Come funziona Clubhouse applicazione: iscrizione, inviti e guida al social vocale

Si unirebbe a me per una conversazione su Clubhouse? Sarebbe un onore parlare con lei. Così l’uomo più ricco (e intraprendente!) del mondo, l’americano Elon Musk, ha invitato il premier russo Vladimir Putin a dialogare con lui sul più nuovo ed esclusivo dei social networt, Clubhouse, appunto.

E quanto sia interessante l’app basata solo sulla voce e sui dialoghi, ce lo fa capire la risposta del presidente, ex agente del Kgb che in passato ha definito Internet «un progetto della Cia». Uomo decisamente allergico ai social network, Putin ha fatto sapere tramite un portravoce che «…la proposta è naturalmente molto interessante.

Dobbiamo verificare, poi risponderemo». E se al momento non è dato sapere com’è andata a finire tra i due, resta il fatto che Clubhouse oggi è il luogo virtuale più ambito da vip e potenti. Lanciato nell’aprile 2020 in pieno lockdown dagli americani Paul Davison e Rohan Seth e disponibile solo per gli utenti Apple, il nuovo social è partito con una strategia superselettiva: vi si accede solo su inviti, distribuiti con il contagocce a vip americani come la conduttrice televisiva Oprah Winfrey, ad attori come Chris Rock, a popstar come Drake e miliardari come Marc Andreessen e il già citato Elon Musk.

I quali a loro volta hanno iniziato a invitare gli amici e gli amici degli amici, dando vita a un circolo parecchio esclusivo. Ecco perché tra i vip nostrani quelli presenti sull’app sono ancora pochi: Fiorello, Michelle Hunziker e la figlia Aurora, il rapper J. Ax, Levante, alcuni giornalisti e un gruppo di religiosi raccolti attorno al prete-Youtuber don Alberto Ravagnani. Gli utenti tuttavia sono in aumento al ritmo di mezzo milione al giorno, e il club si sta allargando grazie anche a inviti a pagamento (sulla piattaforma Unloved.com siamo a 45 euro).

Ma come funziona Clubhouse? Il nuovo social è basato sulla voce: niente foto o interventi scritti, . Per partecipare si apre una conversazione in una metaforica stanza (room), e si scelgono gli utenti a cui si vuole dare la parola (metodo che tra l’altro risparmia risse virtuali). Ma sulla stessa piattaforma si può anche semplicemente ascoltare voci altrui o musica: basta entrare nelle “stanze” che l’app propone, l’offerta è vastissima.

Si va da «politica estera» a un megacontenitore chiamato «arts» che include libri, moda, pittura e cucina. Il rischio? Che ai dialoghi ad alto livello si sostituisca il vecchio e caro chiacchiericcio. Già durante la crisi si poteva leggere un titolo come: “Draghi sarà il nuovo Monti?”, il cui sottotitolo era: “Sono solo in macchina, chi mi fa compagnia?”. Tanto che un utente ha commentato: «Questa app somiglia sempre di più al vecchio baracchino dei radioamatori». Sarà anche per questo che Putin è così diffidente?

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