Buongiorno, sono Cesare Marini, un consulente tecnico che collabora con la Procura di Brescia. Ho la possibilità di aiutarla con nuove perizie che possono definitivamente scagionarla dall”accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, a meno che non si decida a confessare. Che ne dice?”. Queste clamorose parole sarebbero state rivolte a Massimo Bossetti da un presunto professionista, con tanto di cartellino appeso al collo, entrato nei corridoi del carcere di Bollate (Milano), dove il muratore è detenuto. L”episodio sarebbe avvenuto alcune settimane fa e per il momento avrebbe come unico testimone proprio l”assassino della piccola ginnasta. A raccontarlo è stato infatti lo stesso Bossetti durante una conversazione con il suo avvocato Claudio Salvagni. Ma chi sarebbe questo uomo misterioso e quali sarebbero state le sue reali intenzioni? È andata davvero così o è l”ennesima bugia del muratore condannato all”ergastolo? Questo sconcertante episodio è avvenuto proprio nei giorni in cui la Corte Europea dei diritti dell”uomo ha respinto il ricorso presentato dalla difesa di Bossetti contro la sentenza emessa un anno fa dalla Cassazione. Ma di questo parleremo più avanti. Torniamo al presunto incontro in carcere tra il carpentiere e il professionista.

Stando alla descrizione #sica fornita dallo stesso Bossetti, “l”intruso” sarebbe di bassa statura, robusto e con i capelli chiari. Gli si sarebbe presentato di fronte senza aver fissato alcun colloquio autorizzato e avrebbe de!o di chiamarsi Cesare Marini. Si tra!a in realtà di un nome conosciuto, almeno in ambiente giudiziario, perché Cesare Marini è un consulente informatico che possiede un laboratorio forense a Brescia e che collabora spesso con la Procura.

L”avvocato di Bossetti, incuriosito dal racconto del suo assistito, ha quindi deciso di provare a contattare il consulente. Il legale ha così scoperto che Cesare Marini, quello vero, quel giorno era impegnato in una perquisizione nel Bresciano insieme con i carabinieri. La persona di cui ha parlato Bossetti, dunque, non può essere il Cesare Marini conosciuto in questi ambienti. Il vero consulente informatico, venuto a conoscenza dell”episodio, ha quindi presentato una denuncia contro ignoti chiedendo di fare luce sull”uomo che, secondo il racconto del muratore, gli avrebbe rubato l”identità. Gli investigatori si sono messi subito al lavoro per provare a identificare l”uomo misterioso e capire come abbia fatto a entrare in carcere senza avere un colloquio autorizzato con Bossetti e spacciandosi per un”altra persona. Ha usato un documento falso? Ha mostrato un lasciapassare regolare, magari “prestato” da qualcuno che lavora per la struttura? Oppure è una persona realmente autorizzata a entrare?

Certo è che è molto difficile muoversi liberamente tra i reparti e i corridoi di un penitenziario. A meno che non si faccia parte di una delle categorie che possiedono una regolare licenza per farlo, come ad esempio i volontari che operano all’interno della struttura, gli psicologi o gli insegnanti. Tu!e queste persone, infatti, possono entrare perché sono dotate di una tessera elettronica, che tuttavia non riporta né il nome, né la fotografia del possessore.

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