stato in carcere per una visita. «Massimo, sta recuperando», ci conferma il legale. «La botta per la condanna è stata veramente dura, per lui è stato un Natale di sofferenza sebbene la voglia di combattere sia ancora tanta». E quando facciamo presente che la famiglia che ha sofferto di più durante queste festività è senza dubbio quella della piccola Yara, Salvagni replica: «Sicuramente la famiglia Gambirasio non potrà più riabbracciare Yara, ma credetemi Bossetti non è il mostro che ha fatto del male a quella ragazzina. Noi ne siamo convinti, sta pagando per un crimine che non ha commesso».

E a questo proposito la difesa è già pronta alle prime azioni concrete. Per prima cosa ci sarà il ricorso a Strasburgo, alla Corte di giustizia europea. Poi si faranno una serie di indagini difensive volte a dimostrare l’estraneità di Bossetti. Per cercare di capire in concreto di che cosa si tratti abbiamo incontrato Ezio Denti, consulente investigativo del pool difensivo. Poche settimane fa, infatti, proprio Denti assieme alla moglie di Bossetti, Marita Comi, aveva lanciato un appello rivolto a chi avesse informazioni preziose per far ripartire le indagini. E i primi risultati sono arrivati, cinquanta segnalazioni in pochi giorni, almeno sei quelle rilevanti.

Denti, però, non vuole sbilanciarsi e anticipare più del necessario: «Sono segnalazioni che dobbiamo verificare, qualcosa di veramente interessante c’è, ma è troppo presto per cantare vittoria. Noi siamo convinti che bisogna individuare a chi appartengano quelle tracce di Dna trovate sui guanti di Yara e mai attribuite a nessuno. Esiste una pista concreta e ci porta all’estero. Tutto parte da una casa in una via a fianco alla palestra di Brembate e ci porta fino oltralpe».

Ma non si tratterebbe dell’unica segnalazione degna di nota. Denti ci chiede la massima discrezione perché una parola di troppo potrebbe compromettere tutto: «Vi anticipo solo che stiamo vagliando una segnalazione scritta su un blog dedicato alle ricerche di Yara risalente a dieci giorni dopo il 26 novembre 2010. Già all’epoca questa fonte anonima chiedeva di controllare a Chignolo d’isola e Yara il 26 febbraio 2011 è stata ritrovata proprio in un campo di Chignolo. Chi è questa persona che sembrava sapere così tante cose?»

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