140 mila dipendenti statali che andranno in pensione nel 2019 con quota 100 infatti, rischiano di dover aspettare fino a 9 anni per la buona uscita, che verrà erogata solo quando avranno maturato i requisiti previsti dalla legge Fornero, cioè, 67 anni ho 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva, una soluzione che non piace ai sindacati. In passato proprio per problemi economici il governo Monti aveva stabilito che la liquidazione che doveva essere pagata nel momento in cui un dipendente statale usciva e andava in pensione e forse versata due rate e addirittura in 2 anni, Adesso invece, si propone di spostarlo al momento in cui il dipendente abbia diritto alla pensione.

Per tutti gli statali che decideranno di lasciare in anticipo il mondo del lavoro, utilizzando lo scivolo di Quota 100, la buonuscita sarà pagata soltanto nel momento in cui si maturano i requisiti previsti dalla legge Fornero ovvero una volta raggiunti 67 anni di età. E’ questa una delle norme che è stata inserita nel decreto legge per la riforma delle pensioni e per il reddito di cittadinanza, che molto probabilmente il governo approverà in consiglio dei ministri il prossimo 12 o al massimo 14 gennaio. Sicuramente quello del trattamento di fine servizio e di fine rapporto degli statali, è un argomento particolarmente complesso e piuttosto difficile da affrontare. Il fatto è che pagare sin da subito le liquidazioni ai dipendenti pubblici. avrebbe avuto un costo davvero piuttosto esoso per le casse dello Stato, che ammonterebbe a circa 7 miliardi di euro che andrebbero anche sommati ai 21 miliardi che è  il costo della misura nei tre anni. Per questo motivo, il pagamento sarà posticipato e si tratterà di un ritardo che in alcuni casi potrebbe anche arrivare a 9 anni.

La regola sarà la seguente per il pagamento della liquidazione, ovvero questa si potrà incassare soltanto nel momento in cui verranno maturati i requisiti che sono previsti dalla legge Fornero ovvero 77 anni di età oppure 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva. Il decreto prevede che rimangono in vigore anche le regole di liquidazione attuali della buonuscita e al giorno d’oggi, sia il trattamento di fine servizio che il trattamento di fine rapporto, vengono liquidati soltanto fino a €50.000, mentre nel caso in cui l’importo sia superiore ma inferiore ai €100.000, viene liquidato in due rate annuali con un ritardo di circa 12 mesi.

Nel caso in cui l’importo sia superiore ai €100.000, le rate diventano tre, quindi nel caso in cui un dipendente pubblico dovesse lasciare il lavoro a 62 anni di età, avendo versato 38 anni di contributi così come previsto quindi dalla Quota 100, e nel caso in cui avesse maturato una liquidazione di importo superiore a €100.000 per poter avere l’intera cifra dovrà aspettare 70 anni.

Il governo sarebbe comunque consapevole che questa tempistica potrebbe rappresentare un problema e per questo sta cercando di contrattare con l’Abi, la possibilità di un anticipo bancario per dare la possibilità agli statali di poter percepire la liquidazione in tempi molto più brevi. Sarebbe stato anche risolto il nodo riguardante la finestra di uscita per i dipendenti pubblici e nello specifico le prime uscite arriveranno nel mese di luglio, mentre per i dipendenti privati si potrà già uscire dal mondo del lavoro a partire dal mese di aprile.

Ultime pensioni. Quota 100, ovvero la misura più attesa dal 2019 sembra essere ancora in dubbio. Questo perché si rimane ormai da parecchie settimane in attesa del decreto che dovrebbe arrivare ormai per metà gennaio, che andrà ad ufficializzare tutti i dettagli sulla riforma pensioni ed in primis su Quota 100, ovvero quella misura pensionistica sulla quale ci sono ancora diversi dubbi. Questi riguardano più che altro le modalità con cui questa misura sarà attuata, tutti i dubbi che saranno dissipati soltanto quando il testo della misura sarà messo nero su bianco e sarà reso pubblico. Proprio nelle ultime ore si è parlato di un possibile scivolo per poter aiutare alcuni lavoratori a raggiungere questa famigerata Quota 100, attraverso un finanziamento volontario gestito da fondi di solidarietà bilaterali delle imprese.

Questi lavoratori sarebbero coloro che hanno 3 anni in meno di età rispetto a quelli che sono previsti per poter accedere a quota 100, ovvero 62 anni oppure che hanno 3 anni in meno di contributi rispetto a quelli originali e quindi 38.Questo aiuto avrebbe semplicemente un obiettivo ovvero non soltanto aiutare i lavoratori a raggiungere quota 100 e dunque ad andare in pensione anticipatamente, ma favorire soprattutto il ricambio generazionale operando quelle turnover professionale tanto voluto dal governo che al momento sembra essere molto teorico e poco pratico.

L’obiettivo Però sarebbe anche un altro ovvero quello di impedire una fuga di massa di dipendenti soprattutto nel settore pubblico e per questo sono state introdotte le finestre che saranno differenti sia per i lavoratori pubblici che per quelli privati e avranno anche una durata differente a seconda proprio della tipologia del lavoratore.

I privati potranno quindi usufruire della prima finestra disponibile già dal mese di aprile, mentre quelli del pubblico impiego dovranno aspettare l’estate o al massimo l’autunno perché le finestre disponibili sono quelle o di luglio o di ottobre. Il meccanismo dunque non fa altro che prevedere delle finestre trimestrali per i dipendenti privati e semestrali Per quanto riguarda i pubblici, mentre per quelli della scuola, quindi per i docenti, la finestra Sarà annuale Anche se ancora questo non è stato ufficializzato, ma si presume che una volta maturati i requisiti, ovvero 62 anni di età 38 anni di contributi, i docenti dovranno comunque attendere il 2020 per poter raggiungere la pensione anticipata. Emergono anche dei dubbi riguardanti la contribuzione figurativa ovvero sul fatto se questi tipi di contributi possono essere riconosciuti e quindi possono essere considerati nella somma dei 38 anni. Si è sempre parlato anche di 2-3 ma al momento che non hanno delle novità ufficiali in tal senso.

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