Omicidio Yara Gambirasio, Massimo Bossetti urla la sua innocenza “Mi pressavano a confessare”

Pubblicato il: 23 Ottobre 2019 alle 11:07

Massimo Bossetti ovvero l’uomo che è in carcere ormai da anni per l’omicidio della piccola Yara Gambirasio, continua a proclamare la sua innocenza. Purtroppo nonostante sia trascorso tanto tempo l’omicidio di Yara è ancora immerso in un grande mistero e il suo ipotetico omicida, ovvero il muratore di Mapello sta cercando dal carcere di urlare la sua innocenza. Il murature è accusato di omicidio della povera Yara Gambirasio la quale stata trovata morta dopo mesi dalla sua scomparsa. Dopo tante indagini il processo si è concluso con una pena di ergastolo da scontare proprio in carcere dal quale Bossetti continua a proclamare il fatto di essere innocente. Attraverso il suo avvocato, Bossetti ha anche detto di avere iniziato a scrivere un libro di memorie, raccogliendo tutti i dettagli di questi anni e dice di averlo fatto soltanto con uno scopo ovvero quello che un giorno si possano riprendere tutte le documentazioni in mano cercando di rivalutare il processo e di conseguenza la condanna.

Inizialmente Bossetti quando venne arrestato si chiuse in se stesso ma poi chiese la revisione del processo che però non gli è stato consentita e adesso sta cercando qualsiasi modo per poter comunicare e soprattutto per essere ascoltato. Così Bossetti adesso ha deciso di scrivere a Libero e nello specifico ha inviato una lettera al direttore Feltri, spiegando che cosa abbia in mente da parecchio tempo. Bossetti sostiene di essere diventato un mostro, ma dopo che i media lo hanno descritto come tale.

Omicidio Yara Gambirasio, Massimo Bossetti urla la sua innocenza

Parlando di se stesso nella lettera si definisce in questo modo: “SONO UN UOMO NORMALE, SEMPLICE…CHE PENSAVA AL LAVORO E A NON FAR MANCARE NULLA ALLA PROPRIA FAMIGLIA”. Poi parlando degli inquirenti, sostenendo che questi non certi della sua colpevolezza lo avrebbero pressato più volte a confessare proponendo gli anche dei benefici.

SE ERANO SICURI DI AVER PRESO L’ASSASSINO, NON LI PROPONEVANO CON INSISTENZA BENEFICI O FILMATI MANIPOLATI DA DISTRIBUIRE AI MEDIA”, scrive Bossetti, il quale si chiede come fosse possibile confessare un delitto che non ha mai commesso. Con questa lettera che ricordiamo il muratore di Mapello ha inviato al direttore di Libero, Feltri, chiede a quest’ultimo di poterlo aiutare soprattutto di dare voce alle sue parole affinché qualcosa posta di muoversi, perché lui continua ad urlare la sua innocenza e da anni sostiene di non essere quel mostro che tutti pensano che lui sia.

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