Diego Armando Maradona, la telefonata shock del medico

Diego Armando Maradona
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Mio fratello– risponde Ugo – si è rovinato ma con le sue mani non ha chiesto aiuto a nessuno…” specifica. C’è però una cosa di cui neanche lui è a conoscenza, ovvero la registrazione della telefonata del medico personale di Maradona, Leopoldo Luque, che sarebbe stato indagato per omicidio colposo su presunte irregolarità nel ricovero domiciliare del campione. Finora, il neurochirurgo era l’unico membro dell’entourage di Maradona a non essere stato ascoltato come testimone. Sono state proprio le tre figlie di Diego, a denunciarlo ed ora la magistratura argentina ha disposto una perquisizione della casa e dell’ufficio del medico. Secondo il giornale “La Nacion” primo tra tutti a far trapelare la notizia, quando sono arrivati gli ufficiali giudiziari e il personale di polizia, Luque è rimasto sorpreso e avrebbe esclamato: “Non me l’aspettavo“. Le indagini mirano a trovare elementi per determinare eventuali sue responsabilità dopo che Maradona era stato dimesso dalla clinica dove era stato operato.

A creare molto scalpore, come dicevamo, la registrazione della telefonata di Luque fatta per chiamare l’ambulanza che avrebbe dovuto soccorrere Diego. La freddezza delle parole del medico in quel momento non presente accanto al campione, ma soprattutto nessun cenno al fatto che “la persona che ha avuto un attacco cardiaco” era in realtà Maradona hanno creato molti dubbi sulla sua figura professsionale e su come abbia assistito il Campione negli ultimi giorni della sua vita. “Ciao, come stai? – si sente la sua voce al 911 –Sto parlando … puoi mandare un’ambulanza urgente nel quartiere di San Andrés“. Dopo aver spiegato l’indirizzo dell’abitazione, Luque risponde alla domanda sul cosa sia successo: “C’è una persona che a quanto pare è andata in arresto cardio-respiratorio e ci sono medici che lo assistono si tratta di un uomo. 60 anni circa”.

Parole pronunciate “quasi come stesse chiamando un taxi” commenta Barbara d’Urso stupita. Ma non è la sola a rimanere turbata dalla modalità di richiesta di aiuto, cosa queste che già dopo poche ore dalla morte del campione, orario tra l’altro che non è ancora stato stabilito con certezza, ha suscitato molti dubbi su come e con chi Diego abbia passato le ultime ore della sua vita. Persino l’infermiere che era con lui, ha ritrattato la sua testimonianza, affermando prima che lo avrebbe visto ancora vivo, ma poi solo di averlo sentito muoversi da dietro la porta. Un mistero ancora irrisolto che aprirà la strada a molte indagini e forse ancora per qualche tempo Diego dovrà aspettare ad avere un po’ di pace.

Innumerevoli i ricordi e le celebrazioni nei confronti di Diego Armando Maradona d parte dei “potenti” del mondo. Declinati in varie sensibilità a seconda del luogo e del coinvolgimento, tutti hanno comunque avuto una peculiare attenzione a come Diego abbia saputo fondere l’aspetto calcistico a quello politico, sociale e, in definitiva, dell’immaginario. Che sia avvenuto consapevolmente o meno ormai poco importa: quel che conta è l’effetto che ha ottenuti sulla narrazione di sè. Da questo punto di vista è straordinariamente paradigmatico il tributo che ne ha tramandato il presidente francese Emmanuel Macron attraverso un comunicato (vi invitiamo a leggerlo interamente) pubblicato sul sito dell’Eliseo. Qui siamo purtroppo costretti alla sintesi che ha saputo coniugare magistralmente, e senza fronzoli retorici, gli ambiti sportivo, politico e culturale che ha racchiuso Maradona: “Il Presidente della Repubblica saluta questo indiscusso dominatore del pallone che i francesi hanno tanto amato. A tutti coloro che hanno risparmiato la paghetta per completare finalmente l’album Panini Mexico 1986 con la sua figurina, a tutti coloro che hanno cercato di negoziare con la propria compagna o col proprio compagno per battezzare il figlio Diego, ai suoi connazionali argentini, ai napoletani che hanno disegnato affreschi degni di Diego Rivera con la sua effigie, a tutti gli amanti del calcio, il Presidente della Repubblica rivolge le sue più sentite condoglianze. Diego rimane”.

Inghilterra lacerata

In bilico tra rancore e ammirazione, anche l’Inghilterra ha reso omaggio a Maradona, con gli “uomini della tribà del calcio” più inclini a perdonare lo sfregio del gol di mando del Mondiale 86 rispetto ai normali tifosi ancora, comprensibilmente, preda del sentimento revanscista. Così come è perfino legittima la reazione di Peter Shilton, portiere della Nazionale inglese all’Azteca: «Sono rattristato nell’apprendere della sua scomparsa in così giovane età. Diego è stato il più grande giocatore che abbia mai affrontato. Ma non mi piace il fatto che non si sia mai scusato per ciò che è successo». Altro che scusarsi: ne ha fatto un vanto costruendo su una marachella (un furto vero e proprio, a essere realisti) parte della sua iconografia. Ma il calcio concede a profusione queste patenti di impunità: alla gente piace così e non stiamo, che è meglio, a discutere sul perché. Non hanno brillato per originalità i giornali, dai tablid a quelli più seri, che hanno fatto copioso riferimento alle “mani di Dio”, mentre gli ex calciatori gli hanno reso omaggio (sempre di tribù si tratta): da Gary Lineker, capocannoniere di quel mondiale («Il miglior giocatore della mia generazione e probabilmente il più grande di tutti i tempi») a Gareth Southgate, ct della nazionale inglese, a Kevin Keegan: «Ho giocato contro di lui a Wembley quando aveva appena 20 anni. Non ho mai visto niente di simile su un campo di calcio». E poi, mischaindo passato e presente, David Beckham, Harry Kane, Marcus Rashford, l’ex Pallone d’oro Michael Owen. Rio Ferdinand, ex capitano della nazionale di Sua Maestà, ha postato alcune foto con Maradona: «Il mio eroe calcistico numero uno». Anche un sudamericano prestato alla Premier non ha fatto mancare la propria riflessione: Marcelo Bielsa, allenatore del Leeds: «E’ stato come un artista e tutti gli omaggi che ha ricevuto danno un’idea della dimensione della sua arte, basti pensare che ci sono più di 10 canzoni che gli sono state dedicate. Diego ci ha permesso di fantasticare come solo un idolo può fare. Ci ha fatto credere che quello che faceva lui potevamo farlo anche noi».
Particolare il ricordo di Paul Gascoigne che esalta, ovviamente, momenti di alterazione condivisa con Il Pibe: «Ricordo che prima di una partita di beneficenza ero alla ricerca di un accendino e vidi un ragazzo con un cappello che fumava un grosso sigaro, lo avvicinai e gli chiesi se poteva farmi accendere, si giro’ e vidi che era Diego Armando Maradona, iniziammo a ridere e a fumare insieme. Durante il volo ho bevuto un paio di drink e prima di entrare in campo dissi a Diego che ero un po’ alticcio, mi rispose di stare tranquillo, perché lo era anche lui. In campo poi ho dribblato 4 avversari e ho fatto gol, sono andato da lui e in italiano gli ho detto: “provaci tu”. Dissi la cosa sbagliata perché dopo fece cose incredibili, uno spettacolo, che magie, che giocatore fenomenale».

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