Miriam Leone, nella vita cerca sempre il meglio

Come si diventa la star numero 1 del cinema italiano in pochi anni? Con il carattere della star. E’ sempre stata una ragazza indipendente e controcorrente Miriam Leone, ed è stata proprio questa sua caratteristica a portarla al successo nella vita prima e nella carriera poi. E In è da sempre, sin da bambina: «all’asilo non volevo portare il grembiule e così architettai un piano. Andai in bagno, lo nascosi e tornai in classe ; come se niente fosse. Lo ritrovarono, mi rimproverarono e mi spiegarono seri seri l’importanza di indossarlo», ha raccontato a “Vanity Fair”.

A Miriam Leone, però, la spiegazione non bastò: «tornai a casa e capii subito che avrei dovuto fare di più: il giorno dopo lo ridussi in piccole strisce, lo buttai direttamente nel cesso e tirai lo sciacquone. Combinai un gran casino: si intasò tutto e l’acqua cominciò ad allagare pavimento e corridoi. Presa dal panico fuggii in strada. Avevo 4 anni. Anche lì, lezioni e mòniti: “Miriam, il grembiule serve a riconoscerci, a essere ordinati, puliti e tutti uguali”.

Io uguale agli altri non volevo essere e grazie agli scarti delle mie zie avevo già un guardaroba pazzesco che ai miei occhi valeva più di tutte le divise che mi obbligavano a indossare, e delle quali già allora faticavo a capire il senso». Con il passare degli anni la situazione non è cambiata e Miriam non ha mai mollato, nemmeno da adolescente quando invece la voglia di uniformarsi agli altri è molto forte. Sono gli anni in cui bisogna essere come gli altri, vestirsi, truccarsi, parlare come gli altri, in modo da essere accettato in un gruppo ed evitare di essere messo da parte.

Per lei non è stato così: «sai che non puoi permetterti stravaganze. Ne basta una e diventi quello strano. Essere considerati strani può essere duro, può farti sentire escluso. E io ero quella strana. Quella che a 14 anni leggeva Mallarmé e Baudelaire, si incupiva con Montale e con il male di vivere e nello scontro con la realtà soffriva. Stare da sola non mi dispiaceva, ma non riuscire a condividere il mio mondo con nessuno al tempo stesso mi pesava.

Mi vergognavo. I miei interessi erano lontani da quelli del branco, quindi fingevo di essere chi non ero». Essere ribelle però le ha creato anche più di qualche problema e una volta ha rischiato perfino la vita: amando immergersi in mare anche in . condizioni avverse, una volta si ritrovò nel mezzo di una mareggiata fortissima che la spingeva al largo, per fortuna riuscì ad aggrapparsi ad uno scoglio che le permise i tornare a riva, pur con il corpo pieno di ferite.

La svolta arrivò con “Miss Italia” e il mondo dello spettacolo nei quali la Leone ha visto una valvola di sfogo e un modo per rendersi indipendente e lasciarsi alle spalle il posto in cui era nata e Cresciuta: «avevo 23 anni e non ero una bambina, anzi posso dire che ero la zia delle altre ragazze, e la mia vita è cambiata in un modo che fatico ancora a decifrare. – ha raccontato a “Grazia” – Da quando avevo 16 anni mi chiedevano di partecipare al concorso, ma io non avrei mai fatto nella mia vita una sfilata in costume nella piazza del Duomo di Acireale (la città dove si è diplomata al Liceo, ndr), non ero io, ma ci fu una selezione a Roma che dava accesso direttamente alle finali, e io l’ho vinta».

I suoi sogni stavano per diventare realtà: «Sono andata pensando: io lo so dentro di me che cosa voglio fare, e questa può essere una carta da giocare per emanciparmi e per andare via da questa realtà in cui stavo seduta davanti al mare a guardare l’orizzonte e aspettavo che succedesse qualcosa. Guardavo i film dei “Bellissimi” di Rete 4 dal divano sfondato della cucina di casa mia, prendevo il traghetto verso il continente e tornavo subito indietro. Studiavo Lettere all’Università (a Catania, ndr), ma non sapevo che cosa avrei fatto della mia vita, ero senza futuro». Lei aveva le idee chiare, e il destino ce le aveva ancora più chiare perché dopo la vittoria al concorso di bellezza viene notata da una persona che le propone di partecipare al casting per un film di Giovanni Veronesi.

L’allettante proposta le mise addosso un gran nervosismo e tanta insicurezza, ma lei si impose di superare entrambe le cose: «Come sempre la mia prima risposta è stata: “No, non ce la faccio”. E poi invece l’ho fatto, e ho passato il provino. E stare per due giorni su un set a Nizza mi ha fatto dire: “La vita è una cosa meravigliosa, questo è quello che voglio fare”. Non ho più smesso, non voglio più smettere. Voglio solo avere il tempo per vivere, perché se recidi i rami della vita ti inaridisci, io invece ho bisogno di fermarmi per riempirmi di vita, persone, noia, musica, libri e pensieri».

Una fame di vita che si capisce anche dal suo volersi testare in tante vesti: dopo il concorso di “Miss Italia” ha partecipato a varie trasmissioni, da “Unomattina estate” a “Mattina in famiglia”, ha lavorato a spot pubblicitari importanti, ha recitato in fiction sempre più rilevanti (da “Distretto di Polizia” a “Un passio dal cielo” passando per la trilogia “1992, 1993, 1994”, “I Medici”, “In arte Nino” e “Non uccidere”) e in film di alto livello. Dopo l’esordio in “Genitori&figli” di Veronesi ne sono arrivati tanti altri e di ogni genere: dal comico (“I soliti idioti”) alla commedia romantica (“Fratelli unici”), dal drammatico (“Fai bei sogni”) al thriller (“Il testimone invisibile”) e sempre con grande successo. Ora la vediamo nella nuova stagione della trilogia sul periodo di Tangentopoli “1992, 1993, 1994” dove torna a vestire i panni della bellissima Veronica Castello, la giovane ragazza pronta a tutto pur di arrivare ad avere un ruolo in tv.

Al tempo stesso però sta lavorando anche nel film “Diabolik” realizzato dai Manetti Bros dove lei interpreta il ruolo di Èva Kant, e questo spiega il suo cambio di look virato al biondo platino (nel cast, Luca Marinelli interpreta il ladro più famoso d’Italia e Valerio Mastandrea il commissario Ginko). Single convinta, a “Vanity Fair” ha detto in proposito di aver sofferto per amore ma «prima di capire cosa fosse l’amore. L’amore romantico, magari corrisposto, è una fortuna che capita poche volte. Quello fugace è tutta un’altra storia che non sempre vale la pena vivere». Ora non ci fa troppo caso, è pronta ad accoglierlo ma senza troppe frenesie, ora è impegnata a volersi bene: «non mi infliggo tormenti o inutili scomodità sentimentali. Esplodo prima e dico: “No, non fa per me”. Rifiuto l’offerta e vado avanti».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *