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Roberta Ragusa, Nessun dubbio per la Cassazione: fu omicidio

Venti anni di carcere: lo scorso IO luglio la Suprema Corte di Cassazione ha definitivamente deciso la sorte di Antonio Logli, mettendo la parola fine ad anni di indagini, di sospetti, di processi e di ricorsi.
A nulla sono serviti i tentativi della difesa, che fino all’ultimo ha cercato una via, una chiave per fare annullare il secondo grado di giudizio: gli ermellini hanno stroncato sul nascere ogni possibilità, dichiarando inammissibile il ricorso dei legali di Logli e aprendo dunque per lui le porte di quel carcere a cui era già stato condannato prima dalla Corte d’Assise di Pisa, nel 2016 e poi – il 14 maggio del 2018 – dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze.
Entrambe lo avevano ritenuto colpevole dell’omicidio della moglie, Roberta Ragusa e della distruzione del suo cadavere.

Logli ha atteso la sentenza in una camera d’albergo a Pisa, assieme alla figlia Alessia e alla nuova compagna Sara Calzolaio, che fino all’ultimo gli è stata accanto e ha cercato di convincere il mondo della sua innocenza, difendendolo a spada tratta anche in televisione, dopo anni di silenzio e di astio nei confronti dei cronisti.

E dunque aveva ragione la Procura: Antonio Logli è davvero l’assassino di Roberta. Un calcolatore, un attore, un mistificatore, che già dalla mattina successiva avrebbe iniziato a fingere di cercarla, denunciandone la scomparsa, ma contemporaneamente distruggendo i cellulari con cui scambiava messaggi e telefonate amorose con l’amante.

Una prova di colpevolezza, secondo la Procura, che non ha mai creduto alla tesi per cui la distruzione dei cellulari sarebbe stata solamente dettata dalla paura che proprio quella sua relazione clandestina facesse pensare a lui come al killer perfetto.

Alla fine, però, la relazione è stata scoperta e più Tribunali hanno davvero pensato a lui come a un assassino capace di uccidere la madre dei suoi figli, che aveva scoperto la sua relazione clandestina con Sara, amica e dipendente dell’autoscuola di famiglia, babysitter proprio dei figli di Roberta e Antonio.
Chiarissima e più che mai attuale oggi la sentenza del processo in Corte d’Assise d’Appello, che non usa mezzi termini quando sostiene che Antonio ha ucciso la moglie perché temeva i “contraccolpi economici” della separazione.
La Corte d’appello nella sua sentenza rileva infatti che “la coppia Logli-Ragusa versava da tempo in irreversibile stato di crisi matrimoniale a causa della protratta relazione del marito con Sara Calzolaio e che “gli interessi economici dei coniugi erano strettamente intrecciati e non facilmente districabili vista la partecipazione in forma societaria all’attività di famiglia alla cui conduzione la Ragusa era principalmente dedita”. Inoltre la donna, secondo anche le testimonianze raccolte, “aveva preso in considerazione l’ipotesi della separazione”, che invece “era avversata dal Logli, che ne temeva i contraccolpi economici, nonostante fosse pressato anche dall’amante”.
Amante che, dopo la scomparsa di Roberta, è diventata molto di più: una compagna di vita, una donna che si è trasferita a casa Logli e che ha cresciuto i figli di Antonio e Roberta, Daniele e Alessia.

Sia loro che Sara hanno deciso di “scendere in campo” nelle ultime settimane, di gridare al mondo la propria convinzione: quella che Antonio sia totalmente estraneo alla scomparsa di Roberta e che il quadro indiziario si regga solo sulla testimonianza barcollante di Loris Gozi.

A cui evidentemente hanno invece creduto i giudici della Cassazione: lo stesso Procuratore Generale ha ritenuto l’uomo, nella sua requisito- ria della mattina del 10 luglio, il “cuore del processo”, ricordando che Gozi aveva riferito di avere visto una persona, dalla sagoma simile a quella di Logli, litigare con una donna prima che entrambi salissero in macchina, la sera della scomparsa.
“Non ci interessa sapere se Gozi dice la verità – ha detto il Pg – perché la sua attendibilità è stata verificata e la Corte ha acquisito la catena di legittimità dalle sue dichiarazioni. Il giudice del merito ritiene vera la deposizione di Gozi e io condivido questa cpsa”.

E poi l’affondo finale: “Qualsiasi ipotesi alternativa alla ricostruzione fatta dai giudici di merito sarebbe inverosimile”.
Alla fine, le cose sono andate come aveva chiesto il Procuratore: Logli condannato. L’uomo è stato subito prelevato dai carabinieri e trasferito in carcere, tra la disperazione sua, dei figli, dei genitori e di Sara. A piangere, ma di lacrime liberatorie, invece, gli amici e i parenti di Roberta, quelli che non hanno mai creduto all’ipotesi di un allontanamento volontario della donna: “Finalmente si smetterà di dire che mia cugina era in giro a divertirsi – ha sospirato Maria Ragusa – . Mia cugina è morta, lo ha detto anche la Cassazione. Giustizia è fatta”.

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