Press "Enter" to skip to content

Come creare mascherina chirurgica fai da te a casa contro il Coronavirus – Video

Avete presente la polemica sulle mascherine non a normai nviate in Lombardia dalla Protezione Civile? Bene, ieri il governo ha risolto il problema.Come?Rendendo a norma quelle che non lo sono. Lo ha fatto per decreto.

Nell’articolo 16 dal titolo “Ulteriori misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività” si legge: «Per i lavoratori che nello svolgimento delle proprie attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (…) le mascherine chirurgiche reperibili in commercio…». In pratica gli stracci mandati l’altro giorno in Lombardia. Quelle che medici e infermieri si sono categoricamente rifiutati di indossare. E difficilmente (e comprensibilmente) cambieranno idea dopo aver letto il nuovo decreto. Anche per questo ieri da Regione Lombardia è arrivato l’ennesimo schiaffo alla Protezione Civile.

Tornando sulla polemica, l’assessore Giulio Gallera (che aveva definito il materiale «carta igienica»), ha spiegato che «abbiamo detto alla Protezione Civile che a noi servono 300mila mascherine al giorno e loro ce ne hanno mandato 500mila in una settimana. Non bastano». Per questo «Siamo riusciti da soli a reperirne ed acquistarne 700mila nella sola giornata di oggi (ieri, ndr), che basteranno per due-tre giorni». Schiaffo rincarato dalle parole del governatore Attilio Fontana: «Le polemiche? Dico che un conto è vivere ogni giorno sul campo, un altro è farlo da altre parti, dove il problema arriva di meno. Ho l’impressione che qualcuno a Roma non abbia benchiaro quello che sta succedendo in Lombardia».

Ieri Ursula von der Leyen, in un video postato sui social, ha fortemente criticato quei paesi europei che hanno bloccato l’esportazione di materiale medico verso l’Italia oche, peggio ancora,hanno bloccato alle frontiere forniture a noi dirette: «Dobbiamo condividere il materiale protettivo all’interno della Ue». E ancora: «I divieti nazionali di vendita ad altri Paesi europei sono nefasti. Nessuno Stato può produrre da solo ciò di cui ha bisogno. Oggi è l’Italia che ha bisogno rapidamente di grandi quantità di questo materiale medico, ma fra qualche settimana saranno altri Paesi».Un atteggiamento, quello europeo, al quale risponde il capogruppo alla Camera di FdI Francesco Lollobrigida: «Fin qui dall’Europa abbiamo ricevuto vincoli e cinismo. Serve un governo capace di difendere l’Italia».

Mascherina chirurgica fai da te, ecco cosa vi occorre

Per poter realizzare una mascherina che sia in cotone e soprattutto lavabile e riutilizzabile, occorrono davvero pochi minuti. Dovrete soltanto munirvi di due pezzi di stoffa in cotone della grandezza di 20 x 19 cm, di un paio di forbici, di un metro da sarta, di squadre, ago e filo, macchine da cucire, elastici ed una cartamodello da cui poter intagliare la mascherina sui tessuti. Sembra che i pezzi di stoffa in cotone siano importanti perché riuscirebbero a proteggere ancora di più da virus e batteri.

Come realizzarla

Una volta recuperati tutti questi oggetti, il primo passo da fare è quello di prendere la stoffa ed inserire ai lati gli elastici. Questi vanno inseriti nel bordo di 19 cm a 1,5 cm di distanza dalle estremità. Poi bisognerà prendere un altro pezzo di stoffa e sovrapporlo al primo. E’ a questo punto che bisogna adoperare la macchina per cucire, fissando le due superfici per bene e anche gli elastici. È consigliato ripassare più volte sulla parte degli elastici proprio per evitare che questi si possono staccare.

A questo punto Bisognerà svoltare la mascherina e tagliare poi il tessuto in eccesso in quattro angoli. Successivamente tirate bene i tessuti, Per agevolarvi nei passaggi successivi. A questo punto non dovrete far altro che prendere delle misure lateralmente, aiutandovi con degli spilli che saranno indispensabili per creare delle pieghe all’interno dell’oggetto. Questo è indispensabile per poter agevolare il contenimento di naso e di bocca. Le pieghe però devono essere cucite ovviamente con la macchina per cucire. Una volta terminato questo processo, la mascherina sarà pronta per essere utilizzata e si potrà lavare in lavatrice e poi riutilizzarla.

 

NON SOLO MASCHERINE Mancano bombole d’ossigeno per garantire la ventilazione

Mascherine, posti letto, spazio nelle terapie intensive, apparecchiature. Non è soltanto tutto questo a scarseggiare, rendendoci impreparati nel fronteggiare una emergenza sanitaria senza precedenti, bensì persino l’aria. I consumi di ossigeno per la ventilazione sia dei pazienti affetti da polmonite da Covid-19 sia dei malati di altre patologie che comportano l’uso di ossigeno, sono decuplicati nella bergamasca. Presso l’ospedale Papa Giovanni di Bergamo vengono svuotate fino a 160 bombole al dì. E non era mai accaduto prima. In pochi giorni la richiesta di ossigeno gassoso è schizzata alle stelle, crescendo di 10 volte rispetto alla quota media. Va da sé che ciò rende complesso l’approvvigionamento. Gli ospedali riescono ancora ad essere riforniti, tuttavia i malati non ospedalizzati, ossia i contagiati che stann oin casa propria e che manifestano difficoltà respiratorie, devono fare i conti con la penuria di bombole.

NUOVE FORNITURE Al fine di racimolare nuove forniture da garantire agli ammalati in isolamento domestico che ne abbiano bisogno, sono scese in campo Federfarma e Ats di Bergamo(Agenzia per la tutela della salute). Se fino a poco tempo fa le bombole potevano essere distribuite esclusivamente dalle Aziende socio sanitarie territoriali ai malati cronici a loro carico, adesso l’Ats ha snellito e velocizzato l’iter necessario per l’ottenimento del contenitore, facendo sì che per averlo basti presentare al farmacista la ricetta del medico di base.

Tuttavia ciò non risolve il problema. Il passo successivo è disincastrare pure le procedure per la distribuzione nelle farmacie dei concentratori di ossigeno, che accumulano l’aria dell’ambiente trasformandola in ossigeno da somministrare, consentendo in tal modo ai malati non ospedalizzati di rifornirsi in farmacia. Sono già 8.100 i malati cronici lombardi la cui sopravvivenza dipende dal ricorso alla bombola di ossigeno a domicilio e questo numero lieviterà velocemente poiché ad essi si aggiungeranno gli ammalati da Covid-19, che aumentano in modo esponenziale di ora in ora. In vista dell’eccezionale esplosione della domanda di forniture per la ventilazione la Siad, azienda leader mondiale nella produzione di ossigeno medicale, è già impegnata nell’incremento della produzione. Ma anche con il massimo sforzo da parte dell’azienda non vi è certezza di potere soddisfare lo spropositato incremento delle richieste. Insomma, qui rischia di mancarci l’aria. E non speriamo di essere soccorsi dall’esterno.

In tempi di pandemia ognuno pensa a salvare la propria di pellaccia. Gli altri Stati ci guarderebbero morire molto volentieri, in barba ai declamati principi di solidarietà e concordia tra i popoli. Prova ne è il blocco in Germania di ben 830mila mascherine chirurgiche, comprate dalla Dispotech srl di Gordona (provincia di Sondrio) e destinate alla Protezione civile e agli ospedali, per effetto della ordinanza del ministero dell’Economia tedesco che ha vietato l’esportazione di una serie di dispositivi medici.

NESSUNA TRACCIA La situazione sembrava essersi sistemata grazie all’intervento del nostro ministero degli Esteri e di alcune associazioni, eppure le merci risultano sparite. Non ve ne è più traccia. A ciò si aggiunge il blocco del materiale sanitario alle dogane. Secondo il Codacons, l’associazione dei consumatori a cui si sono rivolti alcuni importatori, sarebbero 500 mila le mascherine pronte a partire ogni dì dalla Cina per giungere in Italia, eppure restano ferme a causa di problemi doganali con effetti diretti sui prezzi di tali prodotti che hanno ormai raggiunto cifre proibitive. Le mascherine fabbricate in Cina verrebbero esportate negli altri Stati ma non nel nostro, in quanto gli equipaggi degli voli cargo si rifiutano di scendere dagli aerei per scaricare le merci al fine di non rischiare di rimanere due settimane in quarantena sul nostro territori o di trasportatori che potrebbero scaricare le merci al posto dei primi vengono fermati alla Dogana e non riescono a sdoganare i prodotti sanitari sottoposti a varie certificazioni. Ecco perché ormai è diventata impresa impossibile trovare una mascherina. Insomma, proprio come è accaduto già nei primi giorni di febbraio in Cina, dove medici e infermieri non si recavano in bagno e non facevano pause per decine di ore per rimanere con le stesse protezioni, corriamo il pericolo di ritrovarci sprovvisti di maschere, occhiali, tute protettive e addirittura bombole di ossigeno e ventilatori. Ce la stiamo mettendo tutta. Auguriamoci che basterà.

2 Comments

  1. cinzia cinzia 15 Marzo 2020

    Non dite che basta lavarla in lavatrice, perchè non è vero: la famiglia corona virus muore, nella sua maggioranza, a 90 gradi e viene uccisa dalla candeggina.
    Sotto i 90 gradi potrebbe sopravvivere.

    Il vostro consiglio è pericolosissimo, perchè darete falsa sicurezza e informazioni letali, alla lunga.

    90 gradi Vuol dire che si deve bollire un pentolino di acqua, spegnere il fuoco e immergere bene la mascherina in ogni sua parte, facendo attenzione.

    Non troppa acqua, basta sia coperta almeno per mezzo centimetro dall’acqua bollente; aggiungere candeggina, attendere circa 30 minuti.

    Poi insaponarla, sciaquando con abbondante acqua.

    Assolutamente, non dite che basta lavare in lavatrice, occorre sterilizzare, non solo lavare.

    Contribuirete al contagio lasciando quella informazione errata.
    Moralmente sarete responsabili di aver diffuso notizie pericolose.

    • w4l w4l 16 Marzo 2020

      Il sapone è sufficiente ad uccidere il coronavirus, quindi un lavaggio in lavatrice basta. Se si vuole esagerare, aggiungere candeggina.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.