Raffaella Carrà non si stava facendo in quattro per tornare in televisione

Brillante, simpatica, originale e sempre alla moda Raffaella Carrà non si stava facendo in quattro per tornare in televisione, anzi, ma la sua storia e la sua carriera è troppo importante per lasciarla a una sorta di pensione e così la tv l’ha richiamata prima con “The Voice” e poi con il programma “A raccontare comincia tu” su Rai 3 che ha conquistato velocemente i telespettatori tanto che è tornato con la seconda stagione.

Lo show è un adattamento di jun format spagnolo ideato da Bertin Osborne che si intitola “Mi casa es la tuya” nel quale il conduttore intervista gli ! ospiti in un luogo accogliente  in cui i personaggi circondati da foto e ricordi che li rappresentano e che gli appartengono, si sentono a loro agio e si ; raccontano al padrone di casa. E chi meglio di Raffaella Carrà poteva esserne al timone? «In questo momento di omologazione anche televisiva di reality tutti uguali fatti di nulla, che portano in primo piano la superficialità, una trasmissione di parola, di scambio e di confessioni, mi sembra sia qualcosa di giusto», ha spiegato la Raffa nazionale a “Vanity Fair”.

La sua idea è che la nostra tv sia troppo ripetitiva e che non proponga mai grosse novità: «la tv? “Ballando” è alla quattordicesima edizione, anche “C’è posta per te” va in onda da una vita. – ha detto al “Corriere della sera” – Si rischia sempre meno, ma finché piace alla gente va bene. Non mi piace “Uomini e Donne”, so che non piaceva neanche alla mamma di Maria. Ogni tanto sento dire “tronista”, ma tronista di che? Il mio no più gradito è stato quello a Giorgio Gori quando mi propose “The Bachelor”. Le pare che noi donne ci mettiamo in fila per un uomo? Ma non scherziamo».

Si riferisce a “The Bachelor”, storica trasmissione americana nata nei primi anni 2000 in cui un uomo cerca la donna da sposare e si lascia corteggiare da una serie di ragazze che lui elimina di volta in volta fino a quando ne rimane solo una a cui lui fa la proposta di matrimonio. Negli anni ha avuto anche la versione “The Bachelorette” dove a scegliere era una donna. Pochi lo ricordano, ma ci fu anche la versione italiana che dopo la rinuncia di Raffaella (in quegli anni era la regina della tv dei sentimenti con “Carramba che sorpresa”) fu affidata a Cristina Parodi ma con scarsi risultati: dopo cinque settimane (invece delle sette previste) fu chiusa per scarsi ascolti.

Se non avesse trovato il programma fatto apposta per lei, Raffaella non sarebbe tornata in tv: «Ho fatto due edizioni di “Canzonissima” con Corrado, “Milleluci” con Mina, “Carramba”, “Pronto Raffaella?”, che altro avrei  potuto inventarmi? Non sentivo il bisogno di tornare, la tv | va avanti anche senza di me». A 76 anni la Carrà non ha più molta smania di apparire, anche se forse non ce l’ha mai avuta, al punto di aver spesso discusso con Pippq Baudo, che invece per anni è stato considerato come un esempio di sovraesposizione: «la mia teoria è opposta alla sua: ogni tanto, soprattutto se sei una donna, ti devi togliere dai piedi. Se sei sempre lì non ti rinnovi mai. Sempre la stessa faccia, la stessa espressione, lo stesso birignao.

La tv, per farla bene, devi vederla anche da fuori. Devi capire dove vivi, chi c’è per strada, chi ha le mani sul telecomando e la sera sceglie proprio te. Se vai via per uno o due anni non succede niente. E se si scordano di te, significa che forse della tua presenza si poteva fare a meno». E’ la storia della sua carriera. Dopo l’era dei grandi varietà, da “Canzonissima” a “Milleluci” e “Fantastico” cambiò genere con “Pronto Raffaella?” per poi cambiare ancora con “Domenica In” per poi interessarsi all’informazione con “Venerdì, Sabato e Domenica…”, “Carramba”, Sanremo e così via. Non si è mai fermata a un unico genere, ha sempre cercato di reinventarsi, un comportamento che nella tv di oggi sembra quasi impossibile.

Però nella tv di oggi, ad esempio, “Carramba” avrebbe un grande successo, e lo pensa anche lei: «mi chiedo sempre come mai a nessuno sia venuta l’idea di riproporlo, anche oggi in tempi di migrazioni al contrario. Una trasmissione di grande attualità. Sui migranti? Servirebbe un’apertura, ovviamente distinguendo dalle situazioni delinquenziali. Ci sono però tante persone perbene, come perbene erano molti italiani costretti a emigrare… ha spiegato – Carramba parlava di ricongiungimenti, raccontavamo le storie dei nostri emigranti. Oggi con i migranti bisogna aprirsi un po’, con quelli perbene, ma se penso a quelli che vendono la droga a Rogoredo…». Moderna e indipendente, Raffaella Carrà è stata fra i personaggi della tv che hanno aiutato le donne ad emanciparsi: «dal ‘68, la liberazione sessuale e della figura della donna le ho sentite molto dentro di me. – ha raccontato a “Rolling Stone” – Ho visto il musical “Hair” circa otto volte, visto che ero a Parigi a fare un film, e ho capito di aver trovato la chiave per spiegare quello che sentivo: il senso della libertà. Col poter dire dei “No” e col combattere per ottenere quello che si vuole.

L’unica cosa che mi è dispiaciuta del ‘68 è il disgregamento generale della famiglia. Non ho mai appoggiato quella strada perché alla famiglia, secondo me, un po’ di rigore servirebbe. I genitori di quell’epoca, che avevano tra i 18 e i 20 anni, l’hanno lasciato andare, era tutto troppo free». Una famiglia che lei non ha mai avuto, anche se poi ha trovato altre vie per soddisfare il suo istinto materno: «la dimensione genitoriale si può vivere in tanti modi… Io ho due ragazzi quarantenni, figli di mio fratello che purtroppo non c’è più: mi danno un bel da fare e ne sono felice. – ha detto a “Oggi” – Sono un po’ il loro padre: non vivono a Roma, ma su qualunque problema possono contare su di me. Li amo. Quando non lavoro, sto con loro, vengono spesso a trovarmi. Li ritengo la mia famiglia… faccio il babbo invece che la mamma e sono felice così».

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