Coronavirus Bergamo, ancora l’esercito per trasportare 70 bare con salme in altre città

Il mondo sta guardando da lontano l’Italia cercando di capire quali sono le manovre che sta mettendo in atto al fine di trovare un modo per fermare la pandemia del Coronavirus. Oggi a tenere banco delle news troviamo la scesa in campo dell’Esercito che già nei giorni scorsi aveva provveduto a portare un gran numero di bare per le persone decedute con il Coronavirus.

L’Esercito scende nella città di Bergamo

Come abbiamo avuto modo di spiegare all’inizio del nostro articolo, l’attenzione mediatica e politica del mondo si concentra su quelle che sono le nuove manovre messe in atto data l’emergenza del Coronavirus che sta mettendo in ginocchio la nostra nazione, dopo quello che è successo in Cina.

Si tratta di un periodo storico in cui tutti siamo stati chiamati a dare il loro contributo ma sta diventando sempre più difficile tenere in casa le persone che, di giorno in giorno, stanno trasgredendo l’obbligo di non uscire dalle loro abitazioni, ma il tutto non finisce qui. Diversi sindaci e presidenti delle Regioni d’Italia hanno chiesto l’intervento dell’Esercito ed ecco che in prima linea troviamo la città di Bergamo?

Le salme nella città di Bergamo

Nel corso degli ultimi giorni ha fatto il giro del web la foto dei camion dell’Esercito che hanno trasportato le salme nella città di Bergamo, una delle più colpite dal contagio del Coronavirus.

A raccontare queste settimane davvero difficili è il sindaco Giorgio Gori che, come riporta anche LaPresse, ha dichiarato: “In una dozzina di comuni, tra i quali quello di Bergamo, abbiamo verificato che il numero dei decessi registrati all’Anagrafe è quattro, cinque volte superiore rispetto a quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno”.

“Sollecito un ulteriore restrizione”

La testimonianza fornita da Giorgio Gori è un qualcosa che lascia tutti senza parole e che permette di capire la gravità della diffusione del contagio. Le misure restrittive imposte potrebbero non terminare qui, ma a chiedere nuove restrizioni tanto da dichiarare: “C’è, in questo momento, un numero molto consistente di persone che, purtroppo, muore per il virus – lo dico perché la causa di morte di queste persone è quasi sempre polmonite – ma che non vengono censite come vittime del virus perché nessuno mai ha fatto un tampone, né prima del loro decesso né dopo. Sollecito una ulteriore restrizione, sicuramente per la Lombardia e per questa provincia, se non per tutto il Paese, delle attività di impresa, delle attività economiche”.

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