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Negrita, ecco perché sono tornati a Sanremo proprio adesso

La loro partecipazione risale al festival di Sanremo 2003, ben 16 anni fa. Il frontman della band, Pau, lo ha dichiarato esplicitamente in conferenza stampa. Dopo molti anni di esperienza, questa volta non era differente, abbiamo maggiore consapevolezza e di certo sarà tutta un’altra cosa.

Una band che negli anni ha avuto innumerevoli successi con i quali hanno spiccato il volo, parliamo di Magnolia, Rotolando verso il sud, la Radio Conga, e moltissimi altri successi.

“Il nostro brano in qualche modo, avendo lo sviluppo, una risoluzione più di speranza, in qualche modo rivolto alle generazioni future, quindi speriamo che questa voglia, questa mancanza di sogni da sognare sia in qualche modo trasferibile anche le generazioni future”.

I Negrita tornano sul palco dell’Ariston dopo 16 anni di assenza da Sanremo con il brano “i ragazzi stanno bene”. Proporremo un pezzo che di chiara matrice rock’n’roll, rock anni 90 diciamo. A questo sentore che a noi per certi versi forse ci è arrivato attraverso band americane legate al grunge io ci sento un po’ di Smashing Pumpkins. È ovvio che queste cose non le mastichiamo da decenni ormai e quindi non sappiamo mai quale fungo uscirà fuori da noi. Questa volta questo tipo di pezzo mi sembra che alla fine tutti tasselli si siano tornando. È il venticinquennale di questa band, andiamo su un palco mega promozionale come quello di Sanremo portiamo forse le radici prima di questa band.

E allora perché proprio questo Sanremo?

“Perché è il Sanremo giusto al momento giusto. L’edizione dell’anno scorso è stata bella, secondo noi dovuto al fatto che Baglioni è un collega. La realtà dei fatti è che ci avevano già chiamato sia Carlo Conti sia lo stesso Baglioni l’anno scorso. L’anno scorso eravamo in pieno lavoro per il disco, il tour, etc…quindi abbiamo declinato, poi abbiamo visto l’edizione di Baglioni, abbiamo capito che forse c’era un vento che spirava un po’ più verso la musica, quindi anche la qualità, non solo l’aspetto televisivo o spettacolare, nazional-popolare, e devo dire che abbiamo scelto di venire a Sanremo nel momento giusto, avevamo dei pezzi nuovi nati, senza volerlo, già con arrangiamenti di archi quindi ci siamo detti che fosse logico”.

Anche perché è un festival diverso, no?

“Il festival solitamente non è dedicato a band come noi, ma credo che un gruppo come noi si meriti un po’ di riflettori televisivi, poi mi sta anche sul cazzo che vengano presi sempre quelli che vengono fuori dai talent e noi che facciamo musica da 25 anni, ci sacrifichiamo, ci nascondiamo nell’underground, volevamo un po’ di esposizione e ce la siamo presa”.

I Negrita rappresenteranno l’anello di congiunzione proprio tra il mondo underground e il mainstream del festival…

“Avere gli Zen Circus su questo palco, insieme ai Negrita, insieme a Motta, a Daniele Silvestri, Ghemon, Achille Lauro, Cristicchi…cioè, gente da festival, quindi il fatto di avere questo tipo di proposta artistica va sottolineato”.

Un festival che è arrivato tardi secondo voi per quanto riguarda il riconoscimento di una realtà musicale alternativa?

“Si, è un po’ arrivato tardi. Ha sempre badato ad altre cose, puntando sui cavalli sicuri televisivi e raramente rappresentava la trasversalità della musica italiana, questa volta invece c’è questo rigurgito di coraggio e ci fa molto piacere”.

E nonostante i 25 anni di esperienza quel palco crea una certa emozione?

“Siamo carichi più che emozionati. L’unica aggravante è che suoniamo solo un pezzo”.

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