Napoli – Juventus Streaming Gratis Diretta free cccam Live Tv Link No Rojadirecta

Si giocherà domenica sera alle ore 20:30 Napoli Juventus che potrebbe sembrare una partita come tante altre, ma invece non lo è e mai lo sarà. È la gara che chiude la 26esima giornata di Serie A, che effettivamente ha ben poco da dire ai fini della classifica, ma ciò non toglie che comunque sarà un match di grande interesse. Napoli Juventus, quindi si sfideranno domenica in un posticipo dove gli azzurri vorranno tentare di ridurre il distacco che li separa in classifica dai bianconeri, in vista della prossima stagione dove ancora una volta vorranno essere i protagonisti e gli antagonisti della squadra Capitanata da Massimiliano Allegri. La Juventus sembra essere ormai giunta alla conquista del suo ottavo scudetto consecutivo, il cui cammino sembra essere davvero inarrestabile, ma il Napoli vuole comunque dimostrare come sia possibile continuare a mettere in difficoltà i bianconeri, reduci da una amara sconfitta in Champions League contro l’Atlético Madrid.

Per questo motivo la squadra Capitanata da Carlo Ancelotti, tenterà il tutto per tutto per mettere in difficoltà i bianconeri e sono pronti a dare tutto nella gara di domenica. In questo periodo il Napoli può puntare su una difesa davvero eccezionale, che non subisce reti da ben 5 partite e proprio contro la Juventus ci sarà la grande occasione per poter eguagliare il record di Clean sheet che risale a ben nove anni fa, ovvero il 2010. Ottimo anche il rendimento di Insigne e dei compagni in casa, la cui ultima sconfitta è arrivata contro la Roma lo scorso 3 marzo 2018.

Napoli Juventus diretta tv e live streaming

Per vedere Napoli Juventus, match valevole per la 26esima giornata di campionato Serie A Tim 2018-2019 con fischio d’inizio alle ore 20:30, bisogna avere un abbonamento Sky con il pacchetto Sky Calcio. In questo caso, la partita con un ampio anche pre partita, sarà disponibile su Sky Sport HD e Sky sport Serie A canale 202. Per chi non fosse in possesso di un abbonamento Sky, è possibile usufruire di altri servizi alternativi per poter vedere Napoli Juventus in streaming.

È possibile infatti accedere a diverse piattaforme alcune di queste gratuite, altre a pagamento sempre di proprietà Sky, per le quali bisognerà comunque sottoscrivere sempre comunque un abbonamento. Questa è Sky Go, che però risulta essere gratuita e da la possibilità di poter vedere il match anche in streaming su pc, smartphone e tablet. È possibile guardare la partita anche con Now TV ovvero il servizio di Sky collegato ad un abbonamento di casa che da la possibilità di poter vedere alcuni contenuti in diretta senza dover avere il bisogno di vincolarsi con la parabola. Infine i possessori del decoder Sky Q potranno Seguire la partita in 4K HDR.

E ora serve un bel pieno di Super, per l’accelerata finale in ottica scudetto. Un pieno di Super Mario, s’intende, per la precisione. Alias, mister scontro diretto. 

Ché finora Mandzukic s’è sempre esaltato in campionato, quando in ballo c’erano partite d’alta quota e big match con accreditate (almeno in teoria/estate) alla lotta scudetto. E dunque su sponda Juventus viene naturale auspicare che contro il Napoli, allo stadio San Paolo, l’attaccante croato voglia assestare un’altra zampata delle sue in un momento tanto decisivo e delicato. Questa sera, contro i partenopei, non c’è in palio soltanto l’opportunità di mandare praticamente in maniera definitiva in archivio la pratica legata all’ottavo tricolore di fila per i bianconeri (lasciando il Napoli addirittura a 16 punti di distacco). No, di più: la Juventus ha in ballo anche una occasione per riacciuffare solidità e convinzione, autostima, padronanza dei mezzi in vista della sfida contro l’Atletico Madrid, con tanto di 2-0 d’andata da ribaltare e qualificazione ai quarti di finale di Champions da acciuffare per i capelli. Vien da sé che approcciarsi alla partitissima del prossimo 12 marzo con lo scudetto già praticamente vinto e con il morale di nuovo alto, non guasterebbe. E ancor più positivo, tornando al nostro pieno di Super, sarebbe riprendere possesso del vero Mandzukic, visto che l’ex dei colchoneros madrileni (43 presene e 20 gol alla corte di Simeone nel 2014-15) rappresenta – se in forma – un elemento fondamentale per il gioco bianconero nonché imprescindibile per la resa dei suoi compagni di reparto d’attacco, Cristiano Ronaldo compreso. Se non addirittura: Cristiano Ronaldo in primis. 

Massimiliano Allegri ha spiegato la cosa in maniera molto chiara poco tempo fa (dopo il successo contro il Sassuolo dello scorso 10 febbraio) allorché gli si chiedeva numi in merito alla gestione delle punte: «E’ una questione di caratteristiche e di giocatori. Dybala ha caratteristiche diverse da Mandzukic. Paulo viene a fare da raccordo e con lui dentro l’area siamo vuoti. Si può giocare con Dybala e Ronaldo, ma perdi delle situazioni. E del resto basta vedere i numeri: Ronaldo ha giocato per dieci anni con Benzema, non è che al Real Madrid sono matti, no? Dybala ha bisogno di Mandzukic, Cristiano Ronaldo ha bisogno di Mandzukic». E aggiungiamo: la Juventus, tutta, ha bisogno di Mandzukic. 

Quello vero, non quello irriconoscibile che vagava per il campo dello stadio Metropolitano di Madrid, contro l’Atletico. Quello che dà equilibrio sacrificandosi e rinculando in fase di non possesso palla; quello che dà aggressività e alza il coefficiente di pericolo in fase di possesso portando via difensori e facendo valere la sua stazza nell’area avversaria; quello che segna e decide gli incontri più pesanti. Quasi in stile signor Wolf di tarantiniana memoria (in Pulp Fiction: «Risolvo problemi»).  

In questa stagione Mandzukic ha realizzato nove marcature, una sola delle quali in Champions (contro il Valencia) e tutte le altre in campionato. Unica doppietta, ma guarda un po’: il 29 settembre contro il Napoli. SuperMario era stato strepitoso. Altri sigilli, in ordine cronologico: contro la Lazio, il Parma, il Milan, la Spal, l’Inter e la Roma. In cinque casi le sue reti sono state decisive per la vittoria. E la cosa che colpisce di più è che nell’elenco ci siano tutte le squadre che occupano i primi posti della classifica. Per questo motivo parlavamo di Mandzukic uomo da big match, uomo da sfida d’alta classifica. 

Stasera al San Paolo, insomma, Super Mario va in cerca di bis rispetto alla gara d’andata. Vuole griffare lo scudetto, pensando però alla Champions League. 

La trasferta di Napoli rappresenta un passaggio decisivo per la Juventus sulla strada che conduce all’ottavo scudetto consecutivo, il quinto della gestione di Massimiliano Allegri. Assecondando la filosofia del tecnico bianconero, dopo questa notte ci sarà una partita in meno da affrontare sulla strada che ha nel 26 maggio l’ultima tappa. Ipotizzare quando la Juventus potrebbe festeggiare il titolo è attività che ha preso piede fin dal 2018, quando il vantaggio su chi insegue è diventato via via sempre più imponente. Logico farlo dopo Napoli, indicato da tutti come l’appuntamento che avrebbe dato una fisionomia al campionato. Vediamo allora quando la Juventus potrebbe diventare campione d’Italia, partendo dall’ipotesi che la squadra di Carlo Ancelotti – dopo il match del San Paolo – centri gli identici risultati dei bianconeri. 

Prima ipotesi, la Juventus perde. Con un simile risultato il vantaggio sul Napoli passerebbe da 13 a 10 punti. Un divario che significherebbe scudetto a tre giornate dalla conclusione del campionato. Alla quart’ultima i bianconeri potrebbero festeggiare di fronte ai propri tifosi e lo farebbero in un’occasione decisamente particolare, visto che al 5 maggio è fissato il derby con il Torino. Celebrare il titolo al termine della partita contro i granata avrebbe un sapore diverso dal solito. 

Seconda ipotesi, al San Paolo esce un pareggio. In questo caso la Juventus manterrebbe invariato il vantaggio di 13 punti sul Napoli e lo scudetto verrebbe assegnato quando mancano ancora quattro giornate alla fine della Serie A. Questo significa che la Juventus potrebbe festeggiare il titolo in un’altra circostanza particolare, dal momento che alla 34ª giornata (il 27 aprile) è di scena a San Siro contro l’Inter. Vale dire in casa della rivale storica per eccellenza e, soprattutto, davanti a Beppe Marotta, andato a lavorare per il club nerazzurro dopo essere stato l’architetto dei sette scudetti consecutivi bianconeri e dopo aver messo le basi di quello che potrebbe essere l’ottavo. 

Terza ipotesi, la Juventus passa a Napoli e porta il vantaggio a un +16 praticamente irrecuperabile. Con tale divario il titolo andrebbe in archivio a a cinque giornate dalla conclusione del campionato, dando ai bianconeri la possibilità di celebrarlo in casa. E l’occasione sarebbe il 20 aprile, il sabato di Pasqua, quando all’Allianz Stadium si presenterà la Fiorentina. 

Ovviamente queste sono tutte ipotesi di scuola, perché dopo Napoli saranno ancora tante le variabili in gioco in grado di determinare la classifica. A cominciare, ovviamente, dal fatto che le due avversarie dirette compiano medesimo cammino. Un Napoli a -16 avrebbe sicuramente altre motivazioni rispetto a un Napoli a -10, per esempio, con ricadute sull’atteggiamento da tenere in campo. Con il piazzamento Champions pressoché sicuro e con lo scudetto lontano, potrebbe subentrare un rilassamento tale da favorire i bianconeri. E, in casa Juventus, è tutto da verificare un eventuale flop in Champions League unito a un eventuale vantaggio ridotto a 10 punti in classifica. Si tratta di fattori soprattutto psicologici, che potrebbero entrare improvvisamente in gioco. E che rendono il calcio a suo modo unico. 

Carlo Ancelotti e quella voglia ben controllata di battere la Juventus. «Nessuno è insuperabile, nemmeno loro che hanno tante qualità, come l’esperienza e la fisicità. Noi dovremo puntare sul gioco e sull’intensità, poi avremo dalla nostra lo stadio che ci aiuterà, ne siamo consapevoli. Per noi è stata una vigilia tranquilla, c’è un’atmosfera speciale perché i giocatori ci tengono a fare bene. Siamo nelle condizioni ottimali per poter vincere», l’assalto a Madame lanciato da Ancelotti attraverso le parole, sarà assorbito dalla sua squadra, l’unica nella scia della Juve che ha migliorato tutti i record di rendimento nel campionato di serie A.  

Nessun proclama in conferenza stampa, non ne avrebbe avuto bisogno don Carlo che da anni ha accumulato più di un sassolino nelle scarpe. Nella gara d’andata fu offeso dai tifosi della Juve allo Stadium, così come capitato spesso nel corso delle 113 panchine bianconere che mise insieme dal febbraio 1999 al giugno 2001. «Mi consolerò guardando in bacheca la Champions che vinsi battendoli»: rispose piccato dopo il 3-1 incassato a settembre, un ko che pensa di poter vendicare stasera, anche perché non sarà semplice per Allegri distrarre la sua squadra dalla sfida contro l’Atletico Madrid del 12 marzo, mentre il Napoli avrà tutto il tempo di entrare nel clima Europa League, con la gara di giovedì contro il Salisburgo. «Ci giocheremo la partita più importante del campionato – ha detto Ancelotti – perché avremo di fronte i più forti. La partita d’andata non fa testo, perché eravamo all’inizio di un nuovo periodo. Ora c’è maggiore sicurezza nei nostri mezzi, tanto da essere tranquilli nell’incontrare la Juventus. La squadra sta molto bene e c’è voglia di dimostrare che siamo competitivi e che possiamo battere la capolista. Allegri come me? E’ un allenatore molto pratico e legge ogni situazione, oltre a preparare bene le gare: è più focalizzato sulle caratteristiche dei giocatori che sui sistemi di gioco. La penso anche io così».  

Nella sgambatura di questa mattina, Ancelotti scioglierà gli ultimi dubbi sulla squadra da mandare in campo. Due su tutti: il difensore centrale da affiancare a Koulibaly e la punta da utilizzare con Insigne. Per la retroguardia, sembrerebbe essere in vantaggio Chiriches su Maksimovic, così da permettere al rumeno di giocare la prima gara stagionale in campionato, mentre in attacco Mertens dovrebbe iniziare il match, perché il polpaccio di Milik lascia ancora qualche dubbio sul suo impiego. Battere la Juventus non permetterebbe al Napoli di sognare lo scudetto (il vantaggio bianconero sarebbe sempre di 10 punti), però darebbe quella spinta emotiva nel continuare a crederci ed assestare a Madame un colpo così forte, da infliggerle la prima sconfitta in serie A di questo campionato. Ma cosa ha di più la Juve rispetto agli altri? «Vince in Italia perché ha investito molto sotto il punto di vista tecnico – ha detto Ancelotti – poi ha esperienza, una storia e sono tutti elementi che fanno la differenza. Inoltre lo stadio di proprietà le dà un fatturato maggiore, tale da permettere maggiori investimenti».  

Stasera per Ancelotti sarà la 36ª partita da allenatore del Napoli (media punti, 2,11 per gara) e vorrebbe ricordarla come quella in cui avrà fatto il primo sgambetto stagionale alla Juventus del suo amico Cristiano Ronaldo: «Ho sempre piacere di incontrarlo e, con lui in campo, sarà un problema in più. Ma è bello così, meglio confrontarsi con i migliori». E, magari, anche batterli per tenere acceso l’interesse del campionato: «Se vinceremo questa partita, manterremo viva la possibilità di restare ancora in lotta. Un altro risultato ci farebbe indirizzare, invece, verso altre cose».  

Non verranno ricordati come “I 10 giorni che sconvolsero il mondo” in chiave juventina, quelli che iniziano oggi con Napoli-Juventus e finiranno il 12 marzo con Juventus-Atletico Madrid: perché il mondo bianconero segue leggi che non prevedono sconvolgimenti in tempi così brevi. Però potrebbero cambiare la percezione di quel mondo agli occhi di molti tifosi, che oggi ne hanno un’immagine oscillante tra un deserto postapocalittico e un prato piacevole, ma nulla più. Battere il Napoli, vincendo di fatto lo scudetto al San Paolo, e soprattutto, molto soprattutto, ribaltare l’esito dell’andata contro l’Atletico Madrid, farebbe comparire una sorta di Paradiso terrestre pieno di fiori e di speranze. Non sconvolgeranno il mondo juventino, i 10 giorni in arrivo, ma decideranno la stagione.

Massimiliano Allegri lo sa: «A Napoli ci giochiamo due terzi dello scudetto. In più sarebbe una soddisfazione andare a battere la seconda e confermare quello che stiamo facendo, perché il campionato alla fine lo vince la più forte, la più regolare: devi arrivare a un tot di punti facendo gol e subendone pochi». Dovrà farne tre e subirne nessuno contro l’Atletico Madrid, la Juventus, e un risultato positivo al San Paolo sarebbe ideale da versare nella metaforica bottiglia delle energie fisiche e mentali che Allegri vuole riempire per la sfida del 12 marzo: «Arriveremo alla partita con l’Atletico in ottime condizioni: questa settimana e la prossima servono a migliorarle. Staranno meglio Bonucci e Chiellini, Pjanic che aveva la febbre e tutti gli altri. E speriamo di recuperare Douglas Costa. Non so se passeremo, ma sicuramente saremo pronti. E ci sarà bisogno di uno stadio che per 95 minuti dovrà spingere la squadra a fare l’impresa».

Impresa o no, passati i 10 giorni che decidono la stagione (nel corso dei quali c’è anche Juventus-Udinese dell’8 marzo), si deciderà anche il futuro di Allegri, che non è legato all’esito della sfida con l’Atletico ma oggi è in dubbio, come vi spieghiamo a parte: «Siamo stati dati per morti prima di essere eliminati e le voci su Allegri che va via quest’anno sono venute fuori prima. Mi vedrò con il presidente quando vorrà e come ogni anno parleremo dell’annata e del futuro: poi decideremo cosa fare l’anno prossimo, senza nessun problema». E nessun problema particolare lo ha spinto a chiudere i suoi canali social: «Non sono mai stato un grande utilizzatore, facevo solo un post dopo le partite. Come sono entrato sono uscito: lo trovo normale, mi ha sorpreso tutto il clamore. Sono uno strumento valido, ma non per tutti: molti problemi, dalla pedofilia allo stalking, vengono da lì, perché la gente si nasconde. Ma questo è un problema sociale, non che Allegri non capisce niente. Che ci sta anche…», chiude col sorriso. Nessuna reazione agli attacchi sul web di una parte della tifoseria, dunque: «I tifosi allo stadio mi hanno sempre fatto sentire il loro appoggio e li ringrazio, poi io a fine partita vado negli spogliatoi senza manifestare gioia con salti o capriole: sono fatto così e credo che un allenatore debba dare un esempio. Quanto alle critiche, con l’Atletico abbiamo fatto un brutto secondo tempo e sono giuste. Quelle costruttive. Altre sono frutto di aspettative fuori dalla realtà, per cui la Juve sarebbe dovuta andare a vincere a Madrid 3-0. In Champions può succedere di tutto, se l’Atletico a Torino avesse tre giocatori con l’influenza avrebbe difficoltà, a noi all’andata mancavano sei giocatori… E la Champions non è il campionato, che ti dà tempo per recuperare». Novanta minuti però la Juventus li avrà: e possono cambiare la stagione, se non il mondo bianconero.

Chiamatelo l’Allegrometro, vi terrà compagnia fino a maggio, forse giugno segnando giorno per giorno il fixing delle percentuali di permanenza del livornese sulla panchina della Juventus. Attualmete è piuttosto basso e oscilla fra il 20% e il 25%, ovvero sono molto di più le probabilità che il tecnico livornese lasci la panchina bianconera a fine stagione rispetto a quelle che rimanga. Sulla quotazione incidono certamente le parole di GiovanniGaleone, amico e confidente di Allegri, che nei giorni scorsi ha rivelato in radio che «indipendentemente dal risultato della Champions League Max lascerà la Juventus a fine stagione, magari per un club di Premier, dove si troverebbe certamente bene». Le profezie di Galeone sul futuro di Allegri non sono sempre definitive, ma quelle parole potrebbero rappresentare ciò che, in questo momento, Allegri pensa o quello su cui sta ragionando.

L’unica certezza, in questo momento, è l’appuntamento con Agnelli e Paratici, probabilmete ad aprile o a fine marzo, nel quale l’allenatore deciderà il suo futuro, parlando di stimoli, motivazioni e condizione psicologica. In quel momento verrà deciso il destino di Allegri, ma non è detto che vega ufficializzaoto subito, soprattutto se la Juventus, nel frattempo, avesse conquistato i quarto di finale di Champions League.

Ma non è solo Galeone che abbatte la percentuale di permanenza alla Juventus di Allegri. C’è anche la sensazione, nell’ambiente bianconero, che il tecnico stia esaurendo motivazioni e stimoli, dopo cinque anni intensi e, soprattutto, vincenti. Trovare il modo di stimolare la squadra a vincere ancora uno scudetto, per esempio, potrebbe essere difficile. E cinque anni consecutivi sono davvero tanti per un rapporto fra tecnico e club: i rapporti rischiano di logorarsi e i difetti essere sopportati sempre di meno. Ecco perché il divorzio a fine stagione è molto probabile.
La Juventus, d’altronde, si sta preparando all’evenenzia valutando possibili sostituti che il club avrebbe individuato in ZinedineZidane, attualmente libero e corteggiato anche dal Chelsea; PepGuardiola, che potrebbe essersi stancato del City; ma anche JurgenKlopp o addirittura AntonioConte, il cui nome è circolato nelle ultime ore, senza trovare riscontri specifici. Il club, insomma, non si farà trovare impreparato all’eventualità di dover prendere un altro allenatore. Anche perché non è da escludere che un cambiameto non sia auspicato anche in seno alla società, proprio per rimescolare motivazioni e stimoli in seno alla squadra.

Ha deciso la partita che gli ha regalato il primo trofeo juventino, la Supercoppa vinta contro il Milan grazie a un suo gol, ora Cristiano Ronaldo vuol decidere la partita che può regalargli, di fatto anche se non ancora aritmeticamente, il suo primo Scudetto. «Ronaldo sta bene e gioca», ha confermato Massimiliano Allegri, spazzando via gli ultimi rimasugli dei dubbi sorti mercoledì alla ripresa degli allenamenti, quando il portoghese aveva lavorato a parte a causa di un colpo a una caviglia subito domenica a Bologna. Rientrato in gruppo giovedì, permaneva l’ipotesi che potesse riposare vista la prova tuttaltro che brillante del Dall’Ara, ma era apparsa subito teorica. La settimana trascorsa dalla trasferta emiliana è stata più che sufficiente per recuperare le energie e CR7 vuole semmai riscattare quella prestazione, riprendendo subito l’attività di serial bomber. E il campo e la partita in cui è stato segnato forse il più bel gol su punizione di tutti i tempi (Maradona in Napoli-Juventus 1-0 del 3 novembre 1985) potrebbero essere lo scenario ideale per sbloccarsi, e sbloccare la Juventus tutta, nella specialità.

Per occupare il terzo posto accanto a Ronaldo e Mandzukic, oppure alle loro spalle, ma comunque con compiti più offensivi rispetto agli altri centrocampisti, inizia un lungo sprint tra Paulo Dybala e Federico Bernardeschi. L’arrivo è fissato al 12 marzo, la sera di Juventus-Atletico Madrid, ma quello di stasera è un traguardo volante importante e che potrebbe anche dare indicazioni in vista della sfida di Champions. «In questo momento se giochiamo con Bernardeschi e Dybala assieme a Ronaldo e Mandzukic mi resta solo Kean come cambio offensivo. Altrimenti uno tra Dybala e Berna starà fuori e sarà un cambio importante», ha spiegato Allegri. L’ex fiorentino è in vantaggio, ma non va trascurato il fatto che il tecnico abbia citato la possibilità di vedere i due assieme a CR7 e Mandzukic. Magari in chiave Atletico, quando di cambi offensivi potrebbe averne a disposizione un altro oltre a Kean: «Per l’Atletico speriamo di recuperare Douglas Costa». Quanto agli altri indisponibili, «per Khedira dobbiamo aspettare gli esami e speriamo di riabbracciarlo presto, come uomo e come calciatore, mentre Cuadrado è ancora lontano».

La presenza di Bernardeschi offre ad Allegri una maggiore duttilità tattica, con la possibilità di alternare il 4-3-3 al 4-4-2, con l’azzurro sulla linea di centrocampo accanto ad Emre Can (favorito su Bentancur), Pjanic e Matuidi. Alle sue spalle Joao Cancelo sembra destinato a riprendersi il posto da terzino destro da De Sciglio, dopo la panchina di Madrid e la brutta prestazione in posizione più avanzata a Bologna. Al Dall’Ara il portoghese è stato probabilmente il peggiore, ma farlo giocare può aiutarlo a ritrovare la forma migliore. E un Cancelo al top sarebbe preziosissimo tra 10 giorni contro l’Atletico.

La sfida di stasera tra Napoli e Juventus è più di una partita di calcio, è storia del Paese. È vero o non è vero che l’Italia, in fondo, si è formata con la trasferta al Sud dei piemontesi? Savoia contro Borboni. Ed è vero o no che questo duello rimanda ogni volta a quello maggiore tra il potere del Nord e le rivendicazioni del Mezzogiorno? Napoli-Juventus è il paradigma della sfida, è la rivalità per definizione, anche più di quella contro le milanesi, che essendo in due finiscono per dividersi il carico.
Napoli contro Juventus significa la squadra più meridionale contro quella più settentrionale del campionato. L’alfa e l’omega della Serie A. Ed è curioso che siano proprio questi due estremi a governare i giochi da una decina d’anni, come ricordato ieri dal presidente De Laurentiis. È la riprova che i modelli industriali efficienti possono nascere in qualunque area dello Stivale, basta avere dirigenze in grado di crearli e un pubblico disposto a ripagarli con passione. Aurelio&Andrea, un po’ come Ancelotti&Allegri, la sfida delle A, sono oggi i trascinatori del movimento italiano, anche in Lega, dodici anni dopo la risalita congiunta dei club dalla B. Nelle ultime undici stagioni, Juventus e Napoli sono state le prime, rispettivamente con 878 punti e 772, solo terza la Roma con 738. Hanno vinto 6 delle ultime 7 edizioni della Coppa Italia, con l’unico intermezzo della Lazio sei anni fa. Sempre le due occupano saldamente da ormai molti anni la vetta del campionato: l’anno scorso era il Napoli al primo posto in questo periodo, ora tocca alla Juve.
Dicevamo però che la partita di stasera corre sui binari di un contenuto più ampio. Lo stadio San Paolo, che all’epoca si chiamava del Sole, fu inaugurato per la gara tra Napoli e Juventus del 6 dicembre 1959. Vinsero 2-1 i padroni di casa. Nacque probabilmente lì il sogno napoletano di sovvertire le gerarchie, di sconfiggere la ricchezza del Settentrione, una speranza cullata con l’arrivo di Sivori dopo l’esperienza alla Juve e infranto nella stagione 1974-75 dai gol di José Altafini, da allora core ‘ngrato. Per i migranti occupati in Fiat, ma anche per tutti gli altri tifosi, per il riscatto di una vita si è dovuto aspettare l’arrivo di Maradona. E questo spiega molto dell’amore della città per Re Diego. Non solo in campo, ma soprattutto fuori dal campo. L’orgoglio di non essere più ultimi, almeno dal 3 novembre 1985, giorno in cui l’argentino battè la punizione più incredibile e inspiegabile nella storia del pallone, scavalcando Tacconi in pochi centimetri. Proprio nel 1986, dopo l’ultimo scudetto bianconero con Trapattoni, il testimone passò al Napoli, per la prima volta campione d’Italia, un successo bissato nel 1990 sempre nel nome di Maradona.
Partito quest’ultimo, sono seguiti quasi vent’anni di inarrestabile decadenza per il club campano, nel periodo in cui la Juve dominava in Italia e non solo. Poi il fallimento del Napoli, con conseguente caduta in Serie C, e la vicenda di Calciopoli hanno incrociato il destino delle due squadre in B. Da quel momento la risalita, il nuovo duello, il record di punti, una competizione che è diventata sempre più elevata e importante. Conte contro Mazzarri e Benitez, Allegri contro Sarri e Ancelotti. E poi Quagliarella, Higuain, le grandi firme che portano al presente, gente come Milik e Cristiano Ronaldo, Insigne e Dybala. Napoli-Juventus non sarà mai una partita normale, perché dietro di sé ha un libro ormai troppo grande.

Un ritorno da protagonista per Aaron Ramsey che, superati i problemi al ginocchio delle ultime settimane, ha rischiato di diventare l’uomo spartiacque di una stagione nell’eterna rivalità tra Arsenal e Tottenham. Ieri a Wembley il gallese ha disputato una gara esemplare, dopo la più timida ora di gioco contro il Southampton, in cui era parso meno determinante del solito, anche perché un giocatore come lui che unisce qualità e atletismo ha bisogno di essere al massimo per farsi apprezzare per intero. Il derby, l’ultimo che ha giocato prima di salutare per recarci alla Juventus, fino a un quarto d’ora dal termine stava per essere deciso dal suo gol al 16′. Una rete che è la sintesi di cosa rappresenti Ramsey nell’economia di gioco delle sue squadre. Pressione, recupero palla e ripartenza. Dinamismo e qualità. Quando sta bene, Ramsey unisce le due fasi con un profitto che in pochi hanno in Europa. In bianconero, questo lo deve sapere, gli verrà chiesta più continuità di quella che lo ha caratterizzato in questi ultimi anni. Perché l’approdo in Serie A dovrà essere un salto di qualità per lui, non solo dal punto di vista dell’ingaggio.
Il Tottenham è riuscito a pareggiare solo dopo che Ramsey è stato tolto dal campo al 27′ st, grazie a Kane che ha fatto 1-1 due soli minuti dopo. Da lí in poi tutto male per i Gunners che hanno anche sbagliato un rigore e perso Torreira per espulsione. Ramsey, però, ha vinto a mani basse la sfida a distanza con Eriksen, trequartista del Tottenham, un altro che in passato era finito nel mirino dei bianconeri. Le differenze stanno nei numeri: più tiri per il danese (3-1) ma Ramsey ha segnato e lui no. In generale il primo fa la stella, tocca 60 palloni, i compagni lo cercano, lui prova a trasformare pietre in oro senza riuscirci. Ramsey invece si adatta: solo 39 giocate, ma oltre al gol riesce in un’altra occasione a mettere un compagno (Aubameyang) in condizione di finalizzare. La fase difensiva, invece, dice che Ramsey è un valore aggiunto: non si tira indietro quando c’è da affondare il tackle (commette anche 3 falli, per questa sua propensione all’intervento energico), ma è sempre pronto alla proiezione offensiva e una volta viene colto anche in fuorigioco. Significativa anche la mappa dei movimenti dei due: Eriksen è giocatore di posizione, staziona oltre la metà campo, svaria sui due fronti. Ramsey è pressing e assalto, distribuisce i suoi interventi in entrambe le metà campo (offensiva e difensiva) e, soprattutto, copre, fa lavoro sporco.
Non sappiamo se gli juventini si sono già innamorati di lui, ma a questo dovranno abituarsi: un giocatore dai lampi di classe e dalle tante palle recuperate, un interno puro con piedi da trequartista.

«Diego Costa e Nikola Kalinic torneranno in gruppo la prossima settimana». Più che una promessa, quella di Diego Pablo Simeone è una speranza. Il tecnico argentino ha, infatti, bisogno di poter contare sui suoi due attaccanti per preparare al meglio la trasferta del 12 marzo allo Juventus Stadium. A preoccupare maggiormente il Cholo non è tanto la gara di oggi a San Sebastian con la Real Sociedad, quanto quella di sabato contro il Leganes, quando Costa e Kalinic dovrebbero permettere ad Antoine Griezmann e ad Alvaro Morata di rifiatare in vista della Champions. L’allenatore dell’Atletico Madrid sa bene di non poter permettersi passi falsi in campionato. Perché se è vero che il risultato della gara d’andata degli ottavi di finale di Champions consente ai Colchoneros di presentarsi con un certo ottimismo all’incontro di Torino, è altrettanto vero che i madrileni non possono concentrare i propri sforzi esclusivamente sulla sfida contro i campioni d’Italia. Perché, se dovesse andare male, si ritroverebbero a metà marzo a mani vuote.
Ed è per questa ragione che all’interno dello spogliatoio rojiblanco le partite contro la Real Sociedad e il Leganes sono considerate «due finali». Due finali da vincere per affrontare la gara contro la Juve con la tranquillità di chi è cosciente di non giocarsi un’intera stagione in novanta minuti: «È fondamentale arrivare alle ultime cinque giornate di campionato con opzioni reali di poter conquistare la Liga». Non a caso, oggi pomeriggio, ad Anoeta il Cholo ha intenzione di scommettere sull’undici che ha in mente per la trasferta in Piemonte. Per vedere l’effetto che fa: per capire, in particolar modo, se può contare o meno su Thomas Lemar. E così, confermati Juanfran, Godin, Gimenez e Filipe Luis davanti a Oblak, a centrocampo, il Cholo sposterà Saul in mezzo accanto a Rodri con Koke e, appunto, Lemar sulle fasce: «Le ultime due trasferte sul campo della Real Sociedad non sono andate come avremmo voluto», ha sottolineato un Simeone convinto che la gara sia un’ottima prova generale in vista della Juve.

«Meno social e più prosecco», la ricetta di AlessandroRossi sposa la linea di MassimilianoAllegri riguardo il nuovo modo di comunicare. Ride, il presidente dello Juventus Official Fan Club di Mestre: «Per carità è una battuta, ma è vero che parlarsi guardandosi negli occhi invece di mettere uno schermo luminoso fra di noi facilita molto l’educazione eil confronto. Nel nostro pullman ci sono sempre una cinquantina di allenatori e altrettante formazioni da schierare, ma nessuno si è mai insultato indipendentemente da cosa pensava di Allegri». Succede spesso nei club, avamposti della realtà contro la virtualità del tifo, perché non c’è niente di più reale di cinque ore di strada da percorrere per arrivare dal proprio amore calcistico: fatica, impegno, ma anche possibilità di ridere, giocare e vivere insieme una piccola ed emozionante vacanza ad ogni partita della Juventus. «Sì, è così. Il concetto di trasferta simile a una vacanza vale anche per il prezzo, purtroppo, perché se uno viaggia con la famiglia i costi lievitano e di questi tempi rende tutto più difficile. Ma è anche vero che quando un nucleo famigliare si concede un viaggio a Torino per vedere la partita è una grande festa che, talvolta, può durare un weekend, visto che qualcuno resta a Torino un paio di giorni godendosi la bellezza della città. Così, soprattutto se la partita è andata bene, la trasferta diventa un’esperienza indimenticabile».
E lo Juventus Club di Mestre è un club di famiglie: «A volte nuclei completi, oppure qualche papà con il figlio, ma anche delle mamme con i figli e il papà a casa!». E chi non riesce a salire sul pullman? «Può venire a vedere la partita in compagnia nella nostra sede sul classico maxischermo. E’ un altro modo di vivere la Juventus, comunque non da solo sul divano, ma insieme ad altri juventini con cui commetare». L’importante è stare in compagnia «anche per condividere uno spritz o un prosecco, in osservanza totale della tradizione regionale», sottolinea Alessandro. Perché il club di Mestre è anche godereccio e la trasferta più golosa dell’anno di solito arriva in primavera, quando il clima consente di organizzare il nostro buffet nel parcheggio dello Stadium. Da Mestre ci portiamo di tutto, sia da bere che da mangiare, si va dal musetto al tiramsù, un’opera d‘arte di un socio pasticcere che disegna il logo con il cacao. Si solito è in bella vista e diventa il tiramisù più fotografato della stagione, perché tanti altri tifosi si fermano ai nostri banchetti dietro la curva Nord».
Da Mestre si va anche in giro per l’Europa. «Qualcuno di noi c’è sempre nelle trasferte di Champions League, ci organizziamo sempre con un turnover scientifico: uno rinuncia al campionato, ma porta il nostro stendardo negli stadi d’Europa. Siamo andati anche in tutte le finali. E’ ovvio che il risultato di Berlino e Cardiff mette un velo di tristezza su quei due viaggi, ma il ricordo dei chilometri percorsi in macchina, in compagnia di amici resta bello, sono state due avventure piacevoli, anche se il ritorno è stato triste».
Tanti ricordi per un club giovane, perché tutto è iniziato nel 2011. E in un giorno non casuale: «L’idea è il progetto è bato attorno un tavolo nel rinomato e storico ristorante “All’Amelia” a Mestre. Ed era il primo novembre, una data scelta proprio per ricordare la nascita del club nella famosa officina dei Fratelli Canfari di Corso Re umberto. Da allora abbiamo passato momenti memorabili come l’inagurazione dello Stadium e accompagnato la Juventus nella formidabile cavalcata dei sette scudetti consecutivi».
Il tutto con allegria e passione, «come quella di OttorinoCanato e SergioZennaro, due soci particolari che, nonostante una certa età, vivono la Juventus come due ragazzini, con tanto di stanze addobbate di ogni tipo di vessillo bianconero, tatuaggi ovunque e un entusiasmo contagioso e divertente. Tifo passionale e viscerale, ma sano, senza volgarità o insulti, ma sfottò, amore per i propri colori e rispetto per quelli degli altri». Un baluardo di normalità che, di questi tempi, diventa quanti mai prezioso. E così in poco tempo il club è cresciuto raggiungendo i 400 soci ufficiali («Il passaparola ha un potere incredibile e lavorare bene per noi è ancora più importante») e molti di più nella mailing list che informa delle iniziative del club: «Ovviamente la precedenza è sempre per chi si iscrive e paga la quota sociale, ma iscriversi alla nostra lettera è gratuito e si può rimanere vicini al club lo stesso: siamo una grande famiglia e vogliamo allargarla sempre di più».

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