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Pensioni ultim’ora: quanto si perde con Quota 100 e quanto con Opzione Donna

Quanto perde chi decide di andare in pensione usufruendo di quota 100 e chi va in pensione con opzione donna? Chi si accontenta di andare in pensione con queste due misure,dovrà sapere che la propria pensione sarà più bassa del 15% e che incasserà nel tempo che gli resta da vivere in media circa 21 anni in tutto, circa €350.000 contro i 453 Mila. E’ questo quanto calcolato da Progetica, società indipendente di consulenza. La misura pensionistica opzione donna sarebbe penalizzante, soprattutto per due motivi. Stando a quanto risulta, al contrario di quanto accade per quota 100, l’assegno viene calcolato con il sistema contributivo ovvero quello che si percepisce in base a quanto si è versato e non in proporzione a quelli che sono stati gli ultimi stipendi. Ma opzione donna è anche penalizzante perché si esce in base a due finestre molto lunghe, ovvero 12 dal raggiungimento dei requisiti per le dipendenti e 18 mesi per gli autonomi.

Opzione Donna è una misura pensionistica non nuova, visto che è stata prorogata per il 2019 dal decreto approvato lo scorso 17 gennaio e pubblicato in Gazzetta il 28 gennaio 2019 ed è riservata alle 58 e 59 anni che hanno compiuto gli anni entro il 31 dicembre 2018. Tutte le donne lavoratrici che sono nate un anno dopo i requisiti e quindi 1960-61, saranno fuori dall’opzione e anche da Quota 100 e quindi potranno andare in pensione con le regole Fornero e di fatto aspettare sei o sette anni dopo. Per fare un esempio pratico, una lavoratrice dipendente classe 1960 che versa i contributi dal 1983, qualora opti e vada in pensione 6 anni prima, a 59 anni e 7 mesi piuttosto che a 65 e 8 mesi, perderà il doppio di un uomo in quota 100.

I tempi di uscita con Quota 100, sono disciplinati dalla nuova circolare INPS 11/2019 che  è stata emanata proprio dall’ente insieme al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e che ha chiarito quindi le regole per poter andare in pensione con questa nuova misura pensionistica, ribadendo ancora una volta che i requisiti da raggiungere sono a 62 anni di età 38 anni di contributi e precisando ancora come requisito anagrafico dei 62 anni di età non sarà adeguato all’aumento delle aspettative di vita fino al 31 dicembre 2021, ovvero l’anno entro il quale la possibilità di uscire con quota 100, si dovrebbe esaurire perché si tratta di una misura sperimentale della durata di 3 anni.

I Lavoratori Privati che hanno maturato i requisiti di quota 100 entro il prossimo 31 dicembre 2018, potranno andare quindi in pensione a partire dal primo di aprile per effetto della finestra di marzo, mentre coloro che maturano i requisiti con quota 100, dopo il 31 dicembre dovranno aspettavi i successivi tre mesi di finestra. I lavoratori pubblici considerando la finestra mobile dei 6 mesi, dovranno aver presentato la domanda entro lo scorso 31 gennaio per poter andare in pensione con la prima decorrenza utile già a partire dal primo agosto 2019.

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