Tiziano Ferro, dopo le nozze con Victor il cantante ha voluto rendere nota la lettera

Qualche giorno fa Tiziano Ferro ha coronato il suo sogno d’amore: ha sposato l’uomo della sua vita, un 54enne americano a cui è legato sentimentalmente da tre anni, Victor Alien. I due si erano già detti “sì, lo voglio” a Los Angeles, lo scorso 25 giugno, davanti a circa 100 persone. Tiziano ha però voluto sposare Victor anche in Italia, dove i due si sono uniti civilmente davanti a 40 invitati. La cerimonia si è svolta nella villa del cantante a Sabaudia, sul litorale romano.

Dopo le nozze, Tiziano ha voluto rendere nota alla stampa una lettera in cui ha descritto alla perfezione le emozioni del momento, ricordando un passato non facile e il suo rapporto con religione e fede: “Fino a pochi anni fa nessuno conosceva la mia storia. Solo le chiese, il mio inconscio, i miei quaderni; qualche cuscino, la mia mente e le sue stanze. Solo io, a guardarmi ogni mattina allo specchio, senza apprezzarmi. Per poi ricominciare. Finché ho conosciuto l’amore”.

Inizia così la lettera pubblicata sul ‘Corriere della Sera’. “Mi ricordo quando, appena ventenne, sfogliavo libri in cui si parlava di omosessualità. Avevo il terrore di ritrovarmi nelle storie raccontate esplicitamente, quando timoroso andavo a cercare quei volumi stipati in un settore piccolissimo nelle librerie del centro di Latina”. Ferro ha poi parlato della religione e della fede: “Per quanto l’Italia sia un Paese laico, i crocifissi sono appesi ovunque: nelle case, nelle aule dei tribunali e delle scuole, negli ospedali, ‘lo sono cattolico! ’ ho sentito dire a tanta gente indignata di fronte alle manifestazioni a sostegno dei diritti degli omosessuali.

Il problema è che in questo Paese non crediamo abbastanza in Dio. Preghiamo, ma non ascoltiamo. Aspettiamo il miracolo e negoziamo l’arrivo di una soluzione, in cambio di qualche rinuncia. Anch’io sono cattolico. Ma il messaggio che porto nel cuore è quello dell’amore universale, della carità, del soccorso
reciproco, del rispetto per tutti, della compassione. Né ragione, né torto; questa è semplicemente la mia esperienza, la mia storia”, ha aggiunto ancora: “Lo dico da cittadino, da figlio, da cantautore su un palco. Ma anche da fratello e da amico.

Mettiamo al centro l’essere umano: le donne, gli uomini, i bambini, gli esseri umani tutti. E la famiglia in ogni sua accezione, purché al centro ci siano sempre amore e protezione. Sì, in questi ultimi anni la disparità di diritti mi ha fatto sentire deluso, amareggiato, arrabbiato”. A conclusione della lettera, un
monito contro i pregiudizi che incoraggia verso l’amore senza discriminazioni: “Ma io sono cattolico. Quindi, ho ancora fede. I miracoli? Io il mio lo immaginavo sullo sfondo del Monte Circeo, la mia terra, il mio mare. E poi l’amore, solo amore.

Il mio è un Dio che ama, che custodisce, che non chiede pegno. E un Dio simpatico. Un miracolo è tutte le volte che una cosa riesce meglio di come te l’aspettavi. Un miracolo è tutte le volte che la vita è più bella di come l’avevi immaginata. E qualche giorno fa, davanti al mio mare, di fronte al mio monte, il mio uomo e io ci siamo sposati. La cosa è molto più grande di Victor e di me. Riguarda tutti. Riguarda ogni ragazzino nascosto in mezzo agli scaffali di una libreria, con quel libro in mano. Uno su tremila. E riguarda ogni italiano libero, onesto, e innamorato come me di quel Dio simpatico

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